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Iraq. Nunzio: «È un genocidio, serve un intervento militare. I Paesi islamici facciano sentire la loro voce»

agosto 19, 2014 Redazione

Il nunzio di Baghdad: «È difficile poter pensare ad un negoziato; qui al momento si tratta di proteggere persone inermi affinché non vengano uccise». L’islam tace: «Sì, mi pare proprio di sì»

«In questi giorni abbiamo un clima torrido, con quaranta gradi all’ombra. Ma tra due mesi farà freddo e la situazione già difficile peggiorerà». Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Iraq, racconta oggi ad Avvenire la situazione del paese dopo aver visitato le terre del nord. «Si parla di 150 mila cristiani rifugiati in Kurdistan ed in tutto di oltre un milione di persone. Un esodo vero e proprio».
In linea con le parole ieri di papa Francesco («è lecito fermare l’aggressore ingiusto»), il nunzio spiega che «l’intervento militare deve servire a fermare un genocidio in corso. Perché ci troviamo di fronte a un genocidio. Ecco perché è difficile poter pensare ad un negoziato; qui al momento si tratta di proteggere persone inermi affinché non vengano uccise. Non credo sia possibile pensare ad un negoziato; in questo momento serve un intervento forte che si collochi nell’ambito dell’articolo 42 della carta delle Nazioni Unite (che attribuisce al Consiglio di Sicurezza l’approvazioni di azioni armate, ndr). Se non riusciamo ad intervenire impedendo e fermando il genocidio, allora ce ne pentiremo come ci siamo pentiti in altre situazioni in questi anni».

L’ISLAM TACE? Alla domanda diretta dell’intervistatore «l’islam tace?», il nunzio risponde  così: «Sì, mi pare proprio di sì. A mio avviso sarebbe davvero importante se i Paesi islamici riuscissero a far sentire la loro voce. In caso contrario, l’immagine internazionale dell’islam potrebbe uscirne danneggiata, forse anche molto danneggiata. Sarebbe importante se ci fosse una loro presa di posizione in questo contesto che stiamo vivendo».

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12 Commenti

  1. Sebastiano says:

    Certo che almeno alcuni “paesi islamici” tacciono: si vede che quelli di ISIL le armi gliele pagano in contanti, mica con fatture dilazionate…

    In compenso quelli di casa nostra si sono finalmente decisi (comunicato datato 12 agosto) a dire la loro. Un po’ generico ma è già qualcosa.

    • Sebastiano says:

      dimenticavo: la data è del 12 agosto ma in realtà è apparso al massimo avantieri, visto che lo controllavo ogni giorno e non c’era nulla.

  2. beppe says:

    centinaia di morti e migliaia di sfollati tra i cristiani e L’IMMAGINE DANNEGGIATA ( ANZI MOLTO DANNEGGIATA ) dell’islam. mi sa che dovrà andare dall’estetista quest’inverno.

  3. Gazz.34487 says:

    Solamente dopo l’intervento di Mons Tauran è arrivato il comunicato di un Islam “moderato”( moderato a mio avviso dipende solamente dalla forza di contrasto nel contesto in cui si trova forzatamente a convivere; l’unico Islam che appare ‘moderato’ è quello in ‘dar-al-sulh’ ovvero “in attesa di…ed in continua attività per…”). Un musulmano non riesce a pensare in termini di nazionalità ma di ‘Ummah. Il concetto di Ummah non è qualcosa di astratto o che resta solo “sulla carta”: esso prevede davvero che un musulmano (anche di un paese geograficamente lontanissimo) abbia dei ‘diritti/doveri’ su altri musulmani e sia un fratello, più del non-musulmano con cui si può condividere il passaporto, la nazionalità ed il luogo di nascita. I moderati, i pochissimi autentici “motu proprio”, sono considerati eretici e peggio degli atei (cioè: son più pericolosi). Gli atei, infatti, si sostiene, mirano a rovinare la religione dall’esterno, mentre costoro mirano a rovinarla dall’interno. Assomigliano alla gente di un paese intenta a rovinarlo,mentre gli atei sono come quelli che lo circondano da fuori. Poi, a un certo punto, coloro che sono al suo interno spalancano le porte delle mura! Questi ultimi, pertanto, danneggiano l’Islam più di quanto facciano coloro che non vestono spoglie musulmane (“Tasawwuf, senza Shari’ah porta a satanismo. Shari’ah, senza Tasawwuf conduce alle tenebre”). E’ inutile negare o fingere ingenuamente che nel dettato religioso islamico di tutte e quattro le scuole coraniche non vi siano dei princìpi non negoziabili insiti nel Sacro Qur’an che caratterizzano l’Islam fin dai tempi del Profeta e della Sua Sacra Spada (ovvero elementi che reggono e illuminano un certo ambito, che tengono insieme le cose e le indirizzano al loro fine, si tratta di principi, ossia di qualcosa che viene prima e che fonda, essi non dipendono da quanto viene dopo ed hanno valore di assolutezza, non sono disponibili. Non sono negoziabili perché assoluti e sono assoluti perché sono dei principi. Non possono essere presi a certe dosi, un po’ sì e un po’ no: o si prendono o si lasciano. Questo è l’Islam o non lo è … dicono gli ‘assassini’ -parola araba- jihadisti di Daesh durante le ‘razzie’ -parola araba- recitando versetti del Corano nel mentre delle loro efferate azioni). Il dialogo con l’Islam è impossibile ma ipocritamente necessario nella convivenza. “Volemose ben” nel vigile equilibrio della convenienza a scapito della convinzione che le armi si possono anche far tacere “perché è lecito fermare l’aggressore ingiusto”… ma in casa propria, alle urla dell’espansione demografica, gli autoctoni usano solo i tappi per le orecchie e il politicamente corrotto. Non si tratta di prendersela per es. con un panettiere che in Italia professa la religione islamica, ma di aver chiaro che l’Islam è un’ideologia politico-religiosa (indivisibile) i cui principi non negoziabili, al di là dei presunti estremismi, andrebbero meglio verificati se compatibili o meno con il nostro ordinamento giuridico. Diversamente si può ipotizzare che fra qualche generazione avremo delle vere “riforme” che non appariranno più incompatibili con l’attuale ordinamento dello Stato. La barba si può tagliare, poi ricresce; i veli si possono anche togliere, poi si possono ripristinare. Quando religione, società e stato coincidono in maniera indissolubile su una popolazione non più costituita da pochi “comandanti” (nascite zero e tutti con il più alto grado di istruzione: la laurea) ma da una folta, votante e prolifica truppa molto religiosa e con poca scolarizzazione, la tolleranza per le minoranze diventa allora un pericoloso optional che i manovratori del Corano, come si è visto, non contemplano nel diritto se non come merce di scambio.

