La Dottrina sociale della Chiesa da Leone XIII a Leone XIV

Di Daniele Barale - Marco Margrita
18 Luglio 2025
Cronaca dell'incontro organizzato da mcl cui hanno partecipato monsignor Delpini e i professori Lorenzo Ornaghi, Francesco Bonini, Michele Rosboch

“Il cattolicesimo associato nella Dottrina Sociale della Chiesa, da Leone XIII a Leone XIV” è il titolo del simposio che il Movimento Cristiano Lavoratori e le sue Edizioni Traguardi Sociali hanno organizzato lo scorso 9 luglio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, facendo proprie le istanze sociali dell’attuale Pontefice.

L’incontro, tenutosi presso la Cripta dell’Ateneo e moderato dal presidente di Edizioni Traguardi Sociali, Antonio Inchingoli, è stato realizzato in occasione della consegna dei premi della terza edizione del bando per ricerche e studi dedicato al tema “Identità e storia del cattolicesimo associato in Italia”.

Una prolusione contro l’irrilevanza politica dei cattolici

All’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, è stato dato l’onore di dare abbrivio ai lavori, il quale ha così offerto un intervento schietto, autentico esercizio di parresia.

L’associazionismo cattolico, ha sottolineato, «è affaticato e non manifesta l’attrattiva che ci si potrebbe augurare». Parlare oggi di Dottrina Sociale e di cattolicesimo associato «presenta più di un aspetto problematico che ci interroga e ci sfida». Questioni che, ha aggiunto, «non possiamo eludere, se vogliamo davvero riflettere sul contributo che possiamo offrire alla società».

In un’epoca segnata da quello che ha definito “declino dell’Occidente”, Monsignor Delpini ha denunciato il disinteresse nei confronti della Dottrina Sociale e della centralità della persona, «circondata da una silenziosa complicità nell’indifferenza», citando come esempio emblematico il «clamoroso fallimento di attenzione mediatica e pubblica verso la recente Settimana Sociale». Un monito che è anche un invito alla responsabilità dei credenti, chiamati a una testimonianza praticata, non solo enunciata, capaci di superare «la pervasività dell’individualismo e il rassegnato sospetto dell’irrilevanza».

Le stagioni dell’impegno cattolico associato in Italia

Il prelato ha altresì individuato 4 stagioni dell’impegno cattolico associato, i cui due estremi sono i due pontificati “leonini”: appunto, da Leone XIII (1878-1903) all’attuale Pontefice regnante, Leone XIV.

Perciò, la prima stagione riguarda, oltre al pontificato di Leone XIII, quello di Pio X, il Papa che ha anche affrontato la prima guerra mondiale. Questi due Pontefici hanno inaugurato la stagione in cui per i cattolici era permesso associarsi, sebbene vigesse ancora il divieto di impegno politico, a causa della “questione romana” e del conseguente non expedit di Pio IX; associarsi culturalmente ed economicamente allo scopo di affrontare le sfide portate dagli elementi più aggressivi della seconda rivoluzione industriale, tra i quali troviamo le ingiustizie sociali e la sopraffazione dei poveri.

In questa fase, caratterizzata dal protagonismo di autorevoli personalità come l’economista Giuseppe Toniolo, troviamo l’Opera dei Congressi, che conferma proprio il permesso di agire nella società.

La seconda stagione è incastonata nel periodo tra la seconda guerra mondiale e, soprattutto, il secondo dopoguerra. Periodo in cui, col costituirsi dell’Italia democratica e i fermenti repubblicani, i cattolici sono stati chiamati ad assumere un maggiore impegno politico, realizzando la DC, riorganizzando il sindacato cattolico, l’educazione, la formazione, l’assistenza ai lavoratori etc

Nel periodo del “lungo ’68” troviamo la terza stagione. Una fase caratterizzata dal contrasto al capitalismo, dal fascino per il marxismo e, in particolar modo, dalla crisi profonda dell’associazionismo cattolico. Le contaminazioni ideologiche, tra principio della contestazione e rivoluzione, si fanno sentire e tra i cattolici si impone l’alternativa tra fedeltà alla Chiesa, oppure alla storia; detta altrimenti: “Cristo sì, la Chiesa no”. Ne è derivata una profonda crisi nei rapporti intra ecclesiali, che ha portato alla nascita delle Acli [7/02/1971; in seguito alla svolta socialista di Vallombrosa del ’70 e alla spaccatura in seno alle Associazioni Cristiane Lavoratori] e dello stesso MCL, più fedele al magistero. Ma tale “svolta” non ha favorito il rinnovamento tanto auspicato; anzi, ha acuito ancor più lo svuotamento, in termini di numeri e originalità, delle realtà associative cattoliche, quali Azione Cattolica e Fuci.

E, infine, la quarta stagione, ovvero quella che coincide con l’appello alla fiducia, alla Speranza, all’unità, oltre ogni frattura, di fronte alla situazione attuale, ove lo stesso Umanesimo Cristiano chiede di rispondere a questo appello. Perché, ha concluso l’arcivescovo di Milano, “la Speranza non delude”.

Il confronto accademico

Le riflessioni dell’arcivescovo sono state riprese e approfondite dai tre studiosi membri del Comitato Scientifico del bando:

Francesco Bonini, rettore della LUMSA, Michele Rosboch, ordinario di Storia del diritto italiano ed europeo all’Università di Torino

Lorenzo Ornaghi, presidente onorario di Aseri e già rettore dell’Università Cattolica

Per Bonini, la Dottrina Sociale della Chiesa non è solo pensiero, ma innesco per l’azione, origine di opere concrete. In questo tempo storico, ha affermato, «il punto da cui ripartire sono le comunità». In mancanza, per ora, delle condizioni per una grande esperienza unitaria, resta l’urgenza di «fare ciascuno il proprio». Il mondo cattolico – pur tra le difficoltà – «rimane una ricchezza straordinaria in un tempo segnato da povertà assoluta».

Il professor Rosboch ha insistito sulla dimensione relazionale e liberante delle comunità nate dall’esperienza della Dottrina Sociale, fondate sui due pilastri della sussidiarietà e della solidarietà. Comunità che rappresentano un antidoto all’omologazione e una forza rigenerante per le relazioni autentiche.

Infine, il professor Ornaghi ha posto l’accento sul carattere profetico e disorientante dei cambiamenti d’epoca. In tali frangenti, ha affermato, i cattolici hanno un patrimonio da non musealizzare, ma da rimettere in gioco, rendendolo nuovamente interessante e incisivo. Di fronte a trasformazioni radicali come l’intelligenza artificiale, la Dottrina Sociale ha ancora molto da dire. Per farlo, è necessaria l’elaborazione di forme nuove: tra queste, la riscoperta dell’associazionismo può giocare un ruolo fondamentale.

I premiati

La giovane età non ha impedito ai premiati di realizzare, con rigore scientifico e buone capacità comunicative, tra l’accademico e il divulgativo, dei pregevoli lavori, che torneranno assai utili a chi voglia conoscere i frutti del protagonismo culturale e socio-politico dei cattolici italiani, fra tardo Ottocento e oggi. Custodi – per dirla con Pio XI – della politica quale “forma più alta di carità” (“seconda sola alla carità religiosa verso Dio”, sempre Pio XI).

I premiati sono stati Salvatore Calciano (I premio), Sara Gasbarri (II premio) e Matteo Cerrato (III premio).

Salvatore Calciano è stato premiato per l’elaborato “Amore e sacrificio – Storia della Gioventù femminile di Azione cattolica” 

Sara Gasbarri, per l’elaborato “IDENTITÀ E STORIA DEL CATTOLICESIMO ASSOCIATO IN ITALIA. Il protagonismo sociale e Politico dei Cattolici. Dal 1913 ad oggi: Storia e Prospettiva, un originale contributo al Bene Comune” 

Matteo Cerrato, per l’elaborato “La storia dell’ultima sezione sturziana operativa d’Italia, 1919 – 2025” 

Sono anche state consegnate delle menzioni di merito, che sono andate a Chiara Caldarella e a Federico Spizzirri.

La Caldarella ha presentato l’elaborato “Resistere educando: Fascismo e associazioni cattoliche giovanili pagine di storia ancora da scoprire”. E Federico Spizzirri quello dal titolo “L’illusione della ‘deificatio moderna’ e il ruolo dei cattolici per la difesa del Creato”.

Lavori che hanno dimostrato quanto il cattolicesimo associato rappresenti un presidio a tutela della libertà e dignità di ogni persona, contro la pervasività della propaganda di vecchi e nuovi totalitarismi.

Conclusioni

A concludere i lavori è stato il presidente nazionale del MCL, Alfonso Luzzi, che ha riaffermato l’impegno del Movimento per una testimonianza cristiana organizzata nel mondo del lavoro e al servizio dei lavoratori. Un impegno radicato nell’identità e nella fede come intelligenza delle cose, fondamento per un agire credente consapevole e responsabile.

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