La resistenza sovranista dei vescovi del Kenya al super summit Onu pro aborto

Alla vigilia dall’evento Onu a Nairobi per celebrare “salute e diritti sessuali e riproduttivi”, i vescovi chiedono la «difesa dei nostri confini» dalla colonizzazione ideologica

Attesa per la visita di papa Francesco in una scuola cattolica a Nairobi, Kenya

Non è piaciuta ai vescovi del Kenya l’agenda stabilita dall’Onu per il grande summit in programma a Nairobi per questa settimana (12-14 novembre). Come racconta un articolo della Catholic News Agency, l’evento, promosso dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione e dai governi del Kenya e della Danimarca, sarà incentrato su 5 temi, tra i quali ne spiccano due che secondo i pastori della Chiesa cattolica locale stonano parecchio rispetto alla sensibilità dei popoli africani: “Accesso universale alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi garantito dalla copertura sanitaria universale” e “Sostenere il diritto alla salute sessuale e riproduttiva anche nei contesti umanitari e delicati”.

Sono temi che «distruggono la nostra cultura della vita», commenta ad Aci Africa monsignor Alfred Rotich, vescovo emerito dell’ordinariato militare del Kenya e capo dell’ufficio per la vita familiare della conferenza episcopale del paese. Del resto l’evento Onu è proposto in occasione del 25esimo anniversario della Conferenza del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo, che nel 1994 diede un impulso determinante a livello mondiale in materia di “salute riproduttiva” (leggi: controllo delle nascite attraverso aborto e contraccezione).

TEMI «DISTRUTTIVI»

Sono temi che «distruggono la nostra cultura della vita», commenta ad Aci Africa monsignor Alfred Rotich, vescovo emerito dell’ordinariato militare del Kenya e capo dell’ufficio per la vita familiare della conferenza episcopale del paese. Del resto l’evento Onu è proposto in occasione del 25esimo anniversario della Conferenza del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo, che nel 1994 diede un impulso determinante a livello mondiale in materia di “salute riproduttiva” (leggi: controllo delle nascite attraverso aborto e contraccezione).

«ABBIAMO DEI VALORI»

Monsignor Rotich è durissimo: «Parteciperanno circa 10 mila persone e sappiamo che cosa vengono a fare qui, non sono a favore della vita, sono 10 mila abortisti. Vengono qui per sostenere una politica sbagliata». Il vescovo si dice sorpreso che lo stesso governo del Kenya abbia offerto ospitalità alla manifestazione: «La osserviamo dal punto di vista africano e chiediamo alla nazione nella persona del suo presidente: non abbiamo dei valori?».

«DIFENDIAMO I NOSTRI CONFINI»

Rotich avverte il Nairobi Summit come una vera e propria ingerenza nella vita del popolo keniano. «Dobbiamo difendere i nostri confini», dice. E per confini intende «la vita di questo paese – oggi e in futuro». Nelle parole del presule si avverte l’eco delle ripetute denunce di papa Francesco contro le campagne di «colonizzazione ideologica» nei confronti dei paesi in via di sviluppo: «Che cosa dice la nostra Costituzione riguardo al rispetto per Dio?», domanda il monsignore. «E qual è l’interpretazione che le diamo in quanto nazione indipendente e sovrana? Ci rendiamo conto del nemico che interferisce di continuo con la nostra tradizione e cultura di tutela della vita?».

«NON È LA PRIMA VOLTA»

Si rivolge al presidente Uhuru Kenyatta anche Martin Kivuva, arcivescovo di Mombasa, che a sua volta giudica l’agenda del summit Onu «inaccettabile». Dice monsignor Kivuva: «Attenzione signor presidente, questi sono temi da cui dovrebbe guardarsi. Dobbiamo dire di no, non possiamo accettarli». L’arcivescovo di Mombasa sospetta che gli organizzatori dell’evento intendano promuovere un’«agenda segreta», «non è la prima volta che ci provano».

«IN EUROPA CRESCITA ZERO»

Nel merito di questi obiettivi non dichiarati, Kivuva ha forti obiezioni: «Si tenga presente che per lo più si tratta di riduzione della popolazione. In Europa c’è la crescita zero e vengono a dire a noi che siamo tanti. Ci dicono che siamo poveri perché siamo tanti. È una bugia! Siamo poveri perché loro hanno preso e e prendono ancora le nostre risorse. Guardate la Repubblica democratica del Congo: con tutti i minerali che ha dovrebbe essere un paese ricchissimo».

Foto Ansa