La polizia ci spiega perché in Italia è impossibile impedire a un black bloc di scassare tutto

Dopo i danni dei No Expo a Milano, intervista a Felice Romano, segretario nazionale del Siulp. Che lamenta la paralisi normativa e operativa seguita al G8 di Genova, ma a sorpresa rivela: «Questa volta i teppisti hanno fallito»

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Dopo l’udienza di convalida del fermo davanti al giudice per le indagini preliminari di Milano, il difensore di Pasquale Davide, elettricista 32enne di Alessandria fermato durante il caos del corteo dell’1 maggio, ha raccontato ai giornalisti la difesa del suo assistito: «Ha spiegato di aver solo raccolto un bullone e di averlo gettato subito a terra, e di essersi coperto il volto con la felpa per ripararsi dal fumo dei lacrimogeni. Non è contrario a Expo». Parole che ricordano, non troppo da lontano, quelle usate da tre tedeschi, fermati il 29 aprile, dalla Digos. Sul furgone avevano 58 bombolette spray e passamontagna. Si sono difesi così: «Siamo degli artisti, siamo venuti in Italia come writers, per disegnare qualcosa in un luogo ovviamente consentito». Unica misura che la Digos ha potuto applicare nei loro confronti: la consegna di un semplice foglio di via. Felice Romano, segretario nazionale del sindacato di polizia Siulp, spiega a tempi.it come sia stato possibile.

Tra il 28 aprile e il 30, la Digos a Milano ha compiuto varie retate, recuperando bastoni, maschere antigas, bombe carta, martelli da scasso e identificando vari esponenti della galassia black bloc, sia italiani che stranieri. Ma gli italiani non sono stati né fermati né arrestati, perché la legge non lo consente. È vero che anche gli stranieri fermati sono stati rilasciati poche ore dopo? Com’è stato possibile?
Per gli stranieri la Digos ha potuto chiedere il decreto di espulsione, che però non è mai stato convalidato dai giudici. E in questi fatti sta emergendo il problema centrale di tutta l’attività preventiva che stiamo svolgendo da anni.

Quale problema?
Dopo il G8 di Genova e quello che è accaduto per colpa di pochi elementi della polizia, che evidentemente non hanno agito in modo corretto, le forze dell’ordine italiane in questi anni hanno cercato di correggere tutti gli errori commessi in quell’occasione. Intanto però la normativa in materia di cortei e manifestazioni è rimasta bloccata al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che risale al 1931.

Un testo non proprio “attuale”.
Ovviamente no. Parliamo di una legge che era in vigore al tempo in cui vigeva ancora il codice Rocco, con una legislazione penale dura che ovviamente dava molto potere alle forze di polizia e con processi fortemente accusatori. Giustamente il codice oggi prevede un processo diverso e più equo. Ma in materia di ordine pubblico è rimasto lo stesso. Le attuali norme prevedono l’obbligo, in capo agli organizzatori di un corteo, di dare preavviso all’autorità di pubblica sicurezza, come il questore. Questi a sua volta ha la facoltà di imporre delle prescrizioni in ragione del tipo di protesta, della giornata e del contesto: se ad esempio viene organizzato un raduno di naziskin il 25 aprile, il questore ha tutta la facoltà di negare l’autorizzazione. Ma una volta che il questore rilascia le prescrizioni, non esiste un reato specifico per il comportamento che si configura nella manifestazione, ad eccezione del divieto di indossare caschi o elementi che non permettano l’identificazione.

Nemmeno nel caso di una devastazione come quella messa in atto a Milano?
Nemmeno in quel caso. Persino il reato che ora i magistrati vogliono perseguire, il saccheggio, è infatti ancora tutto da dimostrare.

E ciò vale anche per le devastazioni messe in atto in altre occasioni, come per gli hooligans olandesi che devastarono la Barcaccia di Piazza di Spagna?
Certo. Infatti anche allora i pochi hooligans fermati vennero poco dopo rilasciati, perché non furono colti in flagranza di reato.

Se si crea il caos come hanno fatto i black bloc, cosa si rischia esattamente a rigore di legge?
Se si organizza una manifestazione e si lascia partecipare l’orda di delinquenti che si è vista a Milano, al massimo si risponde per il mancato rispetto delle prescrizioni del questore, con una multa di 516 euro.

Non è certo un gran deterrente.
Esatto. Oggi tutti si meravigliano di ciò che è accaduto a Milano, ma noi lo viviamo tutte le volte che c’è una manifestazione. Solo che questa volta, siccome l’apparato d’intelligence ha funzionato – a differenza di ciò che dice anche qualche collega io credo che l’antiterrorismo italiano sia un’eccellenza – noi avevamo già prima del corteo il quadro completo di chi sarebbe arrivato, dove si sarebbe fermato e quali obiettivi aveva. E l’obiettivo dei black bloc era quello di creare tafferugli per costringere le nostre forze di polizia a caricare, in modo che tutto il corteo entrasse nel panico e che il cordone che noi avevamo creato nelle strade laterali si spostasse consentendo loro di raggiungere altri due obiettivi principali e simbolici, la Scala e piazza Affari. Ma proprio perché conosceva questi obiettivi, la polizia ha deciso come danno “minore” di non andare alla carica in nessun caso. Un dirigente di commissariato è stato preso a bastonate da dodici black bloc: un fatto che è la dimostrazione del fallimento dei loro piani.

no-expo-milano-black-bloc-sequestro-ansaHa detto fallimento?
I black bloc – lo dico sulla scorta dei miei 33 anni di servizio nella polizia – l’1 maggio hanno fallito per due volte. Non sono riusciti a raggiungere i luoghi simbolo a cui miravano e sono apparsi, persino davanti ai detrattori delle forze dell’ordine, per ciò che sono realmente.

Se non è previsto un reato specifico per ciò che è avvenuto, anche chi è stato fermato l’1 maggio ora potrebbe essere rilasciato?
Sì, il rischio è fondato. Il giudice per le indagini preliminari non può attribuire il caos, le vetrine distrutte, le urla della panificatrice con il negozio devastato, per forza ai fermati di sabato, perché in Italia giustamente la responsabilità penale è personale, e si può rispondere di un delitto solo davanti a una prova certa, come un filmato, una testimonianza, la flagranza. Oggi perciò le forze dell’ordine chiedono un tavolo comune con il governo: chiediamo che gli errori di pochi non fermino il lavoro di tutti. Non si può fermare la violenza senza utilizzare la forza. Ci abbiamo provato a fermare queste violenze con il pensiero o offrendo fiori, ma non si riesce. Ecco, noi chiediamo solo che sia autorizzata una forza adeguata, non eccessiva, che consenta in una frazione di secondo di fermare le molotov. Per quale motivo, se un tizio parte dalla Germania alla volta di Milano e la Digos lo becca con martelli antiscasso e maschere antigas, quel tizio non può essere fermato e arrestato in mancanza di un reato specifico? Non è possibile nemmeno fare arresti differiti sotto il vaglio della magistratura, come avviene per gli stadi? Il ministro Angelino Alfano, che a noi parla da parte del governo, ha detto che di questa necessità si discuterà. Noi rivendichiamo solo la tutela della democrazia e dei cittadini, con regole chiare ma anche con sanzioni chiare.

Foto Ansa