«Se continuate ad adorare il vostro Dio qui, vi uccideremo tutti»

Il 2 aprile Al-Shabaab ha massacrato in Kenya 147 studenti cristiani a Garissa e minacciato tutti gli altri. Che però continuano a frequentare le Messe, nonostante il pericolo

«Se continuate ad adorare il vostro Dio qui, vi uccideremo tutti». La minaccia rivolta dai terroristi islamici di Al-Shabaab ai cristiani di Garissa è di quelle da prendere sul serio. Il 2 aprile, infatti, i jihadisti hanno massacrato nel campus universitario della città kenyota 147 cristiani. E nessuno dubita che potrebbero ripetersi.

«LA MIA CATTEDRALE». A Garissa, però, i cristiani hanno deciso di non disertare la Messa. Patrick Gitau continua a recarsi nella cattedrale della città, Nostra Signora della consolazione, come tutte le domeniche. Dei pericoli che corre, non gli importa: «Ogni domenica vengo qui nella mia cattedrale», dichiara alla Cnn. «Sono stato battezzato in questa chiesa, non potrei che venire qui».

«PUOI MORIRE IN OGNI MOMENTO». La scelta è coraggiosa. Anche se la cattedrale è circondata ormai dall’esercito, tutti sanno che qualche soldato non potrà fermare i jihadisti. Ecco perché Esther, madre di tre bambini, ha scelto di lasciare la città per andare a vivere al di là del fiume: «È per colpa di Al-Shabaab che me ne sono andata da Garissa. Puoi essere ucciso in ogni momento, anche mentre cammini per strada. A casa non sei al sicuro, possono sempre sbucare fuori dalla boscaglia».

«DIO NON CI ABBANDONA». Dopo l’attacco all’università, l’ateneo si è svuotato. E non solo quello: «Prima dell’attentato, venivano nella nostra scuola 460 studenti. Dopo, solo 300. Gli altri se ne sono andati dalla città o sono troppo spaventati per tornare a scuola». Per monsignor Joseph Alessandro, vescovo di Garissa, non è certo un momento facile, come non lo è per i fedeli, che però affollano sempre la chiesa: «Siamo gente di Dio, gente di fede», spiega il vescovo. «Dio non ci abbandona mai, neanche quando sembra che ci abbia lasciati soli. Ci sono momenti in cui Dio è veramente vicino a noi, anche se non lo sentiamo».

DOVERE DI RESTARE. Monsignor Alessandro, originario di Malta, è arrivato in Kenya negli anni ’90. Dopo neanche tre anni, è stato costretto a tornare in patria a curarsi, visto che dei miliziani islamici gli avevano sparato. Cinque anni fa, però, ha deciso di tornare e non ha intenzione di andarsene: «Non è questione di scelta, rimanere qui è il nostro dovere. Nel momento in cui veniamo ordinati vescovi, dobbiamo restare, a prescindere da quello che accade. Finché rimane anche un solo cattolico, il mio dovere è di restare qui».

SE PUOI ANDARE A LAVORARE. Il governo abbia aumentato la sicurezza a Garissa, cercando di proteggere congregazioni e chiese, ma il pericolo è ancora alto. Suor Evelyn Ingoshe non sembra essere preoccupata: «Sapevo che venire in questa zona del paese, per un non musulmano, è pericoloso ma ho seguito il mio cuore e fatto ciò che volevo fare». Ha prestato servizio anche a Mandera, nel nord-est del paese, dove sono frequenti gli attacchi contro i cristiani. «Per me, se puoi andare a lavorare, puoi anche andare in chiesa».

Foto Ansa