Il progetto di Parisi per un centrodestra liberale e popolare

In un’intervista spiega le sue idee su Milano, il referendum costituzionale e i capitali da portare in Italia dopo la Brexit. «Bisogna togliere i i lacciuoli messi da Pisapia»

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Il modello Milano con un centrodestra allargato e unito «è il miglior risultato ottenuto nelle grandi città. Credo sia la strada da perseguire», dice oggi Stefano Parisi in un’intervista al Corriere della Sera. Parisi non fissa solo i paletti e il perimetro dell’agibilità politica del centrodestra; innanzitutto ci tiene a precisare che occorre «avviare una riflessione profonda e qualificata da proporre agli italiani, un progetto liberale e popolare. Deve essere alternativo al centrosinistra e lo deve fare con una rigenerazione delle persone e un’attualizzazione della proposta di governo».
Per questo, anche la questione della leadership, dice, è secondaria. «Innanzitutto c’è un problema di contenuto. (…) Se serve il contributo dato in questi mesi e il consenso generato in città ben venga, ma non mi riguarda personalmente».

REFERENDUM. Parlando dei prossimi appuntamenti politici, Parisi dice la sua anche sul referendum costituzionale, raccontando un aneddoto significativo: «Non voglio ancora esprimermi perché l’errore di Renzi è stato quello di personalizzare il referendum come un voto pro o contro di lui: doveva essere la grande riforma di tutti, ma poi l’ha voluta fare da solo. Ritengo giusto che la si valuti sui contenuti. Poche sere fa ho incontrato 500 militanti di Milano. Ho chiesto: chi voterà no al referendum? La maggioranza ha alzato la mano. Chi voterà sì? L’hanno alzata in pochi. Chi conosce il contenuto della riforma? Hanno alzato la mano in sei».

PROFUGHI. Milano. In queste ore il tema più caldo riguarda i profughi e Beppe Sala l’ha invitato a visitare il campo base di Expo. «Ci vediamo giovedì. Ricordo però a Sala che quando in campagna elettorale gli proposi di aprire un tavolo per condividere un piano d’emergenza, Pisapia e il prefetto si dissero d’accordo, lui si rifiutò. Si è arrivati esattamente a ciò che si temeva: con i bivacchi in Stazione Centrale e il Comune senza un piano. Il richiamo di Sala alla mia collaborazione è veramente fuori luogo. Se mi avessero dato ascolto ora avremmo un piano condiviso. Sala ha avuto la maggioranza, governi Milano. Noi saremo costruttivi sulle proposte che condividiamo. Sull’uso dell’area Expo per i profughi siamo contrari».

POST BREXIT. La Brexit, dicono in molti, può costituire un vantaggio per il capoluogo lombardo se saprà attrarre capitali. Per questo il sindaco Sala ha proposto di portare a Milano l’Ema e l’Eba e per Parisi questo è positivo ma con un nota bene: «Sono stato il primo a dire che Brexit può diventare un’opportunità, ma non per portare a Milano due uffici della Ue. Non vogliamo attrarre burocrazia. Il problema è attrarre gli investitori e gli headquarter e battere Francoforte e Parigi. (…) Sala, prima di fare il roadshow a Londra dovrebbe stare a Milano e lavorare per togliere di mezzo tutti i lacciuoli messi da Pisapia. E avere finalmente un piano per l’area Expo: accoglienza di profughi o attrazione di investimenti?».

Foto Ansa

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