Impeachment. Trump va sconfitto alle urne, non per via giudiziaria

Come ampiamente previsto, Trump è stato assolto e l’intero processo si è rivelato un boomerang per i democratici vista l’impennata del gradimento per il tycoon. I dem imparino la lezione

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È finita come tutti avevano previsto mesi fa: Donald Trump è stato assolto in Senato e l’impeachment è stato bocciato. I democratici hanno tentato la via giudiziaria per abbattere l’inviso presidente degli Stati Uniti e la tattica si è rivelata un boomerang: secondo un sondaggio Gallup, il gradimento di Trump tra la popolazione non è mai stato così alto, toccando il 49 per cento.

«ERA UN VOTO POLITICO E INCOSTITUZIONALE»

Come dichiara oggi al Corriere l’avvocato di Trump, Alan Dershowitz, professore ad Harvard, elettore democratico fino al 2016 e famoso difensore di Claus von Bülow e O. J. Simpson, «se Trump fosse stato condannato con un voto politico basato su criteri non costituzionali, questo avrebbe abbassato la soglia per l’impeachment e stabilito un terribile precedente. Avrebbe normalizzato l’impeachment e trasformato gli Stati Uniti in una democrazia parlamentare di stile europeo, dove un presidente può essere rimosso con un semplice voto di sfiducia. Io voglio preservare la Costituzione piuttosto che un particolare presidente».

Secondo il legale, «se non si tratta di un comportamento criminale simile ad alto tradimento e corruzione, non può esserci impeachment. Si può giudicare sbagliata la condotta di Trump, come lo sono molte sue politiche – sull’immigrazione, l’ambiente, la sanità, le armi, l’aborto, i transgender – ma non sono passibili di condanna attraverso l’impeachment».

TRUMP VA SCONFITTO NELLE URNE

Dershowitz coglie il punto: Trump va sconfitto alle urne e non per via giudiziaria. I democratici hanno tutto il diritto di considerare il tycoon inadeguato e anche «un pericolo per le istituzioni», ma devono convincere gli elettori presentando una proposta alternativa e più allettante. Quando la deputata Maxine Waters ha dichiarato «combatterò ogni singolo giorno fino a quando non sarà messo in stato di accusa. Possiamo mettere in stato d’accusa chi vogliamo per i motivi che vogliamo», non ha dato un bell’esempio di democrazia. Così come la presidente della Camera, Nancy Pelosi, non ha fatto onore alla carica che ricopre stracciando in mondovisione il discorso dell’acerrimo nemico al termine della relazione sullo stato dell’Unione.

BOOMERANG PER I DEMOCRATICI

La messa in stato di accusa di Trump, che giorno dopo giorno è finita per assomigliare sempre di più a una caccia alle streghe, ha avuto anche l’effetto deleterio per i democratici di distogliere l’attenzione dalle primarie e di offrire al presidente un argomento infallibile per controbattere a qualunque critica: «Vedete? I democratici non sanno come giustificare la sconfitta di Hillary e mi attaccano strumentalmente».

LA CATASTROFE DELL’IOWA

Invece che inseguire la via giudiziaria, i democratici farebbero meglio a concentrarsi sulle primarie e sulla loro proposta politica. Se l’avessero fatto, forse, avrebbero anche evitato la catastrofe dell’Iowa, dove a quattro giorni dallo scrutinio ancora non si sa chi sia il vincitore del primo fondamentale appuntamento della lunga corsa per scegliere lo sfidante di Trump alle presidenziali del 3 novembre.

Come già scriveva nel settembre scorso sul New York Times David Brooks, pronosticando l’assoluzione di Trump in Senato, «l’impeachment è un errore. La gente concluderà che i democratici lo portano avanti durante le elezioni perché non si fidano che il processo democratico porti al giusto risultato. Gli elettori chiedono ai candidati di parlare loro di sanità, lavoro, cambiamento climatico, non di impeachment. C’è un’enorme differenza tra i dibattiti che gli utenti di Twitter vogliono vedere e quelli che la popolazione vuole avere». Non è un caso se il consenso per Trump ha registrato un’impennata.

Foto Ansa