«La natura della famiglia è di per sé politica, tanto che è la prima cellula della società»

Giampaolo Cottini (Sidef) presenta il testo “Famiglia: desiderio, identità, diritti”, distribuito al Meeting di Rimini «per diffondere la nostra esperienza»

Il Sidef (Sindacato delle famiglie) sta presentando al Meeting di Rimini un nuovo documento intitolato “Famiglia: desiderio, identità, diritti. Per un’esperienza familiare volta al Bene della persona e della società”. Con questo testo, spiega a tempi.it Giampaolo Cottini, del direttivo e fra i primi militanti del Sidef, vogliono rispondere alla «sfida epocale della rivendicazione dei desideri del singolo come diritti, a prescindere dalla loro bontà e ripercussione sul bene comune».

Cottini, come mai avete scelto questo titolo?
Le problematiche sollevate dalle coppie di fatto e dall’ideologia gender hanno portato alla ribalta delle questioni cui non abbiamo voluto sottrarci. Non possiamo lasciare correre solo perché il consenso generale spinge con forza verso la loro approvazione. Anche se, rispetto al passato, la “battaglia” non è più giocata su un piano morale, ma “pragmatico”.

Cosa intende?
Ad esempio, si dice che le coppie di persone con tendenze omosessuali debbano essere riconosciute non tanto per una questione etica, ma solo perché esistono. Ci sono con i loro desideri e solo per questo vanno equiparate alla famiglia, senza nemmeno chiedersi se questo abbia o meno delle implicazioni e quali. Ma noi non possiamo fare una battaglia discutendo sulla definizione di famiglia da contrapporre a ciò che famiglia non è; dobbiamo invece far conoscere la nostra esperienza di vita buona, un’esperienza, quella della comunione fra uomo e donna, che serve a tutta la comunità e che, in quanto utile a tutti, deve essere supportata dallo Stato.

Quindi il documento…
Il documento serve a mostrare a tutti come vivono le famiglie del Sidef e a incontrarne altre: è un invito a conoscerci e condividere la nostra esperienza. Proponiamo innanzitutto un’amicizia, che poi arriva anche alle conseguenze più strettamente sindacali. È certamente un lavoro maggiore, ma è necessario e urgente recuperare e sperimentare la verità ultima sulla natura relazionale dell’essere umano, come descritta nel documento, che nasce da un legame preciso: dalla relazione originaria uomo-donna da cui tutto il mondo ha origine.

Può spiegarci di che esperienza si tratta?
Siamo presenti in molte città d’Italia in gruppi di famiglie. Abbiamo dei momenti di condivisione: si va dalla discussione su come educare i figli, alla scelta della scuola, fino alla spesa fatta insieme, alle vacanze in comune e ai turni per portare i bambini a scuola. Ci domandiamo anche come collaborare con le scuole dei nostri figli, per far percepire la nostra presenza come un servizio e un aiuto. Ad esempio, quando è uscito il modulo di iscrizione scolastico, dove invece che “padre” e “madre” si parlava di “genitore 1” e “genitore 2”, ci siamo posti chiedendo che il nostro valore fosse riconosciuto e non rinchiuso dentro uno schema che non ci appartiene.

Il mondo, però, va in direzione opposta. Che utilità ha la vostra esperienza e testimonianza?
Non si può vivere la famiglia solo privatisticamente, pena snaturarla. La natura della famiglia è di per sé politica, tanto che è la prima cellula della società. In essa, come descritto nel documento, si impara il valore del dialogo fra le generazioni, si impara che non si è soli, ma sopratutto che la mia realizzazione non è impedita, bensì raggiunta nel vincolo con il diverso che vive accanto a me. Se la famiglia si chiude in se stessa, si ammala. Ecco l’importanza di domandare che sia riconosciuta la libertà di educazione: come si fa, infatti, a creare una relazione buona all’interno delle famiglia se non c’è possibilità di educare ad essa chi la compone? Per questo l’ultima parte del documento parla di equità fiscale, di diritto alla vita e dell’educazione dei figli. Non solo per noi, ma per il bene di tutti e quindi anche per il nostro.