Irlanda del Nord, giudice autorizza l’aborto contro la legge: «Non c’è alcuna vita da difendere»

La Chiesa: «Uccidere intenzionalmente un bambino non può mai essere considerato un atto umano. Come fa l’Alta corte a decidere che una vita è più meritevole di un’altra»?

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Poiché «è difficile» che la politica si occupi di legalizzare l’aborto «in alcuni casi», l’Alta corte dell’Irlanda del Nord ha deciso di prendere il suo posto sentenziando che l’interruzione di gravidanza deve essere permessa in caso di «incesto, stupro o seria malformazione del feto». In questo caso, ha spiegato il giudice Mark Horner, «non c’è alcuna vita da difendere».

DECISIONE «ANTIDEMOCRATICA». Il procuratore generale John Larkin si è detto «profondamente deluso» da questa decisione, definita «antidemocratica», mentre il ministro della Giustizia, seguendo l’entusiasmo di associazioni favorevoli all’aborto come Amnesty International, ha dichiarato di essere d’accordo a permettere l’interruzione di gravidanza quando c’è «una malformazione incompatibile con la vita fuori dall’utero». Oggi, l’aborto in Irlanda del Nord è legale solo quando la vita della madre è a rischio.

CRITICA DEI VESCOVI. I vescovi cattolici, «profondamente disturbati dalle parole dei giudici», hanno scritto un comunicato in risposta alla sentenza, pubblicato dall’Irish Times. Anche nei casi più difficili, affermano, «una società non può dimenticare che la vita umana è sacra e merita sempre la nostra massima protezione, compassione e cura». Inoltre, continuano i vescovi, «avendo incontrato molti genitori i cui bambini ancora non nati con gravi malformazioni hanno poi vissuto ore, giorni, settimane o anni, portando una felicità immensa, siamo scioccati dalle parole dei giudici che definiscono “condannati” questi bambini».

«SONO PERSONE». Come possono i giudici dire che in questi casi «non c’è alcuna vita umana da proteggere»? «Secondo ogni standard morale e umano», si legge ancora, «questi bambini sono persone e il nostro dovere di rispettare e proteggere il loro diritto alla vita non cambia per la sentenza di un corte». Non sono certo i bambini concepiti da uno stupro «ad essere responsabili del trauma causato dal crimine sessuale», perché allora la legge non dovrebbe continuare a proteggere la loro vita? In base a quale criterio «l’Alta corte di Belfast stabilisce che una vita è più meritevole di protezione e amore di un’altra»?

«UCCIDERE È DISUMANO». Sia i diritti della madre che quelli del bambino vanno «protetti». Ma, conclude la Chiesa cattolica dell’Irlanda del Nord, «uccidere una persona innocente in modo deliberato e intenzionale continua ad essere gravemente sbagliato dal punto di vista morale in ogni circostanza. Insieme a tanti altri, crediamo che uccidere un bambino non nato direttamente e intenzionalmente non può mai essere considerato un atto umano, compassionevole o una risposta appropriata alle circostanze complesse e delicate di una gravidanza difficile o critica».

Foto Ansa


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