La cassa integrazione Ue? Più che un bazooka, sembra fuoco amico

La nota del Centro studi Livatino sull’iniziativa Sure, annunciata da Ursula von der Leyen come prova della solidarietà dell’Europa sull’emergenza coronavirus

Ursula von der Leyen

Pubblichiamo di seguito la nota diffusa dal Centro studi Livatino in merito all’annunciato lancio dell’iniziativa “Sure”, una sorta di “cassa integrazione europea” progettata «per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto» a causa delle misure contro l’emergenza coronavirus, come spiega oggi in una lettera a Repubblica la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

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È stata salutata come una manifestazione di solidarietà da parte dell’Unione Europea, tanto attesa e auspicata, l’iniziativa Sure, annunciata ieri in videomessaggio dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

La realtà appare ben diversa: avventurandosi nel labirintico sito web della Commissione, non compare niente di definito sul tema, se non dichiarazioni infarcite di retorica, spesso prive di versione italiana, e come tali distanti dalla comprensione del paese.

Le notizie diffuse da alcuni media appaiono il volenteroso esito di informali comunicazioni telefoniche con le autorità italiane. L’auspicio è che le anticipazioni siano lontane da quella che sarà la definitiva configurazione del meccanismo.

Se infatti fosse vero che allo Stato italiano è stato chiesto di garantire i prestiti europei depositando somme considerevoli (25 miliardi, pari all’intera somma stanziata dal Dl Cura Italia), le condizioni sarebbero persino più gravose – almeno nell’immediato – dell’emissione di debito pubblico nazionale: dovremmo forse emettere Btp per trovare le somme necessarie a garantire un prestito europeo?

La prospettata somma complessiva di 100 miliardi, divisa tra tutti i paesi europei, rischia di essere davvero poca cosa per ciascuno, e se venisse confermato che vi sarà una correlazione tra quote di prestito e Pil, diventa concreta la prospettiva che la parte del leone in questi finanziamenti la facciano i soliti Stati, e non gli Stati più colpiti.

Se le anticipazioni fossero fondate, dove sarebbe la famosa solidarietà europea? Più che un “bazooka”, per sconfiggere il virus sul piano economico l’Unione starebbe in questo modo per mettere in campo un “fuoco amico”.

Foto Ansa