La libertà di educazione è un diritto costituzionale

Di Peppino Zola
27 Giugno 2025
Lettera e appello di associazioni perché si renda effettivo ciò che previsto dall'articolo 30 della nostra Carta
(Ansa)
(Ansa)

Evidentemente, le miti e pazienti famiglie, tutte dedite a compiere eroicamente e quotidianamente il proprio dovere, stanno perdendo proprio la pazienza, se arrivano a lanciare pubblicamente un appello affinché, in Italia, venga finalmente permesso alle famiglie stesse di compiere il proprio dovere di provvedere liberamente all’istruzione ed all’educazione dei propri figli. Probabilmente, questo appello risulterà sorprendente e incomprensibile a molti. Ciò avviene perché la cultura dominante ed il pensiero politico conseguente hanno imposto l’assoluto silenzio, in questi quasi ottant’anni, sul contenuto dell’articolo 30 della Costituzione, il quale stabilisce, senza ombra di equivoco, che il diritto ad istruire ed educare i figli spetta ai genitori (e solo a loro). Nel tempo in cui non si fa che parlare di “diritti” di tutti i tipi (fino, talora, ad arrivare al ridicolo; in altri casi al tragico), l’unico DIRITTO di cui non si parla mai è proprio quello riconosciuto alle famiglie di educare. In questo clima di silenzio e di censura, nulla è stato fatto per permettere a TUTTE le famiglie di esercitare il proprio diritto.

Oggi, solo le famiglie ricche riescono a scegliere la scuola più adatta per i propri figli, in quanto sono in grado di pagare le rette che le scuole paritarie sono costrette ad imporre. Alle famiglie povere ciò è impedito, il che costituisce un grave delitto costituzionale. Da varie parti si proclama a parole la tutela dei poveri, ma purtroppo pochissimi denunciano la discriminazione educativa operata nei confronti delle famiglie del ceto medio e di quelle definite come povere. Da questo punto di vista è sacrosanta la denuncia operata dalle associazioni che hanno sottoscritto un appello che riguarda milioni di famiglie.

Tutto ciò è molto grave, perché, oggi come oggi, l’emergenza più grave che il nostro Paese sta vivendo, insieme a tutto l’Occidente, è proprio quella educativa, come ci evidenziano anche le tragiche notizie che ci vengono comunicate ogni giorno. Tale emergenza è causata dalla concezione relativista che ci sta invadendo; questa concezione impedisce agli adulti di avanzare proposte che coinvolgano i giovani in ipotesi di vita positive. Questa crisi è stata paradossalmente accentuata da un pensiero che delega soprattutto allo Stato ogni iniziativa educativa.

Anche la famiglia, purtroppo, è stata, a poco a poco, nel corso degli anni, convinta in questa direzione, dimenticando così, essa stessa, la sua primaria e insostituibile responsabilità, che si sostanzia nel dovere di educare ed istruire i figli, ma anche del diritto a svolgere liberamente questo suo compito. Anche sotto questo profilo, è giunta l’ora che la Repubblica (articolo 31 della Costituzione) aiuti la famiglia ad uscire dal proprio letargo, eliminando gli ostacoli economici che impediscono a tante (troppe) famiglie di svolgere il proprio compito. Si tratta primariamente di un diritto della famiglia, non della scuola.

L’appello individua nel BUONO SCUOLA lo strumento più adatto ad aiutare le famiglie: una sorta di voucher che la famiglia può consegnare alla scuola preferita. Così, effettivamente, ci sarebbe assoluta parità tra famiglie ricche e povere. Questa parità si traferirebbe, naturalmente, anche tra i diversi tipi di scuole, invitate, così, ad una sana concorrenza.

A me sembra che la richiesta contenuta nell’appello delle associazioni apra un tema profondamente giusto in sé, ma anche profondamento opportuno dal punto di vista democratico, in quanto non c’è vera democrazia se non viene riconosciuto concretamente alle famiglie il diritto ad educare i figli. La concezione statalista dell’educazione è propria dei regimi totalitari.

