Irlanda. «Solo il cinque per cento dei medici accetta di praticare l’aborto»

Solo in 200 si sono iscritti nelle liste dei medici di base disposti a interrompere una gravidanza. Intervista alla dottoressa Fiona O’Hanlon: «L’aborto non è un atto come un altro, non si può fare in ambulatorio»

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Dal 2019 in Irlanda l’aborto è legale, ma solo 200 medici di base in tutto il paese, il 5 per cento del totale, si sono iscritti nelle apposite liste dei dottori disponibili a interrompere una gravidanza. La maggior parte di loro si è rifiutata per motivi di coscienza, per mancanza di formazione o di informazione. «Gli ambulatori non sono il posto giusto per fare un aborto», commenta a tempi.it i dati Fiona O’Hanlon, medico di Cootehill, nella contea di Canvan.

La legge sull’aborto è stata approvata in Irlanda il 20 dicembre, dopo che a maggio il 66,4 per cento degli irlandesi ha abrogato via referendum l’ottavo emendamento della Costituzione, che garantiva protezione ai bambini non nati, impedendo l’aborto salvo nei casi in cui la vita della madre fosse «realmente e sostanzialmente» in pericolo. La legge sulla “Regolamentazione dell’interruzione di gravidanza” prevede la possibilità di abortire «per qualunque motivo» fino alla 12esima settimana e, in presenza di rischi per la salute della madre o di disabilità del bambino, fino alla 24esima settimana. Fino alla nona settimana, saranno i medici di base a effettuare l’interruzione di gravidanza; dalla nona in poi le donne dovranno riferirsi agli ospedali o alle cliniche.

«NON SI TRATTA DI PRENDERE UNA PILLOLA E VIA»

Non tutti i medici che si sono rifiutati di praticare aborti in Irlanda ha problemi di coscienza, spiega O’Hanlon, che fa parte dell’associazione “Dottori per la vita”. «L’aborto non è un atto come un altro e i medici hanno bisogno di essere preparati, la legge invece è stata fatta e applicata in fretta e furia. Anche nelle prime nove settimane l’aborto non è una passeggiata, è doloroso e non è semplice farlo in ambulatorio. Non si tratta di prendere una pillola e via». Questo «enorme cambiamento» della sanità, continua, «non è stato preparato e anche gli ospedali non sono pronti: manca completamente il coordinamento».

La legge irlandese, nonostante le promesse dei politici, non riconosce fino in fondo la libertà di coscienza, obbligando i medici che non vogliono interrompere una gravidanza a riferire il paziente a un altro medico. Monsignor Eamon Martin, presidente della Conferenza dei vescovi irlandesi, si è recentemente esposto affermando che «nessuno può essere costretto, contro la sua coscienza, a partecipare a un aborto o a rinviare un paziente ad altri medici». La dottoressa O’Hanlon, come tantissimi altri colleghi, non ha nessuna intenzione di farlo: «Io potrei essere denunciata per questo purtroppo, ma non capisco proprio perché dovrei essere io a organizzare un aborto, se ritengo in coscienza che sia sbagliato», spiega. «Non penso che nessuno verrà mai a tendermi una trappola o a obbligarmi a violare la mia coscienza, anche perché la pratica è sponsorizzata ovunque dai media e non è certo difficile trovare il modo di farlo».

«L’ABORTO DIVENTERÀ BANALE»

Parlando di come si comporterà con le sue pazienti d’ora in poi, aggiunge: «La porta del mio ambulatorio è sempre aperta. Io non giudico nessuno e mi preoccuperei innanzitutto di verificare che la decisione della donna che vuole abortire sia davvero cosciente e libera. Non voglio imbarazzare nessuno né causargli maggiore stress. Le donne vanno aiutate e io non faccio aborti proprio perché penso che sia sbagliato, che non sia sanità, che non si può porre fine a una vita ma anche perché ci sono opzioni migliori». Infatti, continua, «conosco personalmente donne e uomini caduti in depressione dopo un aborto, soprattutto una coppia che poi non è mai più riuscita a concepire. Noi dobbiamo stare vicini alle donne: non è l’aborto ciò che può aiutarle e ne ho viste così tante cambiare idea dopo aver visto nascere il proprio figlio».

O’Hanlon teme però che sarà sempre più difficile aiutare le donne con il passare del tempo: «Come abbiamo visto in tutti i paesi dove l’aborto è stato legalizzato», conclude, «una volta che la legge sdogana la pratica, questa diventa sempre più comune e perde il suo carattere di eccezionalità. Abortire diventerà un atto banale anche qui in Irlanda, temo, e siccome è gratis le donne non saranno neanche invogliate a prevenire le gravidanze con la contraccezione».

Foto Ansa

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