Il nuovo sultano Erdogan «costruirà una Turchia sempre più nazionalista»

Il leader islamico ha vinto ancora le elezioni e godrà di poteri «incontrastabili» grazie alla nuova Costituzione. Intervista all’esperta Marta Ottaviani: «Campagna elettorale scandalosa».

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«Recep Tayyip Erdogan ha vinto ma la campagna elettorale è stata scandalosa». Così dichiara da Istanbul a tempi.it Marta Ottaviani, giornalista della Stampa e grande esperta di Turchia. Nelle elezioni di ieri, il partito del presidente, Akp, insieme ai suoi alleati ha conquistato il 53 per cento dei voti, che permetteranno a Erdogan di esercitare poteri inediti in Turchia.

 NUOVA COSTITUZIONE. L’anno scorso infatti è stato approvato un referendum costituzionale che garantisce al presidente poteri enormi: non solo Erdogan ricoprirà la carica di presidente e capo del governo allo stesso tempo, ma potrà anche nominare e rimuovere i ministri a suo piacimento senza la fiducia del Parlamento e sciogliere l’Assemblea quando lo riterrà opportuno. Il leader sceglierà anche diversi alti funzionari dello Stato, molti dei giudici più importanti, diplomatici e rettori universitari. In particolare, potrà selezionare 12 dei 15 componenti della Corte costituzionale e 6 sui 13 del Csm.

«INCONTRASTABILE». Il presidenzialismo della Turchia è molto forte e secondo la Convenzione di Venezia c’è uno scarso bilanciamento dei poteri», continua Ottaviani. «Non solo ha un potere esteso, ma difficilmente può essere contrastato». La vittoria del sultano tuttavia non è completa: l’Akp infatti non ha ottenuto i 301 seggi necessari per governare senza scendere a compromessi con il compagno di cordata Devlet Bahceli (a capo dei nazionalisti del Mhp), che in diverse occasioni si è mostrato critico verso alcune decisioni dell’esecutivo. «Il Mhp potrebbe decidere di fargli qualche brutto scherzo nel caso in cui Erdogan non stia ai patti, ma è una cosa che si potrà verificare molto difficilmente. L’immagine che esce è di una Turchia spostata molto a destra e applicherà una politica in chiave fortemente anticurda».

MEDIA CENSURATI. L’opposizione ha registrato risultati non indifferenti: lo sfidante di Erdogan, il socialdemocratico Muharrem Ince ha superato il 30% dei voti. Il suo partito, il Chp, ha avuto il 22% e nell’alleanza con il partito Buono di Meral Aksener e l’islamista Saadet raggiunge il 34%. I filo-curdi dell’Hdp, infine, sono riusciti a superare la mostruosa soglia di sbarramento del 10% e portare in Parlamento 66 deputati. «Tutta la copertura mediatica in questi mesi è stata a favore di Erdogan», spiega la giornalista della Stampa. «Tutti i media dell’opposizione sono stati censurati. Erdogan sa che l’opposizione è arrabbiata e mi aspetto che conceda loro qualcosa, almeno l’abolizione dello stato di emergenza che è in vigore da quasi due anni, almeno per dare l’impressione che qualcosa cambia».

TURCHIA NAZIONALISTA. Per quanto il leader turco venga accusato di brogli, la sua campagna elettorale ha funzionato. Ma perché Erdogan, dopo 16 anni al potere e nonostante sia accusato in patria e all’estero di essere un semi-dittatore, continua a piacere ai turchi? «Vive di rendita» per il boom economico, spinto soprattutto dall’aumento del debito, dai finanziamenti alle piccole imprese e dal taglio delle tasse, conclude Ottaviani. «Il motivo principale del suo successo è l’essere garante di uno status quo economico e di una sorta di pax sociale, soprattutto in Anatolia. Aver soffiato sul fuoco del nazionalismo in chiave anti-curda e anti-occidentale, poi, ha funzionato alla perfezione».

Foto Ansa

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