Innalzamento tetto contante: «Meglio la crescita dello Stato “guardone”»

L’uso del contante portato da mille a tremila euro. Lottieri (Ibl): «Le Pmi hanno bisogno di liquidità per sopravvivere. Meglio dare priorità a loro che a una lotta ideologica all’evasione»

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«Innalzando il tetto all’uso del contante da mille a tremila euro, Matteo Renzi dimostra il fiuto politico che lo contraddistingue. Mi ricorda in qualche misura Silvio Berlusconi. Renzi ha capito che ha più senso sacrificare un eventuale evasione fiscale piuttosto che bloccare la crescita economica italiana. Dopo tutto, anche il nobel per l’economia Milton Friedman nel 2006, disse: “L’Italia? È più libera di quanto crediate grazie al mercato nero e all’evasione fiscale”». Questa è la provocazione che a tempi.it lancia Carlo Lottieri, direttore del dipartimento di teoria politica dell’Istituto Bruno Leoni.

Perché dà il benvenuto a questa misura voluta dal governo di innalzare il tetto?
Prima di tutto per una ragione puramente politica. Il governo ha colto il fatto che anche per l’economia una misura del genere è positiva e che la misura precedente, con il blocco dei prelievi a soli mille euro, era troppo rigida e al di fuori del normale. Renzi ha compreso che era meglio affrontare l’opposizione ideologica interna al suo partito, piuttosto che proseguire su questa strada. Il “tappo” al contante è una misura profondamente illiberale.

Perché?
In una società libera, anzitutto una persona deve avere il diritto di poter usare il contante come crede. Se io, poniamo, ho guadagnato diecimila euro, e voglio darli ad un’altra persona per acquistare una moto, devo avere l’opportunità di farlo, è un diritto. La proprietà privata è un diritto e come tale va difeso. Il presupposto del limite è che se uno vuole usare il contante è perché ha qualcosa da nascondere. Si tratta di una presunzione di colpevolezza, di un pregiudizio bello e buono che in realtà non fa che portare ad una società del Grande fratello, dove ogni misura è controllata. E la nostra società, con un immenso Stato-welfare che ha costantemente bisogno di essere nutrito, presuppone proprio la presenza di un Grande fratello che controlla ogni movimento dei nostri soldi, attraverso bancomat e carte di credito.

La precedente misura ha avuto una qualche efficacia nella lotta all’evasione fiscale?
Difficile dirlo, dal momento che tutte le ricerche sul sommerso per definizione sono sempre lacunose. Ma sottolineo che il punto in questo caso è preoccuparsi di quale sia la priorità. Meglio la lotta all’evasione o la crescita del paese? Sappiamo che la maggioranza delle piccole imprese italiane non riesce a sopravvivere senza una liquidità minima e mettere un limite ai prelievi significa decretare la morte di quelle imprese. Una società che muore proprio a causa dello sproporzionato prelievo fiscale non può vedersi imporre ulteriori norme. E non si tratta di un problema esclusivamente italiano. Persino in Germania negli ultimi vent’anni la crescita è stata intorno all’un per cento: questo perché in tutt’Europa la tassazione e lo spesa pubblica, di fatto, condannano la crescita. Focalizzarsi solo sui temi della lotta all’evasione, non fa altro che proseguire questo cammino iper statalista. È preferibile un’economia viva, anche se lo Stato eventualmente rischia di perdere qualcosa.

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