«La Svizzera è diventata la più grande azienda lombarda. Se non si abbassano le tasse sul lavoro sarà sempre peggio»

Intervista a Gigi Petteni, segretario generale di Cisl Lombardia: «Già 60 mila lavoratori lavorano oltre confine come frontalieri. Perché lo fanno? Gli conviene, pagano meno tasse»

Negli ultimi anni la «più grande azienda» lombarda è diventata «la Svizzera». Il Ticino, infatti, dà lavoro a circa 60 mila frontalieri che ogni mattina «oltrepassano il confine e ritornano a casa la sera». Così Gigi Petteni, segretario generale di Cisl Lombardia, commenta a tempi.it gli effetti della crisi in Lombardia. E se a Roma il governo non tornerà presto a fare «politiche industriali» e non «abbasserà le tasse sul lavoro», le cose peggioreranno ancora.

Chi paga il prezzo più alto della crisi?
È la manifattura il settore dove si è perso il maggior numero di posti di lavoro. Anche il recente censimento dell’Istat l’ha messo in luce. Non possiamo più permetterci di essere così “sportivi” con quello che è da sempre il cuore produttivo della Lombardia. A fine anno, infatti, il saldo complessivo tra nuovi assunti e rapporti cessati sarà negativo per 40 mila unità. E c’è di peggio.

Cioè?
La crisi della manifattura ha trascinato a valle diverse imprese coinvolte nella filiera, comprese quelle del settore dei servizi. Così si erode la capacità di reddito delle famiglie e i consumi calano. Questo a sua volta ha aggravato la crisi del commercio e delle altre attività terziarie, come il turismo.

Cosa dovrebbe fare il governo?
Sicuramente andrebbero abbassate le tasse sul lavoro ed è quello che proponiamo di fare con la legge di stabilità. C’è anche bisogno di serie politiche industriali per ricreare i posti di lavoro persi. Ma, soprattutto, in un momento così delicato, servono interventi mirati per tamponare le emergenze.

Quali emergenze?
Prima di tutto quella della disoccupazione giovanile che in Lombardia ha superato il 20 per cento. I giovani, infatti, sono la categoria più penalizzata perché si sono trovati dall’oggi al domani senza la possibilità di vedere convertiti i loro contratti (a tempo, in sostituzione, interinali) in rapporti di lavoro stabili. Ci sono poi i cinquantenni che sono stati espulsi dal ciclo del lavoro e faticano a rientrare. In questi casi non è vero che gli incentivi ad assumere non servono. Anzi, è vero il contrario.

Il bonus per l’assunzione di giovani apprendisti under 30 è inseguito soprattutto in Lombardia con oltre 1.400 richieste su 8 mila in tutt’Italia.
Le richieste sono molte, è vero. Ma la preoccupazione è infinita tra le imprese. L’apprendistato infatti non decolla. Il governo deve intervenire perché chi vuole assumere possa farlo senza passare attraverso la burocrazia che blocca tutto.

Voi cosa proponete per risolvere questa situazione?
La Cisl si sta impegnando per proporre alle imprese lombarde di sottoscrivere accordi per favorire la staffetta generazionale: offriamo la possibilità a chi è vicino alla pensione di lavorare part time ma godendo di una copertura contributiva piena, a patto che l’azienda assuma un giovane. Non sarà il “Piano Marshall” del lavoro, ma è pur sempre qualcosa.

Il futuro però non sembra roseo.
Se non cambia niente le nostre aziende andranno tutte in Svizzera e all’estero. Sono già 60 mila i lavoratori lombardi che la mattina oltrepassano il confine per rientrare la sera. Perché lo fanno? Perché gli conviene, pagano meno tasse. Occorre aggredire tutti quei fattori che non aiutano le imprese a lavorare in Italia, curare meglio il turismo, sfruttare l’Expo… Insomma dobbiamo sforzarci di non perdere il nostro know how e offrire possibilità di impiego, contribuendo alla creazione della ricchezza.