Immigrazione. Trump non «discrimina i musulmani», casomai ignora i cristiani perseguitati

Il primo ordine esecutivo prevedeva una corsia preferenziale per l’accoglienza di cristiani e altre minoranze perseguitate. Ora è stata tolta e tutti continuano a parlare di «musulmani discriminati»

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Donald Trump ha firmato il nuovo ordine esecutivo sull’immigrazione due giorni fa. Il decreto vieterà temporaneamente l’ingresso negli Usa per chi arriva da sei paesi arabi considerati sponsor o conniventi con il terrorismo. Dal 16 marzo, e per 90 giorni, saranno vietati gli ingressi da Sudan, Siria, Iran, Libia, Somalia e Yemen. Saranno accettati invece i viaggiatori che arrivano da questi paese con green card o visto e coloro che sono già residenti negli Usa.

AMMESSI GLI IRACHENI. Per rendere il divieto più digeribile rispetto al primo, contestatissimo e rigettato dai giudici, Trump ha fatto alcune modifiche e non ha inserito nella black list dei paesi l’Iraq, ricordato come paese alleato nella guerra al terrorismo islamico. Nonostante i cambiamenti, la stampa internazionale ha continuato a ribadire che «rimane chiaro l’intento di discriminare i musulmani». Non è così.

ABOLITA CORSIA PREFERENZIALE. Ad essere discriminati sono piuttosto i cristiani. Il precedente decreto esecutivo, infatti, prevedeva una corsia preferenziale per loro e altre minoranze religiose, dal momento che, soprattutto in Iraq, cristiani e yazidi hanno perso tutto e sono stati presi di mira dallo Stato islamico esclusivamente per la loro fede. L’anno scorso, inoltre, con Barack Obama solo lo 0,5 per cento dei rifugiati provenienti da Siria e Iraq accolti dagli Stati Uniti era di nazionalità cristiana.

«ABBIAMO PERSO TUTTO PER LA FEDE». Dopo il primo ordine esecutivo, l’arcivescovo di Erbil (Kurdistan Iracheno) Bashar Warda aveva dichiarato: «Chi parla di “messa al bando dei musulmani” farebbe bene a misurare le parole perché ci mette in serio pericolo. La maggior parte degli americani non ha la minima idea di che cosa significhi essere un cristiano o uno yazida in Iraq. E nessuno ha protestato mentre l’Isis ci uccideva o ci obbligava ad abiurare. I terroristi ci perseguitano per la nostra religione, noi abbiamo perso tutto per la nostra religione e ora gli americani dicono che la religione non deve c’entrare in tema di visti, anche se la persecuzione religiosa è un criterio per avere lo status di rifugiato secondo l’Onu? Per me è pazzesco sentire certe cose».

CORNUTI E MAZZIATI. Non capisco, aggiungeva l’arcivescovo, «com’è possibile che tanti americani si arrabbino perché viene data la priorità a chi ha subito un orribile genocidio». Ora quella priorità è stata tolta, mentre i giornali continuano a parlare di discriminazione dei musulmani. Per i cristiani perseguitati dal terrorismo islamico, oltre al danno è arrivata anche la beffa. Se il presidente repubblicano vuole davvero distinguersi da Obama e difendere i cristiani, come dice di voler fare, dovrebbe passare dalle parole ai fatti.

Foto Ansa

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