L’infermiera che “muore” in Ucraina e Renzi che “arriva”: Twitter e le non notizie

Le tv hanno rilanciato il tweet di Renzi che a colloquio con Napolitano scrive: “Arrivo, arrivo”, ma così ci hanno confermato solo una cosa che sapevamo già

ucraina-infermiera-tweet-muoioNel giro di due giorni due parole semplici come “arrivo” e “muoio” hanno cambiato impercettibilmente ma irrimediabilmente il modo in cui le notizie si pongono nei nostri confronti. L’infermiera ucraina ferita al collo da una pallottola ha impiegato l’ultimo fiato della propria vita a prendere il telefonino, aprire l’applicazione di Twitter e scrivere al mondo intero «Muoio».

Questa notizia dovrebbe interessare più agli etologi e agli studiosi dell’evoluzione umana che a politologi e storici, affiancando caso mai figure più degne nel novero delle ultime parole inconsuete: il «Vabbe’» di Kant e l’«Armeno moro guarito» di Petrolini, per non parlare del linguista Basilio Puoti. Pare che sul letto di morte questi avesse dichiarato: «Me ne vado, ma si può anche dire: me ne vo».

La parte interessante è che, dichiarando formalmente su un social network la propria morte, l’infermiera è effettivamente risultata morta; tanto che, essendo poi sopravvissuta, ha inviato al mondo in lutto un ulteriore tweet in cui spiegava di essere in realtà viva, ringraziando tutti per il cordoglio e scusandosi quasi per il non avvenuto decesso. Se avesse disposto di uno smartphone, Mattia Pascal non avrebbe trovato miglior metodo di svanire agli occhi del mondo: scrivere su Twitter di star morendo per comunicare il dato di fatto di essere morto subito dopo aver cliccato, benché vivo, sul tasto dell’invio.

Se avete frequentato le medie superiori invece ricorderete senz’altro che Mattia Pascal apprese di essere ufficialmente morto da un quotidiano – comprato «con la speranza che mi facesse addormentare» – sul quale campeggiava il titolo “Suicidio”. L’autorevolezza del quotidiano nella società di cent’anni fa fece sì che Mattia Pascal lo leggesse apprendendo di essersi suicidato; oggi invece il quotidiano dirama la notizia della morte di una persona perché costei l’ha dichiarata sul proprio profilo Twitter.

renzi-twitter-arrivoLa vera notizia che i giornali ci hanno dato dunque non è stata la morte dell’infermiera in sé ma il fatto che avevamo letto l’autocertificazione di morte dell’infermiera; se nessuno avesse letto il suo «Muoio» l’infermiera, essendo comunque sopravvissuta, non avrebbe avuto bisogno di comunicare ciò che si tende a dare per scontato riguardo a chi scrive qualcosa su Twitter, cioè che sia ancora vivo. I quotidiani sono serviti soltanto a confermarci una cosa che sapevamo già anche se non era vera.

Lo stesso è avvenuto durante il colloquio fra Renzi e Napolitano. Mentre le telecamere inquadravano da due ore e mezza una porta chiusa, Renzi ha rotto la clausura (rifugiandosi forse in bagno o approfittando di un attimo di presidenziale distrazione) per annunciare su Twitter: «Arrivo, arrivo!». Chi stava guardando la diretta fiume con un occhio alle indiscrezioni che trapelavano sul proprio smartphone – tipo Gratteri ministro della Giustizia secondo le fonti certe di Beatrice Borromeo – aveva dunque appreso che Renzi stava per arrivare nonostante che la telecamera fissa, appositamente piazzata per garantire a tutti di cogliere l’attimo in cui la porta si sarebbe aperta, non mostrasse variazioni di sorta.

La porta chiusa del Quirinale
Mentre la diretta ci avrebbe comunicato in tempo reale l’istante in cui la porta si sarebbe aperta, lo smartphone ci ha fatto sapere che stava per aprirsi, dando la notizia dell’evento prima che accadesse e trasportandoci tutti di peso negli inviolati penetrali del Quirinale, facendoci immaginare cosa stesse succedendo dietro la porta che la tv continuava a mostrare chiusa e immutabile.

La tv ha subito rilanciato il tweet di Renzi apparentemente per darci la notizia che Renzi stava arrivando ma, in realtà, la vera notizia che la tv ci ha dato non è stato l’arrivo di Renzi in sé ma il fatto che avevamo letto del suo imminente arrivo. Anzi, il fatto che Renzi stesse arrivando dipendeva esclusivamente dal fatto che noi avevamo letto il suo «Arrivo» perché, se per assurdo tutti l’avessero ignorato, allora Renzi non sarebbe stato per arrivare anche se avesse in effetti dichiarato di star arrivando.

La tv è servita soltanto a confermarci una cosa che sapevamo già anche se non era ancora accaduta e che, per giunta, prima o poi sarebbe dovuta accadere di sicuro, a meno dell’improbabile circostanza che un corazziere burlone avesse chiuso a chiave la porta dall’esterno.