Iraq. Politici, intellettuali e religiosi musulmani invocano il ritorno dei cristiani fuggiti: «È una priorità»

Il sito iracheno ankawa.com sta raccogliendo i contributi. Per il docente Mahdi Al Jaber Al Mahdi «quello che sta accadendo oggi ai cristiani è un campanello di allarme per tutti»

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Il sito iracheno ankawa.com sta raccogliendo contributi da parte di intellettuali, giornalisti e politici iracheni, prevalentemente musulmani, sul dramma dei cristiani costretti a fuggire dal paese per sfuggire a violenze e attacchi mirati.

«CAMPANELLO D’ALLARME». «Prima dell’invasione americana dell’Iraq», scrive Nuri Al Hamdan, «i cristiani erano più di un milione, mentre ora sono circa 300 mila». Secondo altri, oggi sono rimasti solo 200 mila cristiani e si teme che «se le cose continuano così, nel 2020 nell’intero Iraq non rimarrà neanche un cristiano».
Per il professore Mahdi Al Jaber Al Mahdi, riporta Fides, «quello che sta accadendo oggi ai cristiani è un campanello di allarme per tutti coloro che hanno a cuore la prosperità del paese».

MUSULMANI CON I CRISTIANI. La Chiesa cattolica caldea in Iraq è antichissima, di radice apostolica, ed è considerata un patrimonio anche dai musulmani iracheni. Per questo il leader politico sciita Ahmed Chalabi ha scritto che il prossimo governo deve avere tra le sue priorità il ritorno dei cristiani emigrati all’estero.
Il religioso islamico sheikh Abdul Hussein Al Saadi ha invitato il Vaticano a convincere i cristiani a non lasciare l’Iraq e ha criticato, come già fatto più volte dal patriarca Mar Louis Raphael I Sako, i paesi stranieri di concedere troppi visti favorendo la fuga dei cristiani.

RECORD DI VIOLENZA. La situazione nel paese è gravissima a causa dei continui attacchi e violenze. In novembre sono morte 948 persone: tra questi, 852 erano civili. Secondo i dati di Iraq Body Count, a ottobre sono state uccise 1.095 persone, 1.220 a settembre per un totale di 3.263 morti in soli tre mesi. Dall’inizio dell’anno, attentati e scontri a fuoco hanno fatto più di 8.200 vittime, la maggior parte civili.

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