Dopo l’Isis, gli sciiti minacciano i cristiani in Iraq. «Ci cacciano dalle nostre case»

A Bartella le milizie sciite che gestiscono l’ordine in città per conto del governo intimidiscono i cristiani e li perseguitano. «Anche se le armi dell’Isis non ci sono più, il loro modo di pensare resta»

Non c’è pace per i cristiani in Iraq e dopo l’Isis sono gli sciiti a minacciare la loro sopravvivenza nel paese. È il caso di Bartella, città della Piana di Ninive dove hanno fatto ritorno solo mille famiglie cristiane su 3.800. A preoccupare i fedeli non sono più i terroristi sunniti, ma le milizie sciite che controllano la città, composte da appartenenti al gruppo etnico Shabak. Padre Behnam Benoka, sacerdote cattolico, ha infatti dichiarato all’Associated Press che «gli Shabak stanno cercando di cacciarci».

«MI HA ASSALITA PERCHÉ CRISTIANA»

I cristiani sono sempre sotto pressione: da un lato le donne vengono prese di mira, molestate sessualmente e derubate. Dall’altro gli Shabak sono arrivati a intimidire i fedeli sparando in aria davanti alla chiesa della città per oltre un’ora. Iqbal Shino, che ha fatto ritorno in città con la sua famiglia nel 2017, racconta di essere stata afferrata da dietro al mercato da uno Shabak. «Ho gridato e lui mi ha lasciato, ho fatto un esposto alla polizia ma poi ho lasciato perdere per evitare problemi. So però che mi ha presa perché sono cristiana: mi ha assalito per spaventarmi, per costringere la mia famiglia a lasciare Bartella».

Il rappresentante degli Shabak in Parlamento a Baghdad, Qusay Abbas, ha ammesso violazioni della legge ma «si tratta di casi individuali di abuso di potere. Non significa che siano tutti cattivi Gli Shabak, al pari dei nostri fratelli cristiani, hanno sofferto a causa dell’Isis».

«NON TORNO PER PAURA DEGLI ESTREMISTI ISLAMICI»

La sicurezza e le operazioni di polizia a Bartella sono gestite interamente dalle Forze di mobilitazione popolare, che in città sono costituite da Shabak. La forza di polizia cristiana (Npu), invece, è stata smantellata dopo la sconfitta dell’Isis. «La Npu ci proteggeva», spiega un consigliere cittadino cristiano, Jalal Boutros. «Anche se le armi dell’Isis non ci sono più, il loro modo di pensare resta».

La fiducia tra la comunità cristiana e la comunità Shabak sembra persa per sempre. «Io vorrei tanto tornare a vivere a Bartella», spiega la 72enne Habiba Kiyaqos, che vive ancora in un campo profughi a Erbil. «Ma ho paura che gli estremisti islamici ci attacchino».