La verità esiste, fatevene una ragione

Da Umberto Eco a Flores d’Arcais fino ai denigratori del Cassero si fa largo l’idea che la religione è causa di violenza e instabilità. E così si cerca, violentemente, di escluderla dal consesso civile

Cerimonia di consegna del Premio ''Medaglia d'oro alla cultura italiana in Argentina''Già da quel “lontano” 7 gennaio, era ritornata in auge, nelle parole di Umberto Eco, quella soffusa (ma neppure tanto) idea tipica di un certo mondo italico: per giungere alla pace, cioè all’assenza di conflitto, alla compresenza serena di culture diverse, è necessario ridurre l’influenza della religione. La religione è causa di instabilità, perché utilizza codici che non sono prettamente scienza, cioè prettamente misurabili. Dopo Charlie Hebdo, il fanatismo islamista era stato catalogato come uno degli effetti della religione. Come se sia la religione a generare l’odio, e non piuttosto la cattiveria umana che proprio dimentica la religione, cioè la presenza rilevante di una vita che non è controllabile con le “armi” umane.

Pochi giorni fa invece, lo stilista Domenico Dolce si è permesso di sostenere che la famiglia è “fatta” in un certo modo, e subito gli si sono scagliati contro i migliori hollywoodiani del pianeta. Motivo: basta con l’influenza della religione, della Chiesa, delle convinzioni tradizionali, ognuno faccia quel che vuole, perché pubblicamente non ci si può permettere di dire cosa fare agli altri. Insomma non esiste una verità. Anzi la pretesa di verità è fonte di conflitto. Invece l’assenza di verità è portatrice di rispetto, di tolleranza eccetera. Quanto di più falso si possa pensare, sapendo benissimo che dicendo che non esiste una verità, si vuole imporre la propria, senza mettersi alla ricerca della verità, ma nascondendosi dietro il presunto diritto della libertà a fare quel che ci pare.

Neanche 24 ore prima Flores d’Arcais, l’uomo dei dibattiti intellettuali “contro” Joseph Ratzinger (tremendamente persi in cui i suoi ragionamenti facevano acqua da tutte le parti, come una difesa dell’Inter qualunque) ha di nuovo teorizzato che la religione va cancellata dalla sfera pubblica (“cancellare Dio”), perché contraria alla democrazia. Contraria, in quanto, portatrice di una verità che pretende di essere misura della vita sociale e invece, a detta sua, è solo dotata di profonda irrazionalità. Insomma, la democrazia (dove tutti siamo uguali e quindi “dignitari” delle stesse cose), per essere tale deve mettere al bando una parte di coloro di cui si compone. Una democrazia, che per sua natura nasce con lo scopo dell’inclusività, si tramuterebbe per sua ragione d’essere, nella più feroce arma d’esclusione. Un totalitarismo, ben mascherato dalla presenza delle elezioni, del Parlamento, dei beni di consumo, ma volutamente svuotato dalla discussione sulla verità delle cose, cioè svuotato di quel senso delle cose verso cui ogni uomo si interroga («tutte le immagini portano scritto più in là» diceva Montale. Montale, non il proprio un classico donatore dell’8×1000). Lo scopo di Flores D’Arcais non è la religione genericamente intesa, bensì la Chiesa cattolica perché mai e poi mai abbiamo visto il nostro strapparsi le vesti, praticare scioperi della fame, per chiedere che in Cina vengano dati i diritti, che in alcune parti del Medio oriente si possa vivere senza velo o per le minoranze cristiane massacrate dal fondamentalismo.

E manco a farlo apposta, come fossero piccoli Flores d’Arcais de’ noantri, gli attivisti del Cassero (noto locale bolognese, simbolo dell’orgoglio LGTB) si sono profusi la scorsa settimana nella serata di disprezzo verso la religione cattolica, verso i suoi simboli e la sua Essenza, in nome di una libertà e di un progresso che si ritiene boicottato dai pensieri vaticani. Per esprimere se stessi, bisogna eliminare l’altro, distruggerlo, deriderlo, “cacciarlo” dalla democrazia. Nessuno spara, ammazza, uccide, eppure fan di tutto per denigrare un popolo, un diritto all’esistenza dignitosa e pari, che invece vorrebbero negare in nome di una presunta superiorità razionale.

La situazione è drammatica, per non dire, gravissima. Non appena per la Chiesa, che grazie al cielo non dipende dalle forme di governo, quanto per noi, per la nostra libertà e il futuro della nostra convivenza. Al bando vogliono mettere l’esistenza della verità delle cose, interrompendone la ricerca. Per questo, credenti o meno, dobbiamo interrogarci: cerchiamo ancora la verità della nostra esistenza comune?

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