Io, tra i Veilleurs parigini che non vogliono le nozze gay. «La bellezza salverà il mondo»

Testimonianza di una francese che ha partecipato alle veglie contro la legge sulle nozze gay. Le letture, i canti, gli interventi dei gendarmi. «Qui si è alzato un popolo per dire “Io”»

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Una lettrice ci ha inviato dalla Francia la seguente lettera. Vi si racconta, dall’interno, cosa sta accadendo durante le manifestazioni contro la legge per il matrimonio omosessuale voluta dal presidente Hollande.

I Veilleurs sono un gruppo di giovani ragazzi che, davanti alle violenze nate dopo alcune delle manifestazioni nei giorni dell’approvazione della legge, hanno voluto esprimere la loro disapprovazione in modo pacifico. La sera, da tre settimane a questa parte, si trovano in un bel posto di Parigi (il loro slogan è la frase di Dostoevskij: «La bellezza salverà il mondo»!), per «Veiller» (vigilare). Si siedono per terra davanti a candele, indifferenti a pioggia e freddo, e ascoltano poesie, riflessioni di autori, canti lirici, brani di musica (il tutto dal vivo), intercalati da canti sottovoce e momenti di silenzio, o riflessioni scritte da loro o fatte da invitati sulla situazione attuale e la legge.
La prima sera, erano una cinquantina, dopo una settimana 5.000 (anche grazie alla «pubblicità» che li hanno fatti gli arresti violenti totalmente assurdi delle prime sere, che oggi non hanno più luogo); attualmente, si danno il turno e sono qualche centinaio ogni sera a Parigi, ma anche in tante città del paese, e all’estero (compreso Milano, dove c’è stata una veglia). All’origine dell’iniziativa, due giovani, Alix et Axel, che non vogliono essere conosciuti e intervistati dai media.

Alcuni degli numerosissimi autori citati: Hugo, Aragon, Eluard, Desnos, Péguy, Rostand, Racine, Sofocle, Toqueville, Camus, Ronchi, Popieluszko, Dostoiesvki, Jaurès, Mac Arthur, Saint Exupéry, Gramsci, Havel, Solgenitsin, ecc… Tra i film citati: Hannah Arendt, Cristiadas…

Incuriosita e desiderosa di capire veramente chi erano, ho partecipato domenica sera alla loro veglia. Ho visto dei ragazzi giovanissimi (la maggior parte sembra attorno ai 20 anni), con dei leader di una maturità e di una determinazione stupefacente. Siamo stati seduti per due ore nella modalità che ho descritto. Il posto (Avenue de Breteuil) era nuovo, e sembrava che la polizia, che finora ha controllato da molto vicini questi incontri, non ci li avesse trovati. Poi, ci siamo alzati, e incamminati, sempre con candele e canti, verso una destinazione sconosciuta (i responsabili sono coscienti che queste manifestazioni rischiano di attrarre i pro e contro legge che cercano le risse e sono quindi molto cauti, perché le informaziono circolano istantemente sulle reti sociali). Solo dopo abbiamo scoperto che l’obiettivo era la Place Vendôme, dove si trova il palazzo di giustizia.

Erano le 23.30. Tanti Veilleurs erano già andati a casa ed eravamo rimasti in duecento. Dopo qualche centinaia di metri, siamo arrivati sugli Invalides, dove ha avuto luogo la maggior parte delle Veglie precedenti… li ci aspettavano i Gendarmes! Abbiamo visto correre verso di noi centinaie di militari super armati, con casco e scudo, e nel giro di qualche secondo eravamo accerchiati da un muro. Una scena surreale, se si pensa alla tranquillità del gruppo che avevano di fronte!

I leader del gruppo hanno chiesto di poter andare al ministero, ma davanti al rifiuto, ci hanno immediatamente detto di sederci e che la veglia sarebbe andata avanti lì, sul marciapiede. Abbiamo ripreso letture e canti. Le guardie davanti a noi sono rimaste tutto il tempo in piedi, ma hanno presto ridotto il numero, e varie compagnie di Gendarmes hanno iniziato ad alternarsi ogni venti minuti davanti a noi.

Regolarmente, i leader ricordavano che ognuno poteva andarsene quando voleva, pensando in particolare ai suoi impegni del giorno dopo, e consultavano il gruppo per sapere se proseguire o meno. C’era poca gente in giro a quell’ora, ma chi passava si fermava a chiedere chi fossero questi ragazzi seduti e sorvegliati dalla polizia. Qualcuno applaudiva e incoraggiava. Verso l’una e mezza, i CRS (la polizia anti sommosse) ha dato il cambio ai Gendarmes, che se ne sono andati. Questi, partendo, ci hanno salutato silenziosamente da ognuno dei numerosi camion che ci passavano davanti. Durante la lettura del testo sulla giovinezza di Mac Arthur, abbiamo visto un poliziotto recitarlo a memoria insieme al lettore.

Io sono andata via verso le 2, ma un gruppo di una cinquantina è andato avanti fino alle 7 di questa mattina.

Non so cosa succederà nei prossimi tempi, come si evolverà. Sicuramente il governo spera che l’approvazione definitiva della legge stroncherà queste manifestazioni. Può darsi che abbia ragione. Oppure no.

Comunque non potrà togliere il fatto che si è alzato un popolo, per dire «io», testimoniando di una diversità di mentalità e di cultura ormai indecifrabile dall’intelligentsia al potere, ma disposto a tutto per non farsi omologare, per rimanere se stesso. Ieri, durante la Veglia, uno degli interventi diceva che il ’68 ha formato la cultura, la mentalità e la classe dirigente fino ad oggi. E domandava: chissà se la primavera 2013 formerà quelle degli anni a venire?

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