La Chiesa in uscita è una Chiesa che va nel mondo e lo fa con la sua capacità operativa

È evidente che il Papa non approva un mondo cattolico italiano frammentato nelle più diverse articolazioni e che, soprattutto, soffre di un assenteismo nei confronti dei grandi problemi e delle grandi questioni della vita culturale e sociale

Pubblichiamo il messaggio dell’arcivescovo Luigi Negri, alla Diocesi di Ferrara.

Nel suo intervento al III Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, che si è svolto a Roma dal 20 al 22 novembre 2014, sul tema «La gioia del Vangelo: una gioia missionaria…» (cfr. Evangelii gaudium, 21), il Santo Padre Francesco ha riproposto le linee fondamentali per l’approfondimento delle identità e quindi dei carismi delle varie realtà ecclesiali, ma soprattutto ha spinto nella direzione di una riutilizzazione di queste energie, da parte della Chiesa, in funzione della missione, particolarmente intesa come Nuova Evangelizzazione.

Vorrei soffermarmi su un punto che sento di particolare importanza e che mi sembra possa costituire il riferimento fondamentale per un programma unitario della nostra Arcidiocesi all’interno delle vicende e tensioni dell’ora presente.

Il Papa ha detto con chiarezza: «La comunione consiste nell’affrontare insieme e uniti le questioni più importanti, come la vita, la famiglia, la pace, la lotta alla povertà in tutte le sue forme, la libertà religiosa e di educazione. In particolare, i movimenti e le comunità sono chiamati a collaborare per contribuire a curare le ferite prodotte da una mentalità globalizzata che mette al centro il consumo, dimenticando Dio e i valori essenziali dell’esistenza». In contrasto aperto con tante letture minimalistiche, ottimistiche e ireniche dei discorsi del Santo Padre, mi pare che su queste indicazioni siamo tutti costretti ad una profonda presa di coscienza e ad una conversione dell’intelligenza e del cuore.

Il Papa, infatti, dice con chiarezza che ci sono questioni importanti che le varie realtà ecclesiali devono affrontare unite ed insieme, e si riferisce a quei valori fondamentali quali la vita della persona e della società su cui, nella sua storia, la Chiesa ha insistito in modo deciso e franco, pur nella varietà delle condizioni e delle situazioni storiche.

Non possiamo indugiare quando ci sentiamo richiamare fortemente sulla vita, la famiglia, la lotta alla povertà, la libertà religiosa e la libertà di educazione, come valori che non possono non essere al centro di un’azione missionaria e di intervento nella laicità della vita sociale. Io credo che in questo richiamo di Francesco si saldi, in maniera profondamente positiva, il Magistero dell’attuale Pontefice con la Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare per come è stata approfondita e riproposta nel Magistero di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

La Chiesa in uscita è una Chiesa che va nel mondo e lo fa con la forza della sua identità, della sua consapevolezza critica, ma soprattutto con la sua capacità operativa.

È evidente che il Papa non approva un mondo cattolico italiano frammentato nelle più diverse articolazioni e che, soprattutto, soffre di un assenteismo nei confronti dei grandi problemi e delle grandi questioni della vita culturale e sociale. È indubbio che si augura – e questo è detto esplicitamente nell’intervento – che torni a rinnovarsi un’unità di carattere culturale, sociale ed operativo per consentire ai cristiani di essere presenti, in maniera attiva e fattiva, dentro le vicende del nostro tempo. Poiché questa è sempre stata esattamente la mia preoccupazione – da più di cinquant’anni – io raccolgo con entusiasmo le indicazioni di Papa Francesco e ritengo di poter chiedere a tutte le realtà laicali della nostra Arcidiocesi di realizzarle il più possibile come programma di vita e di azione del prossimo futuro.