In futuro lavoreranno solo i robot? No, finché accadranno imprevisti (tipo russare)

Davide Casaleggio prevede un futuro in cui a fare fatica saranno gli umanoidi. Ma il caso di un hotel in Giappone gestito solo da robot ci racconta un’altra storia

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Nel 2054 «dedicheremo soltanto l’1 per cento della nostra vita alle attività lavorative» perché «molti impieghi non esisteranno più» ha detto qualche giorno fa al Corriere della Sera Davide Casaleggio. Non è la prima volta che il figlio del futurologo grillino si lancia in simili previsioni: l’uomo non dovrà più lavorare perché faranno tutto i robot. Sulla scia del padre Gianroberto (che sognava un domani dove l’Uomo sarà un dio e Grillo il nuovo Gesù Cristo), anche Davide ripropone, in salsa un po’ più soft e un po’ meno inquietante, scenari in cui a dominare sarà un nuovo ordine mondiale chiamato Gaia.

CHIP ERGO SUM

C’è un po’ da prenderli sul serio e un po’ no. Di certo, i futurologi di casa nostra valgono poche tacche rispetto a quelli della Silicon Valley che, da questo punto di vista, sono terribilmente più avanti (il nome di Ray Kurzweil vi dice qualcosa?). Chi ne cercasse una riprova potrà leggere sul numero di Tempi di febbraio (Chip ergo sum) l’intervista al professor Mark Gasson, il ricercatore britannico che – primo uomo al mondo – si è hackerato da sé dopo essersi impiantato un microchip nella mano.

MUNICIPIO ELETTRONICO E DIGITALE

Intanto dal Giappone arrivano due notizie, contrapposte, e interessanti. La prima: l’amministrazione della città di Ogaki, 160 mila abitanti, sarà la prima a inserire dei robot nell’organico municipale. Tra qualche giorno, un robot si troverà nell’atrio degli uffici comunali e avrà il compito di dare informazioni e condurre i cittadini fino allo sportello desiderato. L’obiettivo dell’amministrazione di Ogaki è di diventare un «municipio elettronico e digitale» che aiuta gli utenti in ogni loro necessità. Addirittura, mentre i genitori compilano moduli aiutati da un robot, un altro intrattiene i bambini raccontando loro delle storie.

 «RIPETA LA DOMANDA PER FAVORE»

Come dicevamo, però, dal Giappone arriva anche una seconda notizia, di cui ieri ha dato conto il Corriere della Sera. Lanciato nel 2015 come il primo hotel in cui gran parte del personale era costituito da robot, l’albergo Henn-na di Sasebo ha dovuto fare marcia indietro e… licenziare i robot.

Gli automi facevano un po’ di tutto: il check in, portavano i bagagli, gestivano il guardaroba. Il numero arrivò fino a 243 addetti umanoidi per servire un centinaio di stanze. Quale il problema di fondo? I robot sono efficienti nel gestire situazioni ordinarie, ma non sanno affrontare gli imprevisti. Un esempio? Eccolo

«Clamoroso il caso di un cliente che non ha potuto chiudere occhio nel suo letto, svegliato ripetutamente dalla “bambola assistente di camera” che continuava a chiedergli: “Ripeta la domanda per favore”, durante la notte. Si è scoperto che il cliente russava nel sonno e la bella bambolina robotizzata, di nome Churi, scambiava per una richiesta il ronfo, non capiva e per questo chiedeva di ripetere. Atsushi Nishiguchi, ospite dell’Henn-na nel 2017, ha raccontato la sua esperienza da incubo al Wall Street Journal: dopo essersela presa inutilmente con Churi, decise di telefonare alla reception per disinnescarla; ma in camera non c’era telefono perché l’assistente non umana era incaricata di gestire ogni richiesta basica del cliente, dall’accensione delle luci al livello del condizionamento dell’aria, al- le comunicazioni; a quel punto l’arrabbiatissimo signor Atsushi ha dovuto usare il suo cellulare, chiamare il centralino della catena alberghiera e chiedere di essere messo in contatto con un uomo o una donna veri, non un replicante».

La direzione dell’hotel ha così riposto in magazzino molti dei robot e assunto persone in carne e ossa.

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