Il sentimentalismo stracotto di casa Barilla

Ufficio Reclame

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Alcuni anni fa andava in onda di frequente sul piccolo schermo una campagna multisoggetto assai melensa, tutta casa e buoni sentimenti. In una delle tante storielle, una bambina dagli occhi a mandorla (era il periodo che andavano di moda le Kaori) arriva in un aeroporto dove ad attenderla c’è mezza famiglia. L’altra metà è a casa a preparare la pasta per la nuova arrivata. Ma davanti al piatto di spaghetti la piccina, che non sa usare le posate occidentali, ancora un po’ spaesata e stordita dal fuso orario, non sa come fare. Il neo fratellino la invita a usare le mani e mentre la musica cresce in un finale strappacore, come sa fare Vangelis, la bimba risucchia uno spaghetto strappando a tutta la famiglia un sorriso pieno di calore e di affetto. L’apoteosi con il titolo in sovraimpressione: “Dove c’è Barilla c’è casa”. Dopo molte altre puntate, in cui tutti (animali compresi) hanno trovato un tetto sotto il grande marchio italiano, c’è stato un susseguirsi di nuove campagne; evidentemente meno efficaci della prima. Infatti, proprio in questi giorni, la pasta “sempre al dente” ritorna con la vecchia stracotta e appiccicosa campagna: ancora lo stesso claim, ancora una famiglia, ancora un pacco di spaghetti. Ancora un pacco. Insomma: nulla si crea, nulla si distrugge. Tutto si ricicla.

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