Israele-Gaza. «Hamas significa Fratelli Musulmani, finché esiste non ci sarà pace»

Intervista a Fiamma Nirenstein: «Il problema non è Abu Mazen ma il Movimento islamico di resistenza. Occorre disarmarli prima di intavolare qualsiasi trattativa»

«Il problema non sono i palestinesi, il problema è Hamas. Loro non vogliono due popoli in due stati, vogliono la distruzione di Israele: c’è scritto nel loro statuto. Finché non verranno smilitarizzati, non ci potrà essere nessuna pace. Vogliono il califfato universale, sono degli estremisti, non c’entrano nulla con le ambizioni nazionaliste palestinesi». Fiamma Nirenstein, corrispondente de Il Giornale da Gerusalemme, si stupisce che molti in Europa non afferrino questo basilare concetto. Che in Israele, dice, tutti condividono, a destra e a sinistra. «Gaza è stata evacuata dagli israeliani nel 2005, non ci sono territori occupati da restituire. Mettere a tema adesso l’occupazione, i Territori occupati, è fuorviante rispetto ai motivi del conflitto presente». Prima di scrivere il suo pezzo per il quotidiano milanese risponde ad alcune domande di Tempi.

Qual è il sentimento predominante fra gli israeliani, se ce n’è uno, riguardo a questo conflitto di Gaza?
Il sentimento di non avere avuto neanche stavolta altra scelta che quella di fare una guerra. Un paese che nelle ultime due settimane è stato bersaglio di 2.500 lanci di razzi, che hanno paralizzato la vita in due terzi del territorio, non può non combattere. Il governo sta facendo solo il suo dovere, che è quello di proteggere la popolazione: cerca di bloccare i lanci dei razzi. Non è una guerra di conquista, né per fare delle vittime a Gaza, è una guerra per difendere il popolo israeliano. Le vittime fra i civili israeliani sono state poche perché Israele considera sacra la loro vita e fa di tutto per proteggerla: il sistema di difesa antimissilistico è costosissimo, come pure i rifugi antibomba, ma sono efficaci. Ricordate che per salvare la vita del soldato Shalit, Israele ha accettato di liberare migliaia di terroristi incarcerati. Invece i cittadini di Gaza sono usati come scudi umani da Hamas, che sistema i lanciarazzi dentro alle loro case, i depositi di armi dentro alle infrastrutture civili o nei pressi. Per proteggere le case dei civili israeliani, Israele deve colpire le case di civili di Gaza che ospitano le armi di Hamas, purtroppo.

Dal 2009 i conflitti di Gaza ricorrono ogni due-tre anni. Perché il tempo fra una guerra e l’altra non è mai sufficiente a portare avanti un negoziato di pace efficace e costruttivo?
Perché Hamas non è assimilabile al negoziato. Con Abu Mazen la trattativa sussiste, perché il suo partito Fatah e il suo governo hanno l’obiettivo di due stati con due popoli. Con Hamas non c’è nulla da discutere: gli israeliani hanno evacuato il territorio dove adesso governano loro. Molto tempo fa 10 mila coloni hanno abbandonato le loro fattorie e le serre che avevano costruito, rimossi a forza da Sharon. Hamas ha distrutto le infrastrutture lasciate dai coloni e oggi la gente nella Striscia fa la fame.

Cosa pensano gli israeliani del loro premier Netanyahu? Su Haaretz ho letto commenti favorevoli e commenti molto critici. Yossi Sarid ha scritto che Netanyahu preferisce la guerra alla pace, perché se arrivasse la pace il suo governo cadrebbe.
La grande maggioranza approva la linea del primo ministro, e non è vero che sia bellicista: non ha mai fatto una guerra, è un primo ministro di un equilibrio straordinario, disponibile alla tregua quando erano gli altri a rifiutarla. È vittima di pregiudizi perché non è di sinistra. Sarid parla a quel modo di Netanyahu perché lui è un esponente politico della sinistra, ex ministro, ma la moderazione dell’attuale primo ministro israeliano è evidente a tutti. L’attacco di terra a Gaza è stato ordinato solo quando Hamas ha cercato di usare i suoi tunnel per entrare in territorio israeliano e rapire i civili dei kibbutz. Hamas è un pericolo per tutta la regione, basta vedere la degenerazione dei suoi rapporti con l’Egitto. Hamas non c’entra nulla con gli insediamenti in Cisgiordania, coi coloni e tutto il resto per cui Israele viene criticato. Hamas governa un territorio abitato da 1,6 milioni di persone utilizzando tutte le risorse che arrivano, compresi gli aiuti internazionali, non per migliorare la vita della gente, ma per fare la guerra a Israele.

La guerra di Gaza ha fatto dimenticare i due fatti atroci del mese scorso: i tre ragazzi israeliani rapiti e trucidati, il ragazzo arabo rapito e bruciato vivo. Cosa pensano gli israeliani dell’accaduto?
Hanno vissuto tutto questo come una tragedia. Hanno sofferto per due settimane per il rapimento dei tre ragazzi, poi sono rimasti stravolti e stupefatti dalla notizia del ragazzo arabo ucciso. Gli assassini israeliani del palestinese sono rigettati dalla società israeliana, fanno schifo a tutti. Saranno processati e condannati all’ergastolo. Provengono dagli ultras di una squadra di calcio, appartengono a gruppi marginali della società. Nessuno nel paese ha espresso apertamente approvazione per quello che hanno fatto. Invece i responsabili del rapimento e della morte dei tre ragazzi israeliani sono celebrati come eroi nazionali in molti ambienti palestinesi e nei social network. Sono stati apprezzati come combattenti per la libertà. La tragedia delle madri che hanno avuto i figli uccisi è la stessa, il dolore per le sofferenze il medesimo, ma la reazione dei referenti politici palestinesi è stata totalmente diversa da quella israeliana.

Abu Mazen è visto come un partner per la pace o come un nemico paludato con cui non si può trattare seriamente?
Come un partner. Israele vorrebbe che Abu Mazen diventasse, insieme eventualmente agli americani e all’Onu, il garante del disarmo di Hamas nel contesto di un accordo per la fine delle operazioni militari. Per Israele la premessa a qualunque accordo coi palestinesi è il disarmo di Hamas: non per ragioni teoriche, ma per un motivo pratico. Se Hamas non viene disarmata e i suoi tunnel distrutti, il conflitto può ricominciare in qualunque momento e allora gli accordi non hanno più significato. Naturalmente il discorso presuppone che Abu Mazen regga politicamente, e questa cosa non è affatto sicura: proprio ora stanno cominciando grandi manifestazioni in Cisgiordania contro la sua linea politica. La solidarietà dell’opinione pubblica palestinese della West Bank nei confronti di Hamas sta crescendo, e questo potrebbe mettere in crisi il presidente palestinese. E ricordatevi che Hamas significa Fratelli Musulmani e significa califfato islamico. A loro non interessa nessuna soluzione condivisa, interessa solo una soluzione islamista.