Ironizza sull’islam: il pianista più famoso della Turchia condannato a 10 mesi di prigione

La pena è stata sospesa per cinque anni. Fazil Say aveva scritto su twitter: «Il Paradiso islamico è una taverna o un bordello?».

Il pianista e compositore più famoso della Turchia è stato condannato ieri a 10 mesi di prigione per alcuni commenti offensivi sull’islam fatti via twitter. La pena di Fazil Say è stata sospesa per cinque anni, per cui se non ci sarà reiterazione del reato nei prossimi cinque anni il pianista eviterà la prigione, ma il suo caso aumenta i timori sul rispetto della libertà di espressione in una Turchia sempre più islamista.

PREGHIERE FRETTOLOSE. In uno dei tweet incriminati Say ha scritto parlando di una chiamata a pregare condotta da un minareto e durata solo 22 secondi: «Perché tutta questa fretta? C’è forse una mistress che aspetta o una bottiglia di raki sul tavolo?». Il raki è la tradizionale bevanda alcolica all’anice turca, vietata però dall’ortodossia islamica. In un altro tweet, Say cita il famoso poeta medievale Omar Khayyam, che si chiedeva se il Paradiso fosse una taverna o un bordello, vista la promessa islamica di un luogo dove il vino scorrerà a fiumi e per ogni credente ci saranno a disposizione molte vergini.

«CONDANNATO MA INNOCENTE». Il pianista è stato denunciato da un cittadino turco, Emre Bukagili, che l’ha accusato di «toni offensivi e impertinenti verso concetti della religione come il Paradiso e la preghiera». L’avvocato di Say ha dichiarato che il suo assistito non ha ancora deciso se ricorrere in appello. Il pianista non ha rilasciato dichiarazioni, al di fuori di poche parole dove definisce la sentenza dei giudici «un triste verdetto per la Turchia»: «Sono stato condannato nonostante sia innocente, la situazione delle libertà di espressione e credenza è preoccupante».

LE PAROLE DEL MINISTRO. Say è molto famoso in Turchia: ha suonato con la Filarmonica di New York e l’Orchestra sinfonica di Berlino. Il ministro truco per la Cultura Omer Celik ha commentato così il verdetto: «Non auguro a nessuno di essere condannato per delle convinzioni che ha espresso. Soprattutto quando si parla di artisti e figure culturali ma è una decisione dei giudici» e va rispettata. Altri, invece, parlano di «scandalo» e chiedono all’Unione Europea di bloccare le trattative per l’entrata della Turchia in Europa. Quello di Fazil Say è solo l’ultimo dei tanti casi di condanne nei confronti di personaggi famosi turchi dell’arte e della cultura. Il più eclatante è il processo intentato ai danni del premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk per i commenti fatti sul genocidio armeno da parte dei turchi.