La fobia nei confronti della scuola cattolica tradisce l’inconfessabile volontà di manipolare le coscienze di tutti

L’atteggiamento di chi vuole impedire la parità scolastica con forme oblique di ostracismo economico va denunciato per quello che è: antiliberale e intollerante. Lettera Stefano Morri, cittadino italiano e presidente di scuola cattolica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Stefano Morri, presidente del cda della Fondazione Opere Educative, gestore del Collegio della Guastalla a Monza.

Gentile direttore, in considerazione dell’attenzione che il suo giornale riserva per la libertà di educazione, ritengo utile, nella mia qualità di presidente di una scuola cattolica e di cittadino dello Stato italiano, condividere con lei le seguenti riflessioni.

1. Lo Stato moderno, di stampo occidentale, cui senz’altro appartiene l’Italia, si è costituito sul rispetto del valore della persona. Si tratta del portato di due millenni di evoluzione culturale e politica, che parte dalla civiltà greca, e va su su fino ad oggi attraverso la civiltà romana, come influenzata dal cristianesimo, l’umanesimo e l’illuminismo.

2. L’elemento distintivo della persona è la libertà. Il liberalismo è la grande corrente culturale che, specie nel 19esimo secolo, ha spezzato i vincoli sociali e ha messo le persone nelle condizioni politiche di perseguire liberamente i loro fini. Il socialismo, nella sua versione riformista e democratica, non ha inteso altro che mettere il maggior numero possibile di persone nelle condizioni di esercitare la loro libertà, comprendendo come non vi è libertà senza un minimo di benessere e di sicurezza.

scuola-liberta-educazione-tempi-copertina3. La libertà vuole che non si diano restrizioni di carattere autoritario sul piano sociale e di carattere dogmatico sul piano della coscienza. Nascono qui le “libertà” che le costituzioni moderne – e quella italiana non fa eccezione – sanciscono.

4. Ora, la libertà è anche libertà di credere in un sistema valoriale che pone l’uomo sotto l’autorità di Dio e di altri uomini.

5. Qui si incrocia il tema dell’educazione come introduzione della persona alla concezione di sé e del mondo, e quindi anche come trasmettitrice del sistema valoriale cui aderire. Può lo Stato moderno, liberaldemocratico, impedire l’educazione secondo visioni che incorporano un principio di autorità morale? La risposta è sì e no. Sì, se l’educazione crea uomini violenti ed intolleranti, che si fanno nemici della libertà. No, se questa educazione, pur consentendo di esaminare un sistema valoriale che si basa sull’adesione ad una autorità e di valutarne, anche esistenzialmente, i suoi effetti su di sé e sul mondo, porta al rispetto, e forse a un maggior rispetto, della libertà degli altri.

6. Ora, se questa seconda forma di educazione, quella che pur trasmettendo il rispetto di una autorità morale altra rispetto a sé, ma il cui effetto è l’accettazione della libertà degli altri, non può essere impedita, pena la negazione del fondamento liberale dello Stato moderno, non può essere neppure sfavorita in modo surrettizio, attraverso gli strumenti della fiscalità e della discriminazione economica. La parità delle diverse forme di educazione ammesse dallo Stato non può certo esaurirsi nel riconoscimento del titolo di studio ma deve estendersi alle condizioni economiche che diano accesso ad esse.

7. Non c’è dubbio che un certo modo di educare all’autorità porti all’intolleranza. Se l’educazione mi insegna che un sistema valoriale aiuta l’uomo a viver meglio, ciò non mi autorizza certo a disprezzare e condannare chi non la pensa come me. La libertà rispetta la libertà. La scuola cattolica deve sempre essere molto attenta a non cadere in atteggiamenti difensivi, confessionali e clericali. Non ne ha alcun bisogno.  La cultura cattolica, infatti, ha contribuito e contribuisce in modo essenziale alla costruzione e alla conservazione delle società libere e aperte che sono la ricchezza dell’Occidente.

8. D’altro lato, la fobia che riscontro nella storia degli ultimi 150 anni e che, purtroppo, permane ancora, di componenti decisive del sistema politico italiano contro l’educazione cattolica tradisce la volontà di poter manipolare meglio le coscienze degli uomini “liberati”. E qui è facile constatare come l’indifferentismo che viene spacciato come insegnamento “laico”, renda più facile il proselitismo di chi, evidentemente, ha paura del confronto delle coscienze realmente libere.

9. Se dunque la scuola cattolica deve essere sempre sfidata sul terreno della creazione di uomini liberi che rispettano la libertà degli altri, d’altro canto l’atteggiamento di chi ne vuole impedire la sopravvivenza con le forme oblique dell’ostracismo economico deve essere denunciato per quello che è: antiliberale e intollerante di una diversità utile, anzi necessaria alla nostra forma sociale, per lo scopo di favorire un miglior controllo sociale sotto le insegne di un indifferentismo morale che non è più in grado di comprendere i limiti della libertà e la responsabilità che essa implica.

Con stima,
Stefano Morri