L’Irlanda dice sì all’aborto. Si dimette il ministro “ribelle” Creighton

Vittoria per la legge promossa dal primo ministro Kenny: 127 voti favorevoli, 31 contrari. Ora il testo passa alla camera alta. Il Ministro per gli Affari Europei: «Sono molto triste, ma sapevo le conseguenze del mio voto».

Il lungo lavoro del parlamento irlandese è arrivato ad un verdetto definitivo questa notte, poco prima dell’una. Dopo che per due giorni le consultazioni si erano protratte fino a notte fonda e dopo il lungo impegno del primo ministro Kenny per cercare di perdere meno voti all’interno della maggioranza, ecco che con 127 sì e 31 no è stata approvata in via definitiva dal Dail Eireann la legge sull’aborto. Ora il testo attende solo l’ultimo passaggio alla camera alta del parlamento, il Senato, dove il Fine Gael detiene comunque la maggioranza. Al di là di come proseguirà l’iter del Protection of Life During Pregnancy Bill, il sì arrivato questa notte è una svolta storica, perché introduce la possibilità di interrompere la gravidanza anche in Irlanda, dove, ad oggi, era lecito solo in caso di grave pericolo per la salute della madre.

SI DIMETTE LA CREIGHTON. Non è bastato quindi il voto contrario di Lucinda Creighton, il ministro per gli Affari europei rappresentante del partito di maggioranza che nei giorni scorsi aveva promesso che avrebbe votato contro la bozza qualora non fossero state introdotte modifiche sostanziali, specie riguardo all’articolo 9, quello relativo al rischio di suicidio per la partoriente. Gli emendamenti non ci sono stati, lei ha votato no: subito dopo, ha consegnato una lettera in cui annunciava le sue dimissioni da ministro, subito sostituita da Paschal Donohoe. «Sono molto triste, amo il mio lavoro», è stato il suo commento a Rté News. «Sono stata davvero privilegiata a rappresentare le mie funzioni e i miei doveri da ministro degli Affari Europei per gli ultimi due anni, e per me è davvero triste vedere che è finita. Ma sapevo le conseguenze quando ho votato». La donna fa parte del Fine Gael da quando ha 18 anni: ieri ha detto che vorrà comunque continuare a lavorare nel suo partito pur essendo stata espulsa dal Parlamento. Ripartirà dalla circoscrizione di Dublino dove vive.

LE CRITICHE AL RISCHIO SUICIDI. Oggetto delle critiche più aspre della Creighton e di altri parlamentari era appunto l’articolo 9, che inseriva tra i rischi di vita di fronte ai quali una donna può richiedere l’aborto anche quello del suicidio. È troppo difficile da valutare, dicevano, e non basta la commissione di due psichiatri e una ostetrica imposta dalla legge per comprendere le effettive intenzioni di chi richiede l’interruzione di gravidanza. Il rischio è che di questa possibilità si abusi anche quando le minacce di togliersi la vita non sono effettive. In più, risulta anti-costituzionale, dato che la costituzione irlandese riconosce il feto come persona: nei casi di pericolo di suicidio è di fatto una giuria a decidere della vita del nascituro, che però non può avere alcuno che rappresenti i suoi diritti. Ora resta solo Malta l’unico Paese europeo a non ammettere in alcun caso l’interruzione di gravidanza.