La Corea del Nord vuole davvero scatenare una guerra nucleare?

Solo due lanci su sei hanno avuto successo dal 2006. Quello di domenica è uno di questi. I lanci falliti, le canzoni di Kim Il-sung in orbita e gli obiettivi del regime

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La Corea del Nord è riuscita a inviare «con successo» un satellite in orbita lanciando un razzo a lungo raggio verso l’area di Okinawa. La comunità internazionale ha reagito con proteste e condanne, considerando l’azione del regime comunista una provocazione che viola le precedenti risoluzioni delle Nazioni Unite. Si tratta del sesto lancio missilistico a lungo raggio dal 2006.

LO SCOPO. Nessuno crede alle necessità satellitari della Corea del Nord. Se lo scopo fosse davvero quello di porre in orbita un satellite, il regime potrebbe chiedere di farlo alla Cina e spendere la metà. Invece è da decenni che cerca di farsi riconoscere dalla comunità internazionale come potenza nucleare. Per questo sta affinando il suo sistema missilistico per dotarsi di razzi in grado di raggiungere gli Stati Uniti e così minacciare il mondo. Contemporaneamente, gli scienziati di Pyongyang hanno l’obiettivo di miniaturizzare a sufficienza una testata nucleare per poterla montare sui suoi missili intercontinentali.

I PRECEDENTI. I primi tre tentativi non sono andati a buon fine per il regime. I lanci del luglio 2006, aprile 2009 e aprile 2012 sono falliti clamorosamente e i razzi sono esplosi o caduti in mare subito dopo il decollo. Nel dicembre 2012, invece, la Corea del Nord è riuscita a inviare un satellite in orbita e l’esito positivo del lancio è stato confermato dagli Stati Uniti, che hanno accusato Pyongyang di realizzare test missilistici con la scusa dei lanci spaziali. Il governo ha risposto sprezzante che l’unico obiettivo era inviare in orbita dei satelliti capaci di trasmettere canzoni inneggianti ai leader Kim Il-sung e Kim Jong-il. Nel maggio 2015 il regime ha annunciato di aver testato con successo un razzo lanciato da un sottomarino. Secondo gli esperti, però, il test non è mai avvenuto.

RAGGIUNGERE L’AMERICA. Il razzo di domenica era molto simile all’Unha-3 (o Taepodong-3) lanciato con successo nel 2012 (qui un’immagine interattiva). Si tratta di un razzo lungo 30 metri, capace di trasportare carichi di centinaia di chili e percorrere oltre 10 mila chilometri. La California, per intenderci, dista 9.300 chilometri da Pyongyang.

PROBLEMI IRRISOLTI. Cosa manca dunque alla Corea del Nord per rappresentare una minaccia credibile? Nessuno lo sa con precisione. L’Unha-3 innanzitutto deve essere convertito da un razzo capace di mettere in orbita un satellite a un missile balistico intercontinentale in grado di superare e rientrare nell’atmosfera senza danneggiarsi. Secondo gli esperti, quest’operazione non è affatto impossibile per i tecnici nordcoreani. Inoltre, è necessario miniaturizzare una testata nucleare e per due generali americani citati dal Washington Post, anche questa capacità è già in possesso degli scienziati asiatici.

IL CONGRESSO. Nessuno crede però che la Corea del Nord lancerà davvero un missile contro gli Stati Uniti, dal momento che il regime dei Kim è tutt’altro che folle e per nulla incline al suicidio. Anzi, il suo obiettivo è proprio quello di mantenere il potere e lo status quo. Per fare questo, Pyongyang ha un disperato bisogno di potere contrattuale e anche il “Brillante leader” Kim Jong-un ritiene che il miglior modo di ottenerlo è disporre di armi nucleari con cui minacciare il mondo in modo serio e credibile. A maggio ci sarà inoltre il congresso del partito dei lavoratori di Corea, che non veniva riunito da 36 anni, e il terzo Kim ha bisogno di successi da sbandierare per consolidare il potere anche all’interno del paese.

Foto Ansa/Ap


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