Un domanda: vedo che in poche settimane si sono trovati milioni di euro per comprare più carri armati e più aerei da combattimento: possibile che non si possano trovare qualche centinaia di migliaia di euro per una grande riforma di libertà, che magari, più delle armi, favorirebbe una vera pace?

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La libertà di educazione è un diritto costituzionale
25 giugno 2025.

NOI, associazioni da sempre impegnate nel difendere e nel promuovere le prerogative delle famiglie e, in particolare, il loro primato nell’educazione, intendiamo lanciare un appello a tutte le istituzioni competenti affinché intervengano a favore della realtà che costituisce la base dell’intera società. Si tratta di un appello per la LIBERTA’.

Come abbiamo approfondito nel Convegno tenuto a Milano il 24 marzo scorso in Regione Lombardia:

L’articolo 30 della Costituzione italiana stabilisce che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.

L’articolo 31 chiede alla Repubblica di agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi”, in coerenza con l’articolo 3, il quale afferma perentoriamente che è “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …”.

L’articolo 34, poi, stabilisce che l’istruzione deve essere impartita gratuitamente per almeno 8 anni, mentre l’articolo 118 afferma che per le iniziative di interesse generale occorre attenersi al principio di sussidiarietà.

La nostra legge fondamentale, cioè, indica che il diritto all’educazione ed all’istruzione spetta alla famiglia (e solo ad essa) e configura quale DIRITTO COSTITUZIONALE il diritto dei genitori alla libera scelta educativa.

Dobbiamo, purtroppo, denunciare che, malgrado quanto stabilito dalla Costituzione e dalla legge 62/2000 che ha introdotto la possibilità di esercitare tale diritto costituzionale presso l’unico Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione di cui fa parte a pieno titolo la scuola paritaria, pochissimo è stato fatto. I genitori italiani possono iscrivere gratuitamente i propri figli alla scuola statale, ma se desiderano scegliere una scuola paritaria (peraltro considerata “pubblica” dalla legge voluta dal Ministro Berlinguer) devono pagare una “retta”, che non tutti possono permettersi. Il non rimuovere l’ostacolo di natura economica che impedisce loro di esercitare il diritto alla libera scelta è una palese violazione del dettato costituzionale.
A quasi ottant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, contrariamente a quanto avviene in tanti Paesi europei, vi sono ancora ostacoli di tipo ideologico che ne impediscono l’attuazione, ostacoli che provengono da molti settori dei partiti, dei sindacati, della società civile. Crediamo che sia giunta l’ora che il Governo abbia il coraggio di affrontare alla radice questo problema con un approccio diverso, stanziando risorse, nella prossima legge finanziaria, che permettano ai cittadini di esercitare un loro diritto costituzionale, come è avvenuto per la sanità in base all’articolo 32 e per il lavoro in base all’articolo 35 della Costituzione.

Riteniamo che lo strumento più appropriato per rimuovere gli ostacoli di natura economica e permettere alle famiglie di esercitare il loro diritto alla libera scelta educativa sia il buono scuola nazionale, una modalità già utilizzata in alcune Regioni con esiti concreti e positivi. E con costi compatibili con l’attuale situazione economica.

Si tratta di sostenere la famiglia come tale, affinché possa esercitare liberamente uno dei suoi compiti fondamentali, utile per l’intera società: un sostegno che non solo aiuterebbe concretamente la famiglia (oggi in seria difficoltà), ma, valorizzando il pluralismo educativo, rafforzerebbe anche l’intero sistema scolastico, in un sano e costruttivo confronto, senza il quale anche la democrazia subirebbe un grave vulnus.

Age – Faes – Agesc – Associazione Nonni 2.0 – Articolo 26 – Associazione Non si tocca la famiglia – Generazione Famiglia – Moige

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