L’inchino della Madonna di Oppido, la facile retorica e le «botte da orbi» alla Chiesa

«Basta un fatto, anche se grave come quello di Oppido, che si tira in ballo la Chiesa e giù botte da orbi» ha detto al Garantista monsignor Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria

La processione della Madonna delle Grazie a Oppido, paesino di cinquemila anime nell’Aspromonte calabrese, ha scatenato un pandemonio mediatico. “La Madonna si inchina al boss”, ha titolato Repubblica qualche giorno fa. Il gesto di “omaggio” da parte di una cinquantina di portantini, durante l’annuale processione paesana, si è concretizzato in una sosta di qualche secondo davanti alla casa di Beppe Mazzagatti, ‘ndranghetista condannato all’ergastolo e agli arresti domiciliari per motivi di salute. I portantini che reggevano la statua della Vergine si sono fermati per dieci secondi, prima di riprendere a camminare. Questa pausa ha fomentato la stizza del locale maresciallo dei Carabinieri che, per la prima volta in trent’anni, ha lasciato la processione.

#IONONMINCHINO. Autorità religiose, politiche, dello spettacolo e del giornalismo si sono espresse contro il «temerario gesto di blasfema devozione» dei portantini oppidesi (definizione del vescovo di Oppido-Palmi, monsignor Francesco Milito). L’ex governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti ha fatto sapere che già anni fa aveva avvisato la Prefettura locale delle «criticità» nella processione di Oppido. L’ex pm e presidente del Senato, Pietro Grasso, ha deciso di chiamare il maresciallo che ha abbandonato la processione per ringraziarlo «a nome di tutti cittadini onesti». Il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, ha aperto un fascicolo per stabilire se vi siano responsabilità penali applicabili al caso. Per ora, il capo della procura reggina si è limitato a dire che l'”inchino” «dimostra la compromissione e l’inquinamento» del territorio. A seguire, è intervenuta la presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi. Secondo Bindi, eletta nel 2013 proprio in Calabria, l’intera regione dovrebbe essere adottata dal Governo. Ha quindi invitato Matteo Renzi a mandare uomini e mezzi sul territorio per mettere «in ginocchio la ‘ndrangheta». Il presidente dei vescovi calabresi, monsignore Salvatore Nunnari, ha chiesto di fermare le processioni. Anche il comico Rosario Fiorello è intervenuto sulla vicenda, lanciando su twitter una nuova tendenza: #iononminchino.

«POLVERONE PRETESTUOSO». «Noi non ci inchiniamo davanti a nessuno se non al Signore», ha detto don Benedetto Rustico, parroco di Oppido, spiegando qual è la difficile situazione locale: «Le nostre case sono piene di persone arrestate che hanno problemi e non è facile fare una distinzione netta», ha detto. Il sindaco Domenico Giannetta ha negato che la pausa dei portantini davanti alla casa del boss fosse un omaggio, definendo quanto sollevato dai media un «polverone pretestuoso». Il presunto “inchino”, «avviene da trent’anni, in cinque punti del paese. Non è un omaggio a nessuno», ha dichiarato.
L’arcivescovo di Reggio Calabria, Giuseppe Morosini, nominato da papa Francesco appena dopo il suo viaggio in Calabria, intervistato oggi dal Garantista, ha sottolineato come media e magistrati sfruttino ogni occasione per accusare preti e vescovi di collaborazionismo con la criminalità organizzata: «Basta un fatto, anche se grave come quello di Oppido, che si tira in ballo la Chiesa e giù botte da orbi». Per l’arcivescovo l’episodio di Oppido è «gravissimo, senza attenuanti». «Oggi – ha proseguito il cardinale – è di moda scaricare su rapporti giudicati equivoci tra Chiesa e ‘ndrangheta la mancata sconfitta di questa associazione criminale». In realtà, secondo Morosini, quello che manca per batterla è «il coraggio di affrontare seriamente anche gli altri aspetti del fenomeno», in particolare «quelli sociali, economici, politici e giudiziari».