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La gaia scienza e il vaccino dell’anima

maggio 22, 2017 Alessandro Giuli

Ben venga, nel caso del papilloma virus, una profilassi preventiva obbligatoria. Ma può non bastare sul piano sanitario; e non soddisfa su quello educativo

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Che c’è di peggio d’una superstizione? Due superstizioni, due cattive metafisiche in conflitto tra loro nel contendersi il primato della verità. Da queste parti abbiamo una certa fiducia nella scienza medica, sosteniamo che vaccinarsi è necessario, magari non sempre bello (effetti collaterali) ma in fondo giusto. Vale per il corredo delle classiche malattie esantematiche e no, dal morbillo alla meningite. E il vaccino contro il papilloma virus? Pure, anche se con qualche dubbio epistemologico, procedurale, morale perfino. Ripeto: la risposta è sì ai vaccini, perché il principio di precauzione è il migliore amico dell’uomo (dopo il cane). Ma ci sono dei ma e vanno rivendicati con la forza del dubbio metodico, perché la ricerca nasce dal dubbio, non dall’assolutizzazione del dato di fatto ma dal concetto di perfettibilità che sopravanza l’illusione tetragona della raggiunta perfezione.

In termini meno astratti: quando uno scienziato dice che c’è qualcosa di complementare se non di alternativo a un vaccino (pap test ciclico di massa, non una preghiera alla Madre Terra), ha senso o no ascoltarlo e offrire cittadinanza al suo punto di vista? Secondo noi sì, foss’anche per ricavarne una pessima idea e contrastarlo. È fin banale, ma siamo sicuri di non esserci perduti anche la ragion banale lungo la via degli assoluti? Ho il sospetto che la reductio ad stregonem cui vengono sottoposte alcune vedute scientifiche concorrenti a quelle in voga, assimilandole appunto al chiasso sconclusionato e doloso degli pseudo medici in odore di 5 Stelle, rappresenti l’ultima incarnazione della polizia del pensiero già vista all’opera con la caccia alle streghe genderista. Il pregiudizio antiscientifico e lo scientismo a una dimensione, oggi, pari sono.

C’è poi da ricordare che l’uomo e la donna non sono soltanto materia vile, non tutti almeno: vibra il nostro soffio vitale chiamato anima, riluce come scintilla celeste dell’infinito il nostro spirito. Noi ippocratici la pensiamo così, e la psicanalisi (Hillman) e la fisica buon ultime (dai quanta in poi) ci vengono dietro ormai da qualche decennio. Sicché ben venga, nel caso del papilloma virus per esempio, una profilassi preventiva obbligatoria. Ma può non bastare, scientificamente; e non soddisfa sul piano, diciamo così, più immateriale. Occorre invece intendersi su quel sovrappiù che mai potrà originare dal basso della carne. Si chiama pedagogia, educazione famigliare, senso morale inteso come fossile vivente del costume avìto (mos maiorum). In nome di questo principio vorremmo che la cosa pubblica, oltre al nostro foro interiore e domestico, riconoscesse davanti ai preadolescenti che le relazioni erotiche e sentimentali umane non possono essere derubricate a un annusarsi di cani appena svezzati, vaccinati dal veterinario e magari, fra breve, anche col microchip sottopelle. Pena il restare vittime di un biologismo automatico, ottuso, inquisitorio, promiscuo e indistinto che imbestia. Per centrare questo punto, occorre osare ancora: assumere il punto di vista della famiglia naturale, uomo e donna in quanto poli complementari di un gioco cosmico, come base sulla quale innestare la forza che mòve il Sole e l’altre stelle, Amor.

Foto Ansa

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