Il Vaticano contrario a patrimoniali e prelievi forzosi. Gotti Tedeschi sull’Osservatore

In margine al G20 il numero uno della banca vaticana mette in campo l’ipotesi di un “concordato fiscale” che tagli il debito globale e critica le ipotesi di patrimoniali e prelievi forzosi imposte alle famiglie. Ecco cosa pensa della crisi finanziaria europea il presidente dello Ior.

Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, l’istituto vaticano che regge i cordoni della borsa della Chiesa cattolica, ha vergato per l’edizione dell’Osservatore Romano in edicola nella tarda serata di oggi, giovedì 3 novembre, un giudizio molto originale e critico sull’attuale leadership internazionale. Secondo il numero uno della finanza vaticana «gli errori di interpretazione e la sottovalutazione dell’attuale crisi economica sono stati gravi e perdurano. Sono state male interpretate le sue vere origini, cioè il crollo della natalità, e le conseguenze che hanno portato all’aumento delle tasse sul pil per assorbire i costi dell’invecchiamento della popolazione. E sono stati sottovalutati gli effetti delle decisioni prese per compensare questi fenomeni, soprattutto con la delocalizzazione produttiva e con i consumi a debito».

Scrivendo in margine al G20 (il consesso dei grandi che ha affrontato la drammatica situazione finanziaria europea e, in particolare, il rischio default della Grecia che innescherebbe un effetto domino e un rischio di recessione a livello globale) Gotti Tedeschi osserva che le soluzioni alla crisi finanziaria attuale «non sono più tante» e avanza addirittura l’ipotesi «immaginabile, ma non raccomandabile», di una riduzione complessiva del debito totale accumulato da stati sovrani, banche imprese e famiglie «con una specie di concordato preventivo in base al quale i creditori vengano pagati al 60 per cento». Mentre bolla di «ipotesi senza prospettive» una compensazione del debito che avvenga «con una crescita di valori mobiliari o immobiliari».

Quel che è certo, da quanto si desume dall’intervento del presidente Ior sull’Osservatore, è la netta contrarietà al ricorso degli stati a forme di patrimoniali e prelievi forzosi del tipo di quelli proposti dall’opposizione al governo Berlusconi. Scrive infatti Gotti Tedeschi: «È valutabile — ma speriamo sia solo una tentazione — una tassazione della ricchezza delle famiglie, sacrificando però una risorsa necessaria allo sviluppo e producendo allo stesso tempo un’ingiustizia».

In alternativa, prosegue Gotti Tedeschi, «si dovrebbe intervenire sul costo del lavoro», mentre «interventi di stampo protezionistico per sostenere le imprese non competitive produrrebbero svantaggi per i consumatori e ridurrebbero i consumi già in declino». Infine, «si potrebbe svalutare la moneta unica, ma questa iniziativa condurrebbe all’aumento dei prezzi di beni importati» e per di più in un contesto in cui «non ci si può fidare di nessuna valuta» poiché «tutte, compresi euro e dollaro, sono deboli». 

In definitiva, anche secondo il banchiere, ricette risolutive alla crisi non ce ne sono e le soluzioni vanno ricercate nell’ambito della collaborazione tra politica, banche centrali e leadership in grado di restituire fiducia ai cittadini. «La soluzione è in mano ai Governi e alle banche centrali che devono realizzare un’azione strategica coordinata di reindustrializzazione, rafforzamento degli istituti di credito e sostegno dell’occupazione. Questo richiederà tempo, un tempo di austerità nel quale ricostituire i fondamentali della crescita economica. Ma soprattutto i Governi devono ridare fiducia ai cittadini e ai mercati».