La procura chiede nove mesi per Grillo. I No Tav parlano di “teatrino giudiziario”

Notizia nella notizia è la presa di distanza, dopo la stretta della morsa contro M5S e No Tav, da parte de “Il Fatto” dalla tradizionale collocazione nel “partito delle procure”.

Il movimento No Tav parla apertamente di criminalizzazione del dissenso e di “teatrino giudiziario”. A riaccendere lo scontro con la magistratura subalterna è la richiesta, da parte della Procura, di nove mesi di reclusione per Alberto Perino e Beppe Grillo. Richiesta avanzata al termine di un processo legato a una manifestazione No Tav in Valle di Susa. I pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino contestano al leader del Movimento Cinque Stelle e a quello dei trenocrociati  di aver violato i sigilli della baita-presidio Clarea a Chiomonte.
Grillo, che del fiancheggiamento alla lotta contro la Torino-Lione ha fatto un segno distintivo, era salito in Valle di Susa il 5 dicembre 2010 per partecipare a una manifestazione dei No Tav. Davanti alla baita ancora in costruzione (a cui erano stati posti i sigilli) improvvisò un breve comizio e si fece accompagnare all’interno della struttura. Di fatto violando il divieto di ingresso.
La notizia della richiesta di condanna ha assunto un ulteriore rilievo perché giunta in contemporanea con l’annuncio dell’indagine, a seguito dell’esposto del parlamentare Pd Fausto Raciti, per “istigazione di militari a disobbedire alle leggi” a carico del leader pentastellato.
Notizia nella notizia è la presa di distanza, dopo la stretta della morsa contro M5S e No Tav, da parte de “Il Fatto” dalla tradizionale collocazione nel “partito delle procure”. In singolare assonanza di critica con i fogli della destra berlusconiana.