Io, partigiano dell'eutanasia, vi dico: la vostra legge è un inganno

Il testo della lettera con cui un medico della Commissione di controllo dell’eutanasia in Belgio ha abbandonato l’incarico. E che spiega bene come funziona la “dolce morte”

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«Questa non è eutanasia, questo è omicidio. Non esiste un’altra parola nel vocabolario per definire un atto simile». Tempi.it vi aveva già raccontato il caso del dottor Ludo Vanopdenbosch, neurologo, che nel settembre dello scorso anno aveva abbandonato il suo posto alla Commissione di controllo dell’eutanasia in Belgio. Il motivo delle sue dimissioni è rimasto oscuro per molto tempo finché l’Associated Press non ha spiegato che Vanopdenbosch se ne era andato sbattendo la porta perché contrario al modo con cui la “buona morte” era somministrata nel suo paese («Sono un fervido sostenitore dell’eutanasia, ma questo è omicidio», avevamo titolato il nostro articolo). Qui di seguito pubblichiamo in una nostra traduzione il testo della missiva.
Lettera di dimissioni del dottor Van Opdenbosch
Gentile presidente della Camera dei rappresentanti,
Gentile presidente della commissione di Salute pubblica della Camera,
Con la presente, voglio rassegnare le mie dimissioni dalla funzione di membro supplente della Commissione federale di controllo e valutazione dell’Eutanasia (Cfcee). La Camera dei rappresentanti si pone a giusto titolo il problema dell’indipendenza e del ruolo di questa commissione. Nei fatti, la Cfcee non è in effetti né indipendente, né oggettiva.
Quando le dichiarazioni di eutanasia vengono trovate non conformi alla legge, la Cfcee non le rinvia affatto alla Procura perché le esamini, come prescrive la legge, ma si arroga il ruolo di giudice. L’esempio più sconvolgente si è verificato durante la riunione di martedì 5 settembre 2017: noi abbiamo trattato il caso di una persona che soffre di demenza in stadio avanzato e Parkinson, che ha ricevuto l’eutanasia su richiesta della famiglia da un medico generalista totalmente incompetente e che non sapeva niente di cure palliative.
L’intenzione era uccidere. Il paziente non ha mai fatto alcuna richiesta in questo senso. Il mezzo utilizzato per alleviare le sofferenze del paziente era sproporzionato. L’altro medico consultato non era probabilmente indipendente e sembra aver dato il suo parere sul caso solo a posteriori. Dunque, nessuno dei requisiti legali è stato rispettato, salvo la compilazione di una dichiarazione di eutanasia. La Commissione ha interrogato il medico. L’interrogatorio è stato registrato e un video, che mostrava le condizioni di vita del paziente prima dell’eutanasia, è stato trasmesso.
Dopo un lungo dibattito di diverse ore, siamo arrivati al voto: la maggioranza di “due terzi” dei voti, richiesta per trasferire un dossier alla Procura per l’esame, non è stata raggiunta di poco. I membri che non volevano trasferire il caso alla magistratura hanno dato ragioni di ordine fondamentalmente politico: la difesa dell’eutanasia a qualunque costo, il timore di scoraggiare la pratica dell’eutanasia in Vallonia, la volontà di difendere l’eutanasia per le persone affette da demenza. Questa decisione dimostra che la Cfcee è inefficace. Non fa che allargare le maglie della legge, mentre la trasgredisce.
Ecco perché non voglio più far parte di questa commissione, che non soltanto viola scientemente la legge, ma cerca di nasconderlo. Eppure i membri legali presenti alla riunione avevano chiaramente ricordato che non spettava alla Cfcee di interpretare la legge. Al termine della riunione, è stato comunicato ai membri che non potevano in alcun modo comunicare all’esterno il dibattito che si era svolto sul caso e la decisione finale. Questa cosa è inaccettabile e rappresenta il secondo motivo delle mie dimissioni. Ciascuno di noi ha il compito di essere il rappresentante di una comunità e abbiamo probabilmente tutti il compito di tenere corsi e conferenze sulla valutazione dell’eutanasia.
La terza ragione che devo sottolineare riguarda due riunioni precedenti alle quali ho assistito e nelle quali in quanto neurologo ho espresso la mia inquietudine davanti all’eutanasia di pazienti vulnerabili come le persone gravemente affette da patologie neurologiche, come la sclerosi multipla. Quando si tratta di queste persone, non si possono prendere decisioni alla leggera. Durante il mio intervento, un membro dell’associazione “Morire con dignità” (Admd) mi ha zittito togliendomi la parola. Né il presidente, né il vicepresidente sono intervenuti per garantire il mio diritto a parlare. Non voglio dunque più essere membro di una tale commissione.
Quarto, la Cfcee non ha i mezzi per verificare la veridicità dei fatti menzionati nei formulari delle dichiarazioni di eutanasia compilati dai medici. In qualità di medico, so benissimo come riempire questi formulari in modo che siano considerati validi dalla Cfcee, senza che vengano verificati in alcun modo i fatti. Diversi membri della commissione sono loro stessi medici e praticano l’eutanasia; loro sanno che possono coprire ed essere coperti dai loro colleghi. Una simile impunità di fatto è terrificante.
(…)
In tutto questo l’ironia è che io sono un grande partigiano dell’eutanasia, anche nei casi di malattie neurologiche in stadio avanzato e sono grato al legislatore che mi ha dato la possibilità di porre fine a sofferenze terribili, di poter ascoltare in tutta serenità il mio paziente e di poter rispettare la sua autonomia al di fuori di ogni paternalismo. La legge sull’eutanasia ha un sostegno sociale enorme e sarebbe tragico se questa legge venisse screditata perché uno dei suoi pilastri essenziali, il controllo a posteriori da parte della Cfcee, non viene correttamente svolto. Questa commissione oggi non svolge il compito che le è stato assegnato e non è neanche in grado di farlo.
Distinti saluti,
Ludo Vanopdenbosch

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