La Francia vuole un islam di Stato politicamente corretto, ma «non si fabbrica una religione per legge»

Il cardinale arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois contro le ultime proposte del governo Hollande: «Noi non siamo gli ausiliari religiosi della République»

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andré-vingt-troisSarà anche vero che «lo Stato francese non cercherà mai di controllare una religione», come precisato martedì da Manuel Valls, ma quello che il premier francese ha in mente di fare con il credo dei musulmani, assomiglia molto a un islam di Stato. «Non si fabbrica una religione per via amministrativa», commenta scettico a La Croix André Vingt-Trois, cardinale arcivescovo di Parigi.

«ISLAM DI FRANCIA». Dopo aver accusato l’estrema destra di causare indirettamente la crescita del terrorismo islamico, Valls ha proposto martedì di aumentare i corsi in università sull’islam e di formare i futuri imam del paese, che dovranno parlare francese, per strapparli a influenze esterne. Tutto questo verrà discusso nel «gruppo di dialogo» che, come annunciato la settimana scorsa, sarà messo in piedi «entro l’estate» e al quale parteciperanno membri in rappresentanza dello Stato francese e «imam, intellettuali rappresentativi di un islam moderato e tollerante». Poiché il governo francese ritiene che «islam e République» siano «compatibili», è necessario che si sviluppi «un islam di Francia» che «rispetti rigorosamente i princìpi della laicità». Così si eviteranno nuovi terrorismi.

SEPARAZIONE DEI RUOLI. Per l’arcivescovo di Parigi, però, «i responsabili politici hanno troppo spesso in mente il modello cattolico, basato su una gerarchia centralizzata. Ma questo non è il caso dell’islam. Capisco la volontà di avere interlocutori e costituire corpi rappresentativi. Ma il ruolo dello Stato è quello di garantire sicurezza e libertà di culto», specie dopo gli attentati contro gli ebrei e la redazione di Charlie Hebdo, «l’islam di Francia invece riguarda i musulmani di Francia».

«UTOPIA PERICOLOSA». Valls ha anche affermato che la soluzione a ogni problema c’è, si chiama «laicità». Monsignor Vingt-Trois precisa però che «l’idea per cui sarebbe possibile trasformare i costumi imponendo un insegnamento scolastico sulla laicità è un’utopia pericolosa. La laicità non si insegna come la lingua francese o le scienze naturali. Non è una teoria filosofica, ma una pratica di vita comune costruita sul rispetto reciproco. Si sperimenta a scuola, ma anche in famiglia e in società».

NON BASTA UN CORSO. Inserire nei curricula scolastici più corsi che pretendano di spiegare che cosa sono e cosa sostengono le diverse religioni, altra proposta di Valls, «va bene ma non potranno mai sostituirsi alla capacità degli educatori di prendere in considerazione la realtà che si trovano davanti: cioè giovani con convinzioni che meritano di essere ascoltate, magari discusse, ma che sicuramente non possono essere occultate dal sistema pedagogico. Nessuno riuscirà mai a far rinunciare le persone a ciò in cui credono con il pretesto che la Repubblica è laica».

corano-scuola-shutterstock_139160495«NON SIAMO AUSILIARI RELIGIOSI». Per il cardinale, se la Francia vuole ritrovare l’armonia sociale, deve comprendere il ruolo positivo delle religioni, soprattutto quella cattolica. Non usarle per scopi di pacificazione nazionale: «Le religioni non servono solo come portabandiera per posare sulla foto della conciliazione dei conflitti, su invito del governo. Le religioni lavorano sulle realtà della società e possono contribuire al bene comune solo portando la loro identità, originalità e il loro messaggio. Va benissimo mettere insieme le religioni, ma solo a patto di fare giustizia a ciò che rappresentano davvero. Noi non siamo gli ausiliari religiosi della République».

IL SENSO DEGLI INSULTI. E sulla libertà di espressione senza limiti, che spesso scade in derisione e insulto a oltranza, specie dei cristiani (basta leggere Charlie Hebdo), conclude: «Questo problema non riguarda solo i cristiani ma il diritto: si può impunemente esprimere parole ingiuriose sui fedeli e sul loro credo senza che sia possibile un ricorso alla giustizia? D’altro canto, la derisione accompagna il cristianesimo fin dai suoi inizi. “Beati quando vi perseguiteranno per causa mia…”. Un Vangelo che non suscitasse più resistenze di alcun tipo non prometterebbe nulla di buono. Oggi però la nostra situazione in Francia non è comparabile a quella che vivono i nostri fratelli cristiani in Medio Oriente».

Foto Corano da Shutterstock

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