Ilva, i Riva chiudono per eccesso di sequestri. La legge è legge: a casa 1.500 lavoratori

Il gip Todisco estende i sigilli dagli stabilimenti di Taranto all’intero patrimonio aziendale. Il gruppo annuncia gli esuberi e la sospensione di ogni attività

Quelli che sostengono che la “legge è la legge”, si applica e non si discute, anche se già un paio di millenni orsono Cicerone ammoniva che “il massimo diritto” garantisce la “massima ingiustizia”, si dovrebbero godere l’agonia dell’Ilva di Taranto e delle aziende italiane ad essa collegate. È di oggi la notizia che “Riva acciaio”, proprietaria della più grande acciaieria d’Europa, ha dichiarato la cessazione di ogni attività grazie all’intransigenza del gip Patrizia Todisco.

SI SALVA SOLO L’ILVA. Il giudice, non ritenendo sufficiente il sequestro degli stabilimenti di Taranto, con provvedimento comunicato il 9 settembre scorso ha esteso il sequestro al patrimonio aziendale dei Riva, per un ammontare di 916 milioni di euro. Per ora la fabbrica di Taranto, sotto la tutela della legge “salva Ilva”, non è interessata dai licenziamenti. Ma è chiaro che dalla cessazione di ogni attività da parte della Riva acciaio le due uniche possibilità per salvare l’Ilva sono la nazionalizzazione o la vendita al miglior offerente. Ad oggi, la probabilità che si verifichi una delle due ipotesi è ritenuta molto prossima allo zero.

I LICENZIAMENTI. Il gruppo siderurgico proprietario dell’Ilva ha annunciato 1.500 esuberi e la cessazione di tutte le attività negli stabilimenti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco). I licenziamenti colpiranno i lavoratori impiegati nei servizi (Riva energia e Muzzana trasporti) e il personale dislocato sul territorio nazionale che si occupa di trasformazione dell’acciaio e logistica. A Taranto, il provvedimento colpirebbe 114 operai impiegati nella società Taranto Energia.

LA NOTA AZIENDALE. Una nota dell’azienda precisa che «la decisione, comunicata al custode giudiziario dei beni cautelari e illustrata alle rappresentanze sindacali dei diversi stabilimenti coinvolti,  si è resa purtroppo necessaria poiché il provvedimento di sequestro preventivo penale del gip di Taranto, datato 22 maggio e 17 luglio 2013 e comunicato il 9 settembre, in base al quale vengono sottratti a Riva Acciaio i cespiti aziendali, tra cui gli stabilimenti produttivi, e vengono sequestrati i saldi attivi di conto corrente e si attua di conseguenza il blocco delle attività bancarie, impedendo il normale ciclo di pagamenti aziendali, fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività».

CRITICHE DAL SINDACO TOSI E DALLA UILM. Protesta il sindaco di Verona Flavio Tosi: «In un momento di gravissima crisi economica che un provvedimento di un magistrato arrivi a costringere alla chiusura un’azienda di quelle dimensioni, che dà lavoro a decine di migliaia di famiglie (nella nostra città sono più di 500 oltre all’indotto), dà l’idea di un Paese ridicolo». Doglianze vengono espresse anche dal sindacato Uilm. «Ancora una volta – si legge in un suo comunicato – le iniziative disposte dagli uffici del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Taranto determinano una ripercussione negativa sulla produzione siderurgica nazionale e sugli approvvigionamenti d’acciaio utili alle imprese manifatturiere italiane ed estere».