In Usa la Chiesa lotta per una giusta legge sulla pedofilia

In diversi Stati le associazioni legali per le vittime vogliono togliere i limiti di tempo per la denuncia del reato. Anche se così si va contro al diritto alla difesa.

La battaglia per abolire i limiti alla legge sulla pedofilia sta attraversando gli Stati Uniti d’America.
Come ogni altro crimine, però, anche quello della pedofilia non può essere perseguito per sempre. Esiste, infatti, un diritto alla difesa. Impossibile da far valere nei casi di reati commessi troppi anni prima rispetto al momento della denuncia. La causa che giustifica i paletti presenti in qualsiasi codice civile e penale democratico è l’oblio, l’assenza di testimoni e l’impossibilità di reperire prove valide alla ricostruzione la vicenda.

Ma alcune associazioni legali per la difesa delle vittime di abusi stanno spingendo affinché i legislatori aprano una “finestra temporanea”, come viene definita, per permettere alle vittime di denunciare eventuali abusi senza limiti temporali. Sta accadendo in New Jersey, in Pennsylvania, in Massachusetts e nello Stato di New York. Fino ad ora molti Stati hanno respinto la richiesta. Sopratutto dopo che nel 2003 il parlamento della California l’aveva accolta. Da allora, quasi seicento persone hanno fatto causa alla Chiesa cattolica. E nonostante la difficoltà a ricostruire i fatti, e quindi a stabilire la verità, la Chiesa ha dovuto sborsare quasi 2,5 miliardi di dollari per difendersi dalle accuse.

Patrick R. Brannigan, direttore esecutivo della Conferenza episcopale del New Jersey, chiamato ad argomentare di fronte allo Stato la sua opposizione sulla revisione delle norme, ha chiarito: «Come può un’istituzione difendere se stessa plausibilmente contro un crimine commesso quaranta, trenta o addirittura sessant’anni fa? I limiti esistono perché i testimoni muoiono e la memoria si cancella».
Non solo, secondo i vescovi americani, «una tale revisione non serve a proteggere nemmeno un bambino, ma solo a trasferire cifre enormi dalle tasche dei clienti a quelle degli avvocati». Inoltre, la legge colpirebbe solo la Chiesa, «invece che concentrare l’azione sul problema vivo oggi, dato che le scuole pubbliche, sede dei maggiori abusi, e i Comuni cittadini hanno lottato con successo per essere esenti da una tale revisione delle norme».

In Massachusetts la Conferenza episcopale della Chiesa cattolica ha parlato contro l’abolizione dei limiti per quanto riguarda sia le accuse di tipo penale sia quelle di natura civile. Ma gli avvocati e le associazioni delle vittime, che negli ultimi anni hanno fatturato milioni di dollari, continuano a protestare. In Pennsylvania, il cardinale di Philadelphia, Charles Chaput, eletto nel 2011 da papa Benedetto XVI proprio per far fronte agli scandali, ha sottolineato il fatto che non c’è nulla di religioso nelle obiezioni della Chiesa: «Il limite imposto dalla legge ha motivazioni legali universali».