Il sondaggio che fa preoccupare (e molto) Barack Obama

Secondo Rasmussen Reports, che anticipò l’imprevedibile vittoria di George W. Bush su John Kerry, qualunque repubblicano potrebbe battere l’attuale presidente. La battaglia più aspra si combatterà sugli indecisi. E anche nel campo Gop non è detta l’ultima parola. Santorum ha ancora qualche carta da giocare contro il favorito Romney.

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Il sondaggio di Reuters/Ipsos, condotto tra il 5 e il 9 gennaio, ha segnalato che il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è ancora al 48 per cento delle intenzioni di voto, contro il 43 del favorito tra i repubblicani, Mitt Romney. Ma questo non significa affatto che i democratici siano ancora i sicuri vincitori delle presidenziali 2012.

La proiezione pubblicata ieri dall’istituto americano Rasmussen Reports, che anticipò l’imprevedibile vittoria di George W. Bush su John Kerry, ha misurato le intenzioni di voto tra Obama e un qualsiasi candidato repubblicano, rivelando la crisi del consenso presidenziale. Obama, infatti, ha ottenuto il 43 per cento delle preferenze, contro il 47 di un candidato repubblicano generico. Il 3 per cento preferisce altri candidati. Mentre il 7 è indeciso.
Rasmussen Reports aveva previsto anche la vittoria di ieri di Romney in New Hampshire e aveva rivelato che anche qui, nonostante lo Stato sia tra i più liberal del Nord America, Rick Santorum era salito dall’1 all’8 per cento delle preferenze Gop. Al candidato cattolico pare stiano andando i voti della middle class repubblicana, che l’affarista milionario Romney non riesce a intercettare.

A giocare un ruolo fondamentale in questa campagna saranno gli indipendenti, coloro che non sono iscritti in nessun partito, cresciuti in tre anni dal 35 al 42 per cento. Secondo il Wall Street Journal questo incremento del 7 per cento di indipendenti avrà un peso decisivo nel voto di novembre. Anche se ai democratici per vincere basterebbe dividere gli indipendenti in due, mentre i repubblicani dovrebbero ottenerne la maggioranza.

Molto dipenderà quindi dal prossimo voto Gop del 21 gennaio in South Carolina e del 31 in Florida. Perché se gli indipendenti sono favorevoli a una riduzione del Welfare State, il 55 per cento di loro è convinto che i redditi superiori ai 250 mila dollari debbano essere maggiormente tassati, raggiungendo il 72 quando si tratta di quelli che oltrepassano il milione. Un punto su cui difficilmente Romney, a favore della tassazione minima, scenderà a patti. Anche per questo sembra che, dopo l’entrata in scena di Santorum in Iowa, molti voti si sono spostati sul cattolico che, passato è dal 1 al 24 per cento in due mesi, in South Carolina sta dietro a Romney di solo 3 punti e davanti a Gingrich di sei. Simili a questi sondaggi sono poi quelli nazionali, sempre condotti di recente dal Rasmussen Reports. Qui la popolarità di Romney tra i Gop è al 29 per cento e di Santorum al 21, mentre Gingrich è al 16.

Se gli indipendenti fossero davvero più facilmente raggiungibili da Santorum forse la sua vittoria fra i repubblicani potrebbe essere una carta valida da giocare nella partita contro i democratici.

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