La preghiera del mattino
L’ondivago Trump e le due linee rosse di Crosetto
Scrive l’Ansa:
«Donald Trump ha accettato di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum all’Iran. Trump ha precisato che lo stop ai bombardamenti vale “a condizione che l’Iran acconsenta all’apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz”. L’Iran ha accettato la proposta di cessate il fuoco del Pakistan anche grazie all’intervento dell’ultimo minuto della Cina, che ha esortato l’Iran a mostrare flessibilità e stemperare le tensioni. Il primo round di trattative fra Stati Uniti e Iran per un accordo per mettere fine alla guerra è previsto a Islamabad venerdì. Dovrebbero esserci il vicepresidente JD Vance, oltre agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Il premier del Pakistan Shehbaz Sharif annuncia che il cessate il fuoco è immediato e ovunque, “inclusi il Libano e altrove”».
Trump canta «vittoria totale e completa. Al 100 per cento. Senza alcun dubbio». Secondo alcuni media, Israele «è rimasto sorpreso», per altri è «parte dell’accordo». In una dichiarazione, Benjamin Netanyahu dice «di sostenere la decisione del presidente Trump». In attesa di capire quale sia la verità e verificare la durata del cessate il fuoco, non si può che prendere atto di una svolta poco prevedibile fino a poche ore fa, quando il presidente statunitense aveva minacciato di «cancellare la civiltà iraniana».
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Dice il ministro della Difesa Guido Crosetto al Foglio:
«Dobbiamo essere franchi: esistono momenti in cui alcuni problemi sono posti anche da paesi alleati e amici. E in quei momenti la risposta non può essere né la rottura isterica né la subordinazione infantile. Deve essere la maturità. Significa tenere ferme le alleanze strategiche e inscindibili, ma anche ricordare che esistono regole, procedure, sovranità, interessi europei. Il rafforzamento autonomo dell’Europa non è un dispetto antiamericano: è l’unico modo serio per restare alleati senza essere dipendenti. Se l’Europa non cresce in responsabilità, ogni oscillazione di Washington diventerà per noi una crisi esistenziale».
Avere a che fare con un presidente americano, diciamo così, “meteoropatico”, non è facile. Un giorno prima dell’annuncio del cessate il fuoco, Crosetto aveva tracciato una prima linea di demarcazione sui rapporti tra “paesi alleati e amici” richiamandosi al rispetto di regole e interessi (e sul caso di Sigonella s’è visto che non sono solo chiacchiere). Lo aveva ribadito anche ieri nell’informativa urgente alla Camera: «Rispettare accordi non vuol dire essere coinvolti in una guerra. Noi siamo parte della Nato, non siamo in guerra con l’Iran. Sappiamo far rispettare i trattati».
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Dice Guido Crosetto al Corriere della Sera:
«L’Iran degli ayatollah, a capo dell’integralismo, anti occidentale, che teneva sotto scacco ogni libertà era un problema di tutti. Con questa guerra decisa in due senza confronto e legittimità internazionale gli hanno fatto un regalo. […] L’Italia non è alleata di Trump o Biden, noi siamo alleati degli Stati Uniti. Soltanto chi è stupido può pensare che si possa rompere questa alleanza. Pensiamo a oggi, pensiamo all’Iran che decida di reagire lanciando un razzo contro di noi. Se non ci fosse la difesa della Nato ogni Paese rischierebbe molto di più e sarebbe molto più indifeso».
La seconda linea rossa tracciata dal ministro riguarda l’alleanza atlantica che non può essere messa in discussione. Muoversi all’interno di queste due linee è il compito (difficile) che spetta la governo – quello attuale e quelli futuri. L’alternativa – cioè di avvicinarsi alla Cina – non è solo irrealistica, è suicida. Il “rafforzamento autonomo dell’Europa”, per usare le parole di Crosetto, è invece un’opzione realistica, anche se ardua e di medio-lungo periodo, soprattutto per la caratura attuale dei leader europei. In questo contesto, va comunque apprezzato il pragmatico equilibrio del nostro governo, che fa quel che può.
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Scrive Tommaso Cerno sul Giornale:
«Noi europei anziché frignare e dividerci dovremmo aprire una riflessione: creiamo le condizioni per avere un alter ego di Trump in Europa, con il nostro dna, ma altrettanto pesante sul tavolo politico. Due Trump potrebbero forse equilibrarsi nella loro visione strategica».
Non esageriamo. Di Trump ne basta e avanza uno.
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Scrive Franco Bassanini su X:
Che senso hanno le critiche dell’opposizione alla missione nel Golfo di Giorgia Meloni? Tanto più che è stata accompagnata da una chiara affermazione di dissenso rispetto all’azione di Trump… Criticare sempre e tutto quel che fa il Governo non giova alla credibilità dell’opposizione: me lo spiegò Giorgio Napolitano nel 1980 quando ero da poco stato eletto deputato. Nei momenti di crisi sarebbe più che mai necessaria la coesione nazionale sulle scelte condivise: rinforzare i rapporti con i paesi del Golfo non dovrebbe essere una scelta condivisibile?
Ecco un uomo di sinistra che coglie la gravità della situazione e invita l’opposizione a comportarsi responsabilmente. A giudicare dalle prime reazioni, però, il suo consiglio pare destinato a rimanere inascoltato.
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Scrive Filippo Facci sul Giornale:
«Un capo di governo va in Medioriente per ovvi motivi di interesse nazionale (legati all’approvvigionamento di risorse) e, pur di dire qualcosa, Bonelli riduce tutto a “viaggio della disperazione politica” e aggiunge che il governo avrebbe “sbagliato totalmente la politica energetica”. […] Nel vecchio mondo, a un Bonelli, avresti potuto ricordare che Meloni governa da 3 anni e non da 50, ricordare quanto è costato al Paese il verdissimo referendum sul nucleare, l’ostilità ai rigassificatori, alle trivellazioni, ai termovalorizzatori, il favore teorico alle rinnovabili con tuttavia una resistenza pratica agli impianti, tipo pale no, fotovoltaico a terra no, elettrodotti no, accumuli no; ergo, transizione invocata e poi sabotata localmente, richiesta di uscire dal carbone e dal fossile senza alternative mature già pronte, senza cioè aver prima costruito abbastanza nucleare, gas nazionale, rigassificazione, accumuli o rinnovabili “autorizzate”».
Appunto. Come nota Facci, i vari Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni paiono interpretare il proprio ruolo politico alla stregua di una disordinata okkupazione liceale. Se un domani andranno al governo, ci sarà da tremare.
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