La Spagna se la passa molto peggio dell’Italia (merito di Zapatero)

Chi se la passa meglio, l’Italia o la Spagna? Analizzando i parametri del debito pubblico, del sistema del credito e dell’indebitamento delle imprese si scopre che l’ago della bilancia pende pesantemente dalla parte della penisola iberica, che deve anche fare i conti con un’incidenza del debito totale sul Pil del 390 per cento.

Chi sta peggio, l’Italia o la Spagna? Alla domanda si potrebbe rispondere così: lo spread Btp batte lo spread Bones (titoli di stato spagnoli) di 4 punti base. La discesa dei differenziali sui titoli di stato a dieci anni rispetto alla Germania è molto più accelerata in Italia; si prendano come riferimento i dati pre-Governo Monti, dove i rendimenti dei nostri Btp superavano i sette punti percentuali, mentre i Bones spagnoli si mantenevano sotto il 6%. La situazione ad oggi vede una sostanziale parità dei rendimenti che si attesta intorno al cinque per cento. Cercare di esprimere sinteticamente i due risultati non è semplice a causa della moltitudine di elementi in gioco.

Primo fra tutti: il debito pubblico. Se si considerasse solo questo elemento i dati appena menzionati non avrebbero senso, perché l’indicatore che rapporta il debito pubblico con il prodotto interno lordo dà ragione alla Spagna che registra un 71% contro un 120% italiano. Lo stato di salute di una nazione non dipende solo dalle dimensioni del debito pubblico. Bisogna osservare il sistema finanziario, il livello di debito e ricchezza delle famiglie e la capacità delle imprese di generare ricchezza, nonché il loro stato d’indebitamento. Il nervo scoperto per la Spagna riguarda il sistema del credito. La politica economica zapateriana ha speculato in modo irreversibile sul mercato immobiliare creando una bolla i cui effetti sono ancora presenti in modo massiccio nei bilanci delle banche. Come rileva giustamente il Sole 24ore, l’esposizione delle banche verso il settore immobiliare vale 338 miliardi di euro, ma la metà di questo ammontare sarà di difficile riscossione. Si tratta delle cosiddette sofferenze bancarie che a seconda del livello di rischio, indicano la probabilità che si realizzi per la banca una perdita. L’ammontare aleatorio è vicino ai 180 miliardi di euro: quasi un sesto dei capitali prestati dalla Bce in tutto il sistema europeo.

Come stanno le imprese? Peggio che in Italia. La realtà produttiva iberica è più indebitata della nostra, tant’è che il rapporto tra il debito delle imprese sul Pil è al 120% a fronte del 90% italiano; tale dato per entrambe le nazioni è aggravato da una previsione di decrescita per il 2012 del 1%  in Spagna e 1,3% in Italia, ma esistono previsioni più negative per i sudditi di Juan Carlos fino al 1,7 per cento. Le difficoltà delle imprese si ripercuotono direttamente sulle famiglie, si prenda come riferimento il tasso di disoccupazione: 23,3%. A gennaio nel 2011 lo stesso indicatore segnava un 20,6%. In Italia la disoccupazione è al 9,2 %: dato sotto la media di Eurolandia che è al 10,7%. Se si comparano interamente i due paesi e non solo il debito pubblico, il sistema spagnolo non ne viene fuori vincitore, anzi il dato globale è che l’incidenza del debito totale sul Pil è in spagna al 390%, mentre in Italia al 330%. Si capisce perchè lo spread in Spagna e diventato più alto che in Italia?
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