      • mike says:

        se l’isis è dentro di loro come mai la signora dice che tutto è stato propagandato dal 1973?
        poi il corano ha si passi molto duri ma più di tanto non significa. dopo il medioevo l’islam ha subito la colonizzazione. l’islam in fondo che è? nord africa e medio oriente. l’eccezione che conferma la regola è l’indonesia. l’islam oltre non va. l’islam è rude. avrà avuto i suoi intellettuali, sarà meglio dell’oriente, ma in fondo è religione per il maschio che lavora poco, può avere tutte le donne e i cibi e le comodità che vuole. al musulmano in fondo interessa godersi la vita. ecco perché oltre nord africa e medio oriente non è andato. ha fatto le sue conquiste e le sue stragi ma oltre una certa area non è andato. mancano le palle vere, infatti abbiamo vinto a Lepanto e a vienna e prima c’era stata la reconquista dei territori europei. e anche capacità di confronto con le comunque sofisticate culture orientali ed occidentali. l’isis in tale quadro ce lo vedo poco. se non altro i veri musulmani credo siano gente come quelli del golfo che essendo uomini possono avere tutto dato che l’islam è una religione per l’uomo. si dice che l’isis ed in genere i ribelli arabi siano i poveri arrabbiati. allora come mai non attaccano l’arabia saudita o l’EAU o il qatar, paesi che in pratica hanno ancora la schiavitù? dietro l’isis c’è altro, e non è proprio musulmano.

    • mike says:

      io verificherei se l’isis ed il suo predecessore al qaida siano davvero dei musulmani, poiché tutto mi puzza di rivoluzione d’ottobre in salsa araba. parlando così si fomenta odio e forse si sta cadendo in una trappola che può portare davvero alla terza guerra mondiale, o all’ultimo suo capitolo tanto per ricordare parole del papa. ho il dubbio che l’isis possa essere uno strumento per farci odiare l’islam (che certo amarlo è dura) cosicché poi interviene l’occidente col consenso popolare da una parte mentre dall’altra forse paesi come iran e pakistan. poi davvero ultimo capitolo terza guerra mondiale. se l’intervento USA ( lo fanno a loro malincuore) sarà breve ed efficace la cosa sarà risolta, se altri paesi si intromettono mi sa che il mio sospetto è fondato.
      il genocidio degli yazidi credo sia uno stratagemma per mascherarsi da musulmani. all’isis interessa togliere i cristiani dal medio oriente. gli yazidi comunque sono malvisti dall’islam e allora l’isis ne approfitta per mascherarsi.

      • michele says:

        Fare il complottista è un vecchio metodo per semplificare ed attaccare sempre gli stessi. Lo dico senza simpatia per comunisti e massoni.

        • mike says:

          come al contempo affermare verità presunte e non dimostrate. poi se anche fossero islamici doc chi c’è dietro? chi dà loro le armi? direste qualche potere islamico che vuole dominare il mondo. e questo pure è complottismo.
          per me “forse” non sono islamici per tre ragioni “discretamente” sospette. 1 uomini che si ribellano in paesi arabi che fanno cioè un casotto? se era solo per uccidere i cristiani potevano farlo come in pakistan o anche india ed estremo oriente. qui l’impressione di fondo mia è che oltre ad uccidere i cristiani ci sia altro sotto. 2 le jihadiste del sesso, la ragione più convincente delle due. abbi pazienza ma quelle sono troppo emancipate per essere mentalmente islamiche. 3 non ci mettono molto ad uccidere islamici a loro contrari o a distruggere moschee se ciò a loro garba.
          islamici doc?

          • michele says:

            Con la dottrina della tkfirjia, cioè dellapostasia, i terroristi islamici si tutelano dalle accuse che ricevono uccidendo correligionari. Per loro sono finti islamici, perché non sono con loro.

  4. Aldo Cannavò says:

    Più che l’intervento militare è necessario l’intervento culturale.Bisogna far capire ai fondamentalisti che il loro comportamento è aberrante poichè l’occidente accoglie milioni di mussulmani lasciandoli liberi di culto e di costruire moschee.Essi sono rispettati e molti di loro si sono inseriti nella società civile e nel mondo del lavoro, ottenendo cittadinanza regolare.Si deve diffondere il messaggio attraverso internet,le varie televisioni e radio.Sarebbe pure necessario stamparlo su volantini da spargere nei luoghi della persecuzione a mezzo di aerei.

    • michele says:

      Un altro che pensa che i califfi ragionino come persone normali. Rieducare loro è inutile, piuttosto educare diversamente la gente comune dei paesi arabi ed i fedeli delle moschee.

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