La Francia è «preoccupata da Erdogan», ma ha sbagliato tutto in Libia

Macron è preoccupato perché la Turchia «può ricattarci con i migranti», ma gli analisti condannano Parigi: «Come hanno potuto appoggiare Haftar?»

Dal 2011 a oggi, la Francia ha sbagliato quasi tutto in Libia e ora che ne paga le conseguenze si dice «preoccupata». Prima ha promosso una guerra per abbattere Muammar Gheddafi, gettando il paese nell’instabilità e innescando una guerra civile, favorendo l’avanzata di forze jihadiste e ponendo le basi per l’ondata migratoria che ha messo in crisi l’Unione Europea, poi ha cercato di risolvere entrambi i problemi puntando sul cavallo sbagliato, il generale Khalifa Haftar, leader de facto della Cirenaica.

LO SPREGIUDICATO ERDOGAN

Non aveva calcolato la Francia di Nicolas Sarkozy prima, e di Emmanuel Macron poi, che un sempre più spregiudicato Reccep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, avrebbe approfittato dei successi ottenuti nel nord della Siria (con la complicità di alcuni paesi occidentali) per cambiare le sorti della guerra in Libia e conquistare un posto al sole nel Mediterraneo centrale e orientale.

Dopo aver rotto l’assedio di Haftar su Tripoli, ottenendo in cambio dal premier Fayez al Sarraj l’esplorazione energetica di alcune aree del Mediterraneo e l’occupazione di quattro basi militari, Erdogan si ritrova ad avere in mano i flussi migratori verso l’Europa, controllando le coste davanti all’Italia.

«TURCHIA PIÙ PERICOLOSA DELLA RUSSIA»

Ed è proprio questo a preoccupare la Francia di Macron, come spiegato da un diplomatico del governo al Figaro:

«L’ingerenza della Turchia è più grande e più pericolosa che quella della Russia. Ankara gioca un campo contro l’altro, mentre Mosca si limita a sfruttare un’opportunità. Il rischio, per noi, è immediato e durevole: è politico e strategico».

GLI ERRORI DELLA FRANCIA

Il problema riguarda soprattutto i migranti provenienti dall’Africa subsahariana, che la Turchia ora può usare per ricattare i paesi dell’Europa meridionale proprio come ha usato quelli siriani per ricattare la Grecia. «Non possiamo accettare che i rifugiati servano come mezzo di pressione nei nostri confronti o vengano strumentalizzati dalla Turchia».

Su Parigi oggi pesa più che mai la scelta di aver appoggiato Haftar, che si è dimostrato non all’altezza delle speranze francesi: «Lanciando nell’aprile 2019 la sua offensiva contro Tripoli, il generale si è dimostrato troppo ambizioso. Ha fatto il passo più lungo della gamba e oggi il suo sogno è finito», commenta Robert Malley, direttore dell’International Crisis Group, che critica i transalpini: «La Francia avrebbe dovuto sapere più di chiunque altro che Haftar non era il cavallo giusto su cui puntare. Non è né un grande generale, né un buon stratega. Capisce soltanto la forza».

Foto Ansa