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«La Chiesa condanni Le Pen». Quella strana voglia di ingerenza dei giornali francesi

aprile 27, 2017 Leone Grotti

A gauche come a droite, si vorrebbero una Chiesa schierata contro Marine. Invece i vescovi si mantengono neutrali visto che Macron è invotabile ma il Front National ha molte pecche

Far-right candidate for the presidential election Marine Le Pen waves at supporters after she delivers a speech during a meeting in Bordeaux, southwestern France, Sunday, April 2, 2017. Polls suggest that Le Pen and independent centrist Emmanuel Macron are the two top contenders in the election. The top two vote-getters on April 23 will compete in a presidential runoff on May 7. (AP Photo/Bob Edme)

Il secondo turno delle elezioni presidenziali si avvicina (si vota domenica 7 maggio) e nella laicissima Francia i giornali di destra e sinistra hanno cominciato a prendersela con i prelati. I vescovi, lamentano gli araldi del laicismo e i paladini della separazione tra Stato e Chiesa, dovrebbero ingerire in politica. E invece non vogliono farlo.

«CHE VERGOGNA». Le Monde, che ha sempre bersagliato la Chiesa perché si occupa troppo delle cose di questo mondo, ora la critica perché non deve rivolgere la mente solo alle cose di Dio. Così capita di leggere titoli di questo tenore: «Che vergogna i vescovi che non invitano a votare contro Marine Le Pen». Il giornale più rappresentativo della gauche e dei bobos, che alla vigilia del primo turno criticava i vescovi perché insistevano nel «fare la morale ai politici», ora bacchetta la Chiesa perché non denuncia la candidata dell’odio (Marine Le Pen) e non sponsorizza quello dell’amore (Emmanuel Macron).

«PERICOLOSA NON SCELTA». Anche L’Obs storce il naso davanti alla neutralità della Chiesa. Ma come, si chiede, nel 2002 i vescovi avevano tuonato contro Jean-Marie Le Pen, «erede di una tradizione totalitaria e anti-cristiana», e oggi non si scagliano esplicitamente contro il Front National dei muri, affidandosi a una «pericolosa non scelta»?

SILENZIO DA DEPLORARE. La Voix Du Nord stigmatizza i monsignori che «ormai tacciono» e La Croix scrive che «non si può che deplorare il silenzio dei responsabili ecclesiastici sul [sacrosanto] rifiuto di votare per il Front National da parte dei cattolici, in un momento in cui Marine Le Pen è riuscita a raccogliere più di 7,6 milioni di voti al primo turno».

MACRON È INVOTABILE. La Chiesa ha ottime ragioni per non essersi schierata esplicitamente e chi invoca l’ingerenza come dovere morale per sbarrare la strada alla «dittatura di Marine» finge di non sapere che Macron è semplicemente invotabile. Se dal punto di vista economico il programma dell’astro nascente della gauche che ha trionfato al primo turno è interessante, mentre la sua appassionata difesa dell’Unione Europea è rassicurante, per quanto riguarda i temi etici e il contrasto al terrorismo islamico è desolante.

DEBOLE CON I TERRORISTI. Macron infatti, come Hollande prima di lui, non ha il coraggio di parlare esplicitamente di “terrorismo islamico” e per non stigmatizzare tutti i musulmani non intende affrontare i problemi dell’islam francese. Piuttosto ha dichiarato che bisogna «abituarsi» a convivere con la minaccia terroristica e ha di recente affermato con parole poco rassicuranti: «Non mi inventerò certo un programma di contrasto al terrorismo dal giorno alla notte».

FECONDAZIONE E UTERO IN AFFITTO. Per quanto riguarda i temi etici, invece, predica tutto ciò che la Chiesa disapprova: ha annunciato di essere personalmente favorevole all’eutanasia e promesso che approverà la fecondazione assistita per coppie lesbiche e donne single, privando dunque per programma i bambini di un padre. Inoltre, pur dichiarandosi in teoria contrario all’utero in affitto, per lisciare il pelo alla comunità LGBTI, ha garantito che farà riconoscere in patria i bambini nati con la maternità surrogata all’estero, prendendosi così gioco della legge francese e rendendo il divieto una barzelletta.

LE SPINE DI MARINE. Se Macron non potrà mai essere un candidato che piace alla Chiesa, lo stesso si può dire di Marine Le Pen. La sua retorica violenta contro gli immigrati e favorevole al ristabilimento delle frontiere, all’uscita da euro-Ue-Nato, non può che andare di traverso ai vescovi. Soprattutto quando queste misure vengono fatte passare come necessarie per contrastare il terrorismo. La maggior parte degli attentati che si sono verificati in Francia, infatti, sono imputabili a cittadini francesi e non a stranieri. Anche l’idea di espellere o incarcerare circa 20 mila persone, quasi tutti francesi, solo perché sospettati di essere potenziali terroristi non è molto rassicurante. Se la promessa abrogazione del matrimonio gay è invece una misura che potrebbe attirare il favore dei vescovi, il fatto che negli anni Le Pen abbia ripetutamente cambiato idea sull’argomento non la rende un candidato pienamente affidabile.

INGERENZA FUORI LUOGO. C’è poco da stupirsi dunque se la Chiesa non chiede esplicitamente di votare per un candidato o per l’altro. Ma ai giornali non basta. Vorrebbero che i vescovi condannassero esplicitamente Le Pen, mentre non c’è dubbio che Macron sia un candidato di gran lunga più indigeribile della leader del Front National. Che però ha molte pecche. La voglia di ingerenza dei laicisti francesi, dunque, non è mai stata così fuori luogo.

Foto Ansa/Ap

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