In carcere e sotto processo per dieci anni. Ma non era lui (indovinate chi era il pm che coordinava le indagini)

Per un caso di omonimia viene scambiato per un malvivente albanese. Ma lui è bengalese, dializzato e non sa l’italiano

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carcereRaccontano le cronache locali che, quando il suo legale gli ha comunicato la notizia, è scoppiato in un pianto liberatorio. Questa è l’incredibile e triste storia di Mohamed Salim, durata dieci anni, di cui uno trascorso ai domiciliari, e tutto per un clamoroso errore giudiziario.

IL PM ANTONIO INGROIA. Tutto inizia dieci anni fa, quando a Palermo Salim viene arrestato e finisce sotto processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reato punito con il carcere fino a 15 anni. A coordinare le indagini un nome noto alle cronache italiane: il pm Antonio Ingroia. L’inchiesta partiva da un’intercettazione di un cittadino albanese, che anche lui si chiamava Mohamed Salim e che faceva parte di un’organizzazione che procurava falsi documenti e assunzioni a migranti irregolari.
Ma gli investigatori arrestarono il Salim sbagliato, il bengalese, che con il malvivente aveva in comune solo il nome. Il fatto grave è che c’era più di un particolare a rendere diversa la situazione dei due. L’albanese parlava l’italiano, il bengalese no. La residenza, come lo stato di famiglia, era diversa. Tutto questo non fosse bastato, c’era un fatto che più di ogni altro rendeva il bengalese impossibilitato a compiere lunghe trasferte e organizzare traffici: il nostro è un soggetto dializzato.

RISARCIMENTO DANNI. E invece? E invece nulla: l’innocente Salim è finito nel tunnel giudiziario. Mohamed era arrivato in Italia con un regolare permesso di soggiorno, che poi gli è stato ritirato. Ha perso il lavoro ed è diventato un clandestino. Per curarsi si era trasferito a vivere a Monza in casa del fratello, così, quando gli è stato notificato l’ordine di arresto, è risultato irreperibile e dunque considerato latitante. Arrestato, è finito ai domiciliari e rinviato a giudizio.
È stato solo grazie al lavoro del suo avvocato, Giuliana Vitello, che si è riusciti a dimostrare l’incredibile abbaglio. Finalmente Salim è stato assolto dai giudici della terza sezione del tribunale. «Ora – dice l’avvocato – chiederemo il risarcimento del danno per ingiusta detenzione. Il mio cliente è stato danneggiato enormemente da questa incredibile vicenda. Ho tentato più volte di far rilevare l’errore. Fin dall’udienza preliminare, ma senza successo». «È stato difficilissimo garantirgli le minime cure necessarie – ha aggiunto -. Speriamo che la sentenza cambi le cose. Ora proveremo a fargli ottenere un nuovo permesso di soggiorno. Ha bisogno della migliore assistenza sanitaria. Il fratello gli ha detto che non ha i soldi per tenerlo in casa e lui non sa più che fare. Si tratta di una situazione disperata».

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