Il sindaco di Roma Ignazio Marino non concede la sala al convegno degli “omofobi”

Il primo cittadino, spinto da grillini e vendoliani, ha negato l’uso di un locale del Campidoglio per un convegno dell’associazione “Famiglia Domani”

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Dallo staff del sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stata improvvisamente ritirata la concessione della Sala del Campidoglio, già assegnata all’Associazione cattolica “Famiglia Domani”, per un convegno che avrebbe presentato una visione critica degli “gender studies”, già fissato per il 3 dicembre prossimo. La decisione assunta dal Comune di Roma, a quindici giorni dall’incontro, è stata giustificata con improbabili affermazioni che possono anche leggersi nella nota d’agenzia ripresa da Marco Tosatti sul suo blog San Pietro e dintorni: «L’Agenzia di Stampa “Corrispondenza Romana” pubblica oggi un articolo sull’improvvisa decisione del Sindaco di Roma, Ignazio Marino, di non concedere più la Sala della Protomoteca per lo svolgimento di un convegno sull’ideologia del Gender organizzato dai cattolici. Ecco cosa scrive l’Agenzia: “Il Comune di Roma, con un’improvvisa marcia indietro, ha ritirato la disponibilità della Sala della Protomoteca, precedentemente assegnata per lo svolgimento di un convegno sul tema del gender organizzato dall’“Associazione Famiglia Domani” e previsto per il prossimo 3 dicembre. Tutto ciò nonostante la richiesta della sala sia stata fatta, circa un mese fa, in maniera ufficiale, attraverso il consigliere comunale Lavinia Mennuni. dopo aver seguito tutte le necessarie procedure burocratiche ed amministrative”».
A conferma del clima di censura che sta crescendo negli ultimi mesi, nel comunicato diramato dall’ufficio stampa del sindaco Marino è scattata subito l’accusa di “omofobia” agli organizzatori del convegno di Roma e, cercando di minimizzare l’accaduto, il Comune smentisce così qualsiasi “retro-front”: «Il Campidoglio rende noto che non ha concesso e non concederà il patrocinio al convegno “Ideologia del Gender: quali ricadute sulla famiglia?” organizzato dall’Associazione Famiglia Domani e come da loro pubblicizzato, in programma per il prossimo 3 dicembre».

GRILLINI E VENDOLIANI. Lo stesso giorno in cui il Campidoglio ha tolto la sala all’Associazione “Famiglia Domani” l’ha assegnata ad un’altra iniziativa, dedicata a celebrare la “Giornata Mondiale della Disabilità”, confermando con ciò che la Sala della Protomoteca era stata in effetti precedentemente accordata agli “omofobi”. La censura del convegno da parte del Campidoglio è del resto frutto anche di comprensibili calcoli politici, in quanto giunge nello stesso giorno in cui i consiglieri comunali “grillini” Virginia Raggi, Marcello De Vito, Enrico Stefano, Daniele Frongia, i “vendoliani” Gianluca Peciola, Maria Gemma Azuni, Imma Battaglia e Annamaria Proietti Cesaretti, oltre che l’esponente della Lista Civica per Marino Riccardo Magi, presentavano un’interrogazione urgente sui rischi insiti in tale convegno. «Fermo restando il diritto costituzionalmente garantito alla pluralità dell’informazione e delle idee e quindi allo svolgimento di convegni – scrivono i consiglieri capitolini nel testo dell’interrogazione alla Giunta Marino -, riteniamo però che l’argomento trattato sia assolutamente incompatibile con il programma del sindaco Marino, che al punto 9 – “Roma capitale dei diritti di tutte e di tutti” e “i diritti delle persone lgbt” – si impegna chiaramente a migliorare la qualità della vita delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, favorendo progetti e iniziative per i diritti e promuovendo servizi e azioni di contrasto alle discriminazioni, al pregiudizio, all’omofobia e la transfobia».

«FORTE CONNOTAZIONE OMOFOBA». In tale prospettiva, i 9 consiglieri comunali, hanno ricordato la loro iniziativa congiunta di delibera sull’istituzione del “Registro delle Unioni civili” attualmente in discussione presso la “Commissione Statuto, Personale e Sport” del Comune esortando, dunque, il sindaco a «non concedere alcuno spazio del Campidoglio per ospitare convegni ideologici a forte connotazione omofoba, soprattutto in una fase in cui le forze politiche di maggioranza stanno lavorando ad una mediazione sul delicato tema delle unioni civili, al fine di trovare una posizione comune che garantisca i diritti di tutte le coppie, anche quelle omosessuali. L’eventuale concessione del patrocinio da parte di Roma Capitale ad iniziative di segno assolutamente contrario potrebbe apparire come un arretramento del sindaco rispetto al tema dei diritti civili. Chiediamo perciò al sindaco quali azioni intenda porre in campo per scongiurare il rischio di una informazione confusa ed ambivalente. Chiarezza e coerenza sono gli elementi fondamentali per iniziare a rendere davvero Roma la capitale dei diritti di tutti».

REGISTRO UNIONI CIVILI. Fin da inizio ottobre il sindaco Ignazio Marino aveva del resto dichiarato nel modo più chiaro il suo intendimento di dotare quanto prima anche Roma di un registro delle “unioni civili”, comprese quelle omosessuali, sebbene la rilevanza giuridico-amministrativa di una tale iniziativa appare davvero scarsa, poiché solo il legislatore statale può attribuire diritti e obblighi reciproci a due soggetti non coniugati che vivono insieme prestandosi reciprocamente assistenza morale e materiale. L’istituzione di un registro delle unioni civili in una città come Roma, però, costituirebbe un clamoroso atto di “pressione” sul legislatore nazionale, e dunque, in definitiva, di propaganda politica esercitata per via istituzionale. Un gesto, inoltre, che apparirebbe in manifesto contrasto con la concezione della genitorialità accolta dall’art. 30 della Costituzione, quale rapporto obiettivamente fondato sul fatto biologico della generazione. È stato infatti osservato da un giovane giurista romano, Emanuele Bilotti, docente di diritto privato all’Università Europea di Roma, come «in nessun modo il rapporto di filiazione adottiva può essere assunto a modello di una genitorialità fondata sulla volontà unilaterale dell’adulto di essere genitore. L’adozione deve piuttosto essere considerata come un caso del tutto eccezionale, un’extrema ratio di tutela, cui far ricorso nell’interesse del minore abbandonato, al quale dev’essere pur sempre garantito il diritto alla bigenitorialità».

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