Tentar (un giudizio) non nuoce

In Mauritania, nel segno del Piano Mattei

Di Raffaele Cattaneo
31 Gennaio 2026
La presentazione di un progetto per l'Africa è stata l'occasione per costruire percorsi comuni, capaci di valorizzare le competenze locali e di rispondere ai bisogni reali dei territori
Nouakchott, Mauritania (Foto Ansa)

Domenica scorsa mi sono recato a Nouakchott, capitale della Mauritania, per una missione istituzionale promossa dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa voluto dal Governo italiano. Una missione breve (siamo stati nel Paese solo 30 ore) ma molto intensa, in un Paese piccolo (cinque milioni di abitanti, la metà della Lombardia), ma esteso su un territorio vasto e polveroso in pieno deserto del Sahara. Un Paese molto povero: al 164 posto (su 193) per indice di sviluppo umano. Però un Paese chiave per la stabilità dell’Africa occidentale, perché rappresenta un baluardo contro lo jihadismo, che si va diffondendo pericolosamente negli altri Paesi del Sahel a cominciare dal Mali, generando emigrazioni massicce e rischi per la sicurezza globale.

Una missione italiana, che nasce dalla convinzione che il rapporto tra Italia e Africa non possa più essere affrontato con schemi astratti o interventi occasionali, ma richieda presenza, ascolto e relazioni strutturate. Per queste ragioni la delegazione, capitanata dall’ambasciatore Stefano Gatti, Direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo e dal consigliere diplomatico di Palazzo Chigi incaricato del Piano Mattei Lorenzo Ortona, era nutrita: oltre al ministero degli Esteri, erano presenti in forze l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la Cassa depositi e prestiti, lo Stato maggiore della Difesa, le Ong e Osc operanti nel Paese o interessate a farlo, associazioni come Coldiretti e imprese come Bonifiche Ferraresi e la Regione Lombardia, unica presente, accompagnata da tre università lombarde.

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Il progetto

La giornata di lavoro è stata ricca di incontri: con ministri e autorità di Governo, con le Ong e Osc presenti sul territorio, con le delegazioni residenti di Onu e Unione Europea, con le università e le istituzioni formative locali. Durante gli incontri ho avuto l’opportunità di presentare un importante progetto di cooperazione internazionale che coinvolge 11 università lombarde, tra cui il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Milano, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, presenti con noi a Nouakchott insieme a università africane attive nei Paesi che abbiamo individuato: oltre alla Mauritania, la Tanzania, l’Uganda e l’Etiopia.

Un progetto, denominato “Italia-Africa Joint STI Campus”, che coniuga diplomazia scientifica e istituzionale mettendo al centro il partenariato territoriale tra enti di governo regionali e nazionali ed università in Italia e nei Paesi partner, in un’ottica di cooperazione paritaria per lo sviluppo sostenibile. Il progetto, di cui Regione Lombardia è capofila, è articolato su tre assi operativi: la formazione avanzata, attraverso corsi multidisciplinari erogati nei campus in Africa, per giovani ricercatori, imprenditori e funzionari pubblici; il trasferimento tecnologico, attraverso attività di supporto alle start up africane e all’imprenditoria innovativa; il supporto alla governance africana, attraverso momenti di confronto tra comunità scientifica e autorità locali. I beneficiari saranno 500 ricercatori, 200 giovani imprenditori, 100 funzionari pubblici e oltre 40.000 tra studenti universitari e lavoratori.

L’impostazione è chiara: non esportare modelli precostituiti, ma costruire percorsi comuni, capaci di valorizzare le competenze locali e di rispondere ai bisogni reali dei territori. In questo senso, il coinvolgimento diretto delle università rappresenta un elemento strategico, perché consente di intrecciare conoscenza, ricerca applicata e formazione delle nuove generazioni.

Ascolto delle comunità

Nel corso della missione ho avuto modo di confrontarmi con i rappresentanti delle Organizzazioni della Società Civile italiane attive nel Paese, tra cui realtà impegnate da anni nella cooperazione educativa e sanitaria, e con le agenzie delle Nazioni Unite presenti in Mauritania, come Undp, Unicef e Fao, oltre che con diversi ministri del governo mauritano, in particolare nei settori dell’istruzione, dello sviluppo economico e della pianificazione.

Incontri diversi per ruoli e prospettive, ma accomunati da un punto centrale: la necessità che la cooperazione internazionale non resti confinata nei documenti programmatici, ma si traduca in interventi concreti, verificabili e radicati nei contesti locali. Da questi dialoghi è emersa con forza una convinzione condivisa: la cooperazione funziona solo se nasce dall’ascolto delle comunità, delle istituzioni locali e dei corpi intermedi che ogni giorno operano nei territori.

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Azioni operative

È anche per questo che missioni come quella in Mauritania sono essenziali. Permettono di comprendere le priorità reali, di verificare sul campo ciò che funziona e ciò che va ripensato, e di orientare le politiche di cooperazione verso risposte utili e sostenibili. Non si tratta soltanto di rafforzare relazioni diplomatiche, ma di costruire partenariati fondati sulla responsabilità reciproca, in cui ciascun attore – istituzioni, università, società civile – contribuisce con le proprie competenze.

Il Piano Mattei per l’Africa rappresenta oggi una cornice strategica importante per dare continuità e coerenza a questo approccio. La sua ambizione è superare una visione frammentata della cooperazione, integrando sviluppo economico, formazione, energia, innovazione e stabilità. In questo quadro, anche il ruolo delle Regioni può essere decisivo, soprattutto quando sono in grado di mettere a sistema eccellenze accademiche, capacità amministrative e relazioni internazionali già consolidate.

La sfida è trasformare quanto emerso da questi incontri in azioni operative, capaci di incidere davvero sui territori e di rafforzare un’idea di cooperazione che non sia assistenzialismo, ma alleanza. Un’alleanza che guarda al futuro, nella consapevolezza che il destino dell’Europa e quello dell’Africa sono profondamente intrecciati.

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