L’8 marzo e la Papessa Beyoncé

Mentre in Italia si ascolta l’Angelus in streaming, a Washington si affolla la messa femminista ispirata al Vangelo della Destiny’s Child: «Dio ama le tue curve» e «tutti i corpi neri»

Mentre domenica 8 marzo l’Italia assisteva al primo Angelus in diretta streaming, a Washington il Kennedy Center registrava il pienone di fedeli per la Beyoncé Mass. Dicesi Beyoncé Mass quel rito officiato per la prima volta alla Grace Cathedral di San Francisco nel 2018, e ora diventato celebre come nuovo e partecipatissimo culto cristiano (con tanto di letture, preghiera, eucarestia e tutto), benché non a Cristo bensì a vita, parole e opere della giunonica pop star Beyoncé Knowles-Carter si ispiri tutta la vicenda.

FEDELI FOLLOWER

Difficile non averne mai sentito parlare specie dopo il sold out alla Grace Cathedral (dalle solite 50 anime pie, a 900 fan scatenati ciascuno con uno smartphone e un social da cui diramare l’evento), e soprattutto dopo «le critiche dei nostri fratelli e sorelle fondamentalisti», come li ha definiti il parroco della cattedrale: la trovata delle reverenda Yolanda Norton e di H. Eugene Farlough, cattedra (rispettivamente in Antico Testamento e Black Church Studies) presso il Seminario Teologico di San Francisco, ha in fretta coinvolto e travolto l’esistenza di tantissimi fedeli, fan, follower, riavvicinato all’altare gente dalla California al Portogallo: perché? Per la solita, vecchia storia.

MEGLIO DEL VANGELO

«La messa vuole fare capire alle giovani ragazze di colore che anche loro fanno parte di ciò che Dio aveva in mente quando, durante la creazione, giudicò la sua creazione una cosa buona. Rendendo protagoniste a messa le storie e la quotidianità delle giovani donne e ragazze nere, stiamo affermando la loro realtà in un mondo che tenta di respingerle», ha spiegato al New York Times Yolanda Norton. Ma soprattutto perché i testi delle canzoni di Queen Bey, iscritta di diritto nel pantheon degli artisti neri al centro della lotta per i diritti delle persone di colore come Nina Simone o Harry Belafonte o Bernice Johnson Reagon, sembrano più inclusivi e diretti del Vangelo stesso.

«NON UN SOLO CORPO, MA TANTI CORPI NERI»

«Prendiamo la canzone Freedom. «Qui Beyoncé ti invita a essere libero, per essere te stesso, ed è quello che le vedono fare le ragazze nere», va ripetendo Kelly Brown Douglas, decana dell’Episcopal Divinity School, «c’è una corrispondenza naturale tra la sua musica e la chiesa nera» e, ovviamente con i suoi video dove «non mostra un solo corpo femminile nero, ma tutti i tipi di corpi femminili neri. Non c’è disgusto per il corpo. È molto stimolante per una giovane ragazza di colore».

DAL GOSPEL AL POP

Ovviamente ogni fede ha bisogno dei suoi vangeli «tratti da una storia vera» e quella di Beyoncé è un po’ quella di tutte le minoranze, donne, nere, meticce, oppresse, e se è chiesa nera ha bisogno dei suoi gospel, ecco qui cantanti, coriste, ballerine, sermoni, testimonianze, e se è chiesa moderna ha bisogno dei suoi diritti, porte aperte quindi a tutti, donne, uomini, gay, trans, belli o brutti sulle note di classicissimi della donna che è stata musa per tante fin dai tempi in cui militava nelle Destiny’s Child e ispirava la giovane Norton.

«DIO AMA LE TUE CURVE»

Per esempio, son vent’anni che Bootylicious ci insegna che «Dio ama le tue curve. Se sei alto, basso, grosso, magro, Dio ti ama. È un invito a vivere nel tuo corpo e ad accettare chi sei, perché è ciò che Dio ha creato per te», è l’esegesi della reverenda fondatrice della Beyoncé Mass del famoso brano a tema curve e chiappe voluttuose che dice cose come «Lead with hips, slap my thighs» e «When I whip from my hips you slip into a trance», infilato nella scaletta della Beyoncé Mass.

«NON SO SE MI AMI, PER QUESTO TI AMO»

Il punto non è adorarla, assicurano le officianti, ma lasciarsi ispirare dal vissuto della cantante che tante discriminazioni e afflizioni patì per diventare quello è diventata: un perfetto «condottiero spirituale». Sebbene elogio della spiritualità e diffusione del messaggio cristiano restino gli obiettivi dichiarati dei fedeli di Bey, la Beyoncé Mass non poteva che diventare quello che prometteva di diventare: puro spettacolo, sagra dei diritti, fiera dell’emancipazione, assicurati Single Ladies e Save the Hero e Flaws And All come inno eucaristico: «Non so perché mi ami / Ed è per questo che ti amo / Mi prendi quando cado / Mi accetti difetti e tutto / Ed è per questo che ti amo». «Se ascolti le parole in un contesto ecclesiastico – sostiene Norton –, è un riconoscimento molto fedele, onesto, crudo del rapporto imperfetto che abbiamo con Dio». Alle adepte dell’Angelus in latino e del Papa senza curve forse un giorno resterà solo Spotify.