Il registro delle unioni civili di Bologna? «Un flop» (basta con questo spreco di tempo e soldi)

Sarebbe ora che questo vessillo della sinistra fosse finalmente riposto nel cassetto. Un tormentone ideologico che si è ormai rivelato del tutto inutile alla prova dei fatti

sondaggio-riforme«Un flop». La definizione tra virgolette è di Repubblica Bologna che così sotterra il registro delle unioni civili della città. «In circa un quindicennio – scrive il quotidiano – l’albo nato sul finire dell’era Vitali come vessillo delle coppie di fatto è stato in realtà “sfruttato” da pochissimi conviventi. Dal 2012, quando fu sollevato il caso del registro ancora praticamente immacolato, si sono iscritte otto coppie, di cui appena quattro dove i partner sono dello stesso sesso».
Insomma, forse sarebbe ora che questo vessillo della sinistra fosse finalmente riposto nel cassetto e i cittadini (ma, soprattutto, i mass media) la smettessero con il tormentone della “modernità”, de “le città più all’avanguardia in Europa”, de “il riconoscimento dei diritti civili” eccetera eccetera. Alla fin della fiera, dopo tante e inutili polemiche parlano i numeri: pochissimi iscritti. A Bologna lo ha ribadito anche la consigliera Valentina Castaldini (Ncd) che ha giustamente sottolineato: «È solo un lavoro in più che si dà all’ufficio anagrafe. È evidente che l’elettorato a cui si intendeva accarezzare il pelo con questa iniziativa non si è dimostrato interessato. Spero che anche gli altri comuni che stanno perdendo tempo e soldi nell’istituzione di questi registri, che non funzionano, nonostante Bologna sia la capitale dell’associazionismo gay».

NON URGENTE. D’altronde, il caso di Bologna non è l’unico. Come vi abbiamo raccontato, anche nella Firenze del sindaco Matteo Renzi (che ha aperto all’idea delle civil partnership), il registro si è dimostrato semplicemente inutile. A maggior conferma anche un recente sondaggio di Ballarò, secondo cui solo il 2 per cento degli italiani ritiene «urgente» la riforma delle unioni civili.