Tentar (un giudizio) non nuoce

La croce annerita di Gaza

Di Raffaele Cattaneo
19 Luglio 2025
Duemila anni di civiltà cristiana hanno insegnato all’umanità che la pace fra i popoli è la strada per convivere in modo umano
La chiesa della Sacra Famiglia a Gaza danneggiata da un attacco israeliano, 15 luglio 2025 (foto Ansa)
La chiesa della Sacra Famiglia a Gaza danneggiata da un attacco israeliano, 15 luglio 2025 (foto Ansa)

Una croce sopra un muro annerito. È questa l’immagine della parrocchia di Gaza colpita dalle armi dell’esercito israeliano, insieme a quella di padre Romanelli ferito, medicato e subito dopo pronto ad aiutare i suoi parrocchiani.

Voglio dire subito che i morti sono tutti uguali e hanno tutti la stessa dignità e lo stesso valore. Lo ha già detto più autorevolmente di me il cardinale Pizzaballa. Per questo i tre morti e dieci feriti nell’attacco all’unica chiesa cattolica di Gaza sono identici alle decine di morti e centinaia di feriti che ogni giorno perdono la vita o vengono colpiti nella Striscia, in questa aberrante contabilità del dolore a cui ci stiamo colpevolmente assuefacendo. Ma quella croce annerita è un simbolo potente che deve risvegliare le nostre coscienze!

Colpita “per sbaglio”

Cosa sta accadendo a Gaza mentre il mondo sembra non vedere? Davvero possiamo credere che un esercito che si ritiene il migliore del pianeta sia così incapace da commettere errori continuamente, colpendo “per sbaglio” ogni giorno civili inermi, famiglie intere, donne, anziani, bambini?

Io non lo credo. Penso invece che anche quel colpo, diretto verso il simbolo della presenza cristiana a Gaza, dove hanno trovato rifugio oltre 500 persone, tra cui 400 cristiani (sui 600 rimasti; erano 5.000 prima del 7 ottobre), abbia voluto intimidire e piegare la volontà di chi, nonostante tutto, rimane lì.

Del resto, chi vive lì ci informa che i tank israeliani scortano le ruspe che stanno abbattendo gli edifici già distrutti e avanzano in un’opera di colossale annientamento della possibilità di continuare a vivere in quel territorio. Una distruzione di cui le immagini che arrivano da Gaza (poche, perché i giornalisti non possono accedere) danno comunque un quadro impressionante, vorrei dire: inimmaginabile, neppure se paragonato ai peggiori bombardamenti della Seconda guerra mondiale, ad eccezione della distruzione atomica.

Immedesimarsi nell’orrore

Ogni volta che provo a pensare a cosa possa significare vivere in quel luogo, cioè provare a dormire col terrore di quello che potrebbe succedere in ogni istante, cercare un riparo, trovare del cibo e dell’acqua, consolare i bambini che piangono, abbracciare la moglie disperata, mi si stringe il cuore.

Questa è la guerra! Non le conferenze stampa negli iperprotetti uffici governativi; non i tavoli di mediazione nei palazzi del Qatar; non gli incontri nello Studio Ovale con annesse imprevedibili esternazioni di Trump; ma un bambino che piange disperato e un padre che non può consolarlo.

Provate a pensarlo anche voi per un momento: immedesimatevi in chi è prigioniero di questo orrore e non può fare altro che sperare di non essere il prossimo che verrà colpito da un missile, da una bomba, da un tiro di carro armato, da una pallottola vagante. Solo così la parola “pace” può riacquistare il suo volto umano e la profezia della pace la sua dimensione reale, anche da un punto di vista politico.

Ora basta

Quanto vale oggi a Gaza la vita umana? Quanto potremo ancora sopportare tutto questo? Quella croce annerita richiama ciascuno di noi a non voltare la faccia, a non anestetizzare il dolore, a non spegnere la coscienza di fronte a questo massacro, come ad ogni altro massacro di un tempo in cui, come ha detto con chiarezza profetica papa Leone lo scorso 26 giugno: «È desolante vedere che la forza del diritto internazionale e del diritto umanitario non sembra più obbligare, sostituita dal presunto diritto di obbligare gli altri con la forza».

Questo è quello che sta accadendo sotto i nostri occhi e che decine di migliaia di morti ci urlano: non permettete che il diritto della forza riprenda il sopravvento sulla forza del diritto!
Duemila anni di civiltà cristiana, rappresentati da quella croce annerita, hanno insegnato all’umanità che la pace fra i popoli e il rispetto del diritto universale, a cominciare dai diritti umani inviolabili, sono la strada per convivere in modo umano.

Oggi stiamo smarrendo quella strada. Almeno non lasciamoci portar via quel moto di umanità, pietà e compassione che il nostro cuore non può non provare di fronte a una tragedia così grande, e alziamo la voce anche noi per dire: “Ora basta!”.

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