Due importanti riaperture per riscoprire il segno lasciato dal maestro toscano nello sfolgorante panorama della pittura del Trecento
Il Cappellone di San Nicola a Tolentino (Mc), affrescato da Pietro da Rimini e dalla sua scuola nel 1324-’25, chiuso dopo il sisma del 2016 e riaperto il 10 settembre scorso
Due casi di celebri restauri che suscitarono l’indignazione e fecero gridare allo scempio: l’Ultima cena di Leonardo e il Giudizio universale di Michelangelo della Sistina. Fra i motivi dello schiamazzo vi sono l’ignoranza e l’abitudine visiva. Il peccato dell’abitudine visiva è un rischio cui ha accennato Emanuela Daffra, direttrice dell’Opificio delle pietre dure e dei lavori di restauro degli affreschi di Giotto nella cappella Bardi in Santa Croce a Firenze, capolavoro fra i capolavori del maestro.
Il ciclo, che raffigura Storie di san Francesco, venne eseguito intorno alla metà degli anni Venti del Trecento. Il complesso aveva beneficiato di una salutare e radicale metamorfosi dopo la drastica pulitura operata da Leonetto Tintori sotto la guida di Ugo Procacci nel 1958-’59, quando furono rimosse le ridipinture ottocentesche. Il confronto con foto anteriori a tale data è un esempio dei criteri di ripristino invalsi nell’Ottocento. In ossequio a un approccio e a una lettura confacent...
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