Iva al 21%, torna la supertassa: oggi si vota la manovra in Senato – RS

Oggi si vota la manovra in Senato. Il governo ha imposto la fiducia tra le lamentele dell’opposizione. Schifani: «Occorre coniugare l’ampiezza del dibattito con l’esigenza di tempi celeri per approvare il decreto». Il testo comprenderà l’aumento dell’Iva al 21% e il contributo di solidarietà del 3% per i redditi sopra i 300 mila euro

“Aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 20 al 21%, contributo di solidarietà del 3% sui redditi oltre i 300 mila euro annui, accelerazione del percorso di adeguamento dell’età per le pensioni di anzianità delle donne, nel settore privato, a 65 anni. Di fronte al nervosismo dei mercati, e dopo l’appello del presidente della Repubblica a rafforzare la manovra per renderla più credibile, il governo rimette le mani sul piano per l’anticipo del pareggio di bilancio al 2013. (…) Un nuovo aumento delle tasse che vale altri 4 miliardi di euro l’anno. Portando il totale delle misure di correzione del deficit pubblico a 4 miliardi sul 2011, 10 sul 2012, 28 nel 2013 e a 51 nel 2014″ (Corriere, p. 2).

“Ieri il governo ha deciso di accelerare anche la riforma della Costituzione, dove verranno inserite la cosiddetta «regola d’oro», ossia il vincolo al pareggio di bilancio, e l’abolizione delle Province, con il passaggio alle regioni di funzioni, competenze e personale” (Corriere, p. 2).

E oggi la nuova versione della manovra approda in Senato, dove il governo imporrà il voto di fiducia per via della «gravità del contesto internazionale di crisi finanziaria». Anche il presidente del Senato Schifani ha provato ad evitarla: «Mi sono mosso sapendo che posso esercitare solo una moral suasion – spiega – Non me ne pento, ma occorre coniugare l’ampiezza del dibattito con l’esigenza di tempi celeri per approvare il decreto».

L’obiettivo è quello di approvare la manovra “in una manciata di ore. Il pressing dell’Europa,  i segnali di allarme che arrivano dai mercati finanziari e soprattutto il duro monito del capo dello Stato, che ha chiesto misure «più efficaci» per restituire credibilità al Paese, hanno convinto il governo ad accelerare” (Corriere, p. 